|
Imperial sovereign tiberian-dobrynian-angelos house of rome and russia
Sacro Angelico Ordine Costantiniano dei Cavalieri Aurati |
|
A.D. 1190
L’istituzione
della Milizia, messa sotto la protezione di San Giorgio, considerato il
patrono della Cavalleria, si deve all’Imperatore bizantino Isacco II
Angelo Comneno
[1]
nell’anno 1190 [2]. Dal nome di tale monarca deriva
l’aggettivo di “angelico” attribuito in origine all’Ordine che
conserva, peraltro, l’appellativo di “costantiniano”, per la
discendenza tradizionale dall’Imperatore Costantino “il Grande”
che nel 313 istituì la Militia, a seguito della folgorante
visione della Croce con la scritta “In Hoc Signo Vinces”,
avuta alla vigilia della vittoriosa battaglia contro Massenzio al Ponte
Milvio a Roma; per cui avrebbe fatto realizzare un labaro con detto
simbolo e incaricato cinquanta valorosi comites di scortarlo. _________________ NOTE
[1] Angelo Comneno alias Isacco ANGELO COMNENO (1155 circa – 1204). Imperatore Romano d’Oriente. Sollevò il popolo contro l’Imperatore Andronico I COMNENO, Lo depose dal Trono e fu proclamato Imperatore nel settembre 1185 col nome Dinastico di Isacco II, in un periodo assai difficile per Bisanzio a causa delle invasioni dei Normanni in Tessalonica e degli Ungheresi in Dalmazia; Isacco II rimase sul Trono fino all’aprile 1195; dal 1190 al 1194 fu sconfitto varie volte dai Bulgari, i quali ricostituirono in parte il Loro Stato; fu favorevole ai Latini, appoggiò validamente la Terza Crociata e nel 1190 si accordò con l’Imperatore (dal 1152) Federico I Hohenstaufen detto BARBAROSSA, Duca di Svevia (1122-1190) per l’espansione Cristiana in Oriente. Questo causò la ribellione di Suo fratello Alessio che Lo depose e Lo fece accecare nel 1195, facendosi proclamare Imperatore al Suo posto col nome Dinastico di Alessio III. Una figlia dell’Imperatore Isacco, Irene (morta nel 1208), sposò, nel 1193, Ruggero d’Altavilla (morto nel 1193), associato al Trono di Sicilia (1192) ma non riuscì a darGli figli. Il Cognome ANGELO è antichissimo. Nella forma italiana continua quella latina ANGELUS, già usata, seppure raramente, dai primi Cristiani e che a sua volta derivava dal greco ánghelos cioè “Messaggero”, forse di origine assira. Secondo taluni sarebbe la traduzione dall’ebraico Mal’ak che significa “Messaggero, Ministro di Dio”. Il Cognome COMNENO, del quale, secondo le Carte Farnesiane la prima citazione appare nel VI secolo, deriverebbe invece dal nome dell’antico Popolo dei Comani, di origine turca, facenti parte del gruppo di popolazioni (Chazary, Pecebeghi, Ogjuz, Cumucchi, Ciuvasci) che in questa epoca iniziarono una progressiva immigrazione verso le Nazioni vicine. I Comani subirono una gravissima sconfitta dalle Truppe comandate da Michele Flavio, figlio di Alessio Flavio Massimo (diretto idscendente dell’Imperatore Costanzo I Cloro e diretto progenitore sia dei COMNENO che degli ANGELO), il quale, come usavasi nell’antica Roma, fu appunto detto “COMANO”, e per errore di trascrizione o pronuncia “COMNENO”. E’ noto infatti che nell’Impero Romano e nella precedente epoca Repubblicana si usava dare ai Generali vincitori un soprannome (agnomen) a ricordo di un fatto particolare, per cui Publio Cornelio Scipione fu detto “Africanus” (Scipione l’Africano) per le Sue vittorie in Africa, e Suo fratello Lucio Cornelio Scipione “Asiaticus” per le battaglie vinte in quest’altro continente. Un’altra gravissima sconfitta i Comani subirono poi ad opera dei Bizantini nell’XI secolo. [2] Secondo alcuni apologisti il 22 giugno 1190. ______________________ (Flavius Valerius Constantinus)
Durante il
sogno gli apparve un Angelo, recante uno scudo sul quale figurava una Croce
(insomma, uno scudo crociato) e pronunciante l’annunzio di Vittoria: All’alba
stessa, poco prima della Battaglia, a pochi anni dal martirio di San Giorgio
il Megalomartire, Costantino ordinò di porre una Croce sugli tutti gli
Stendardi delle Sue Legioni ed al mattino, quando le due poderose ed
agguerrite armate si scontrarono sul Ponte Milvio, in una delle più decisive battaglie della Storia aventi quale premio
finale Roma, miracolosamente le Armate Costantiniane misero in fuga quelle di
Massenziane, permettendo al nuovo Imperatore, Cristiano, di cominciare la
grandiosa opera di unificazione dell'Impero, trasferendone la Capitale a
Bisanzio, che da lui prese il nome di Costantinopoli. A ricordo della gloriosa impresa venne eretto, vicino al Colosseo (Anfiteatro Flavio) il ben noto “Arco di Costantino“, il più grande degli archi trionfali rimasti, fatto costruire dall'Imperatore omonimo per celebrare la sua grande vittoria su Massenzio (315 d. C.), Augusto in Roma nel 306. Questi 50
Cavalieri dell'Ordine Costantiniano occupavano una posizione particolare alla
Corte Imperiale e tali privilegi sono ancor oggi tramandati: q
concedendo
sussidi; q
esentando
il clero da obblighi gravosi di prestazioni personali ed imposte; q
fondando
varie Chiese e donando il Palazzo di Fausta sul Laterano; q
cominciando
gli imponenti lavori che permisero di costruire, sul luogo indicato dalla
tradizione e dalla venerazioni dei fedeli, la grande Basilica dedicata a San
Pietro; q
adottando
simboli equivoci egualmente accettabili (come ad esempio il riposo della
domenica, dies solis) dai seguaci
del Culto Solare e dai Cristiani, ma per la Loro stessa novità chiaramente ed
indiscutibilmente intesi a favorire questi ultimi; q
vietando
agli Ebrei di lapidare quelli dei loro che si convertissero al Cristianesimo; q
abolendo
il supplizio della crocifissione, in ricordo della morte di Gesù. La croce,
da strumento di morte, diventò simbolo di salvezza; q
vietando
la marchiatura (a fuoco) sulla fronte dei deportati; q
migliorando
la condizione degli illegittimi; si occupò dei bambini abbandonati, proibendo
ai padri di uccidere o di vendere i propri figli per mancanza di mezzi di
sostentamento. q
iniziando
la liberazione degli individui da tutte le oppressioni; q
proteggendo
la famiglia; q
reprimendo
il malcostume e riducendo i motivi di divorzio. Trasferì la
capitale dell’Impero da Roma
a “Bisanzio“, antica città
greca che Egli chiamò “Costantinopoli“,
la Città di Costantino, che da
quel momento divenne la capitale dell’Impero Romano d’Oriente (attualmente
chiamasi “Istanbul “).
Nel corso dei secoli, molteplici leggende sono state raccontate e tramandate a riguardo di San Giorgio. La prima iconografia ortodossa, lo raffigura, dipinto e scolpito, nell'atto di uccidere un dragone, simbolo del male, di Satana e durante il Medioevo venne ad essere conosciuto come il Santo Patrono dei Cavalieri. San Giorgio é venerato in oriente dal 350 circa. Esistono, a onor del vero, diversi Ordini
Costantiniani, provenienti dalle diverse “Fons Honorum” di
altrettante Casate Reali di diverse Dinastie Bizantine. Disciplinato inizialmente dalla Regola di San
Basilio, posto sotto la protezione di San Giorgio, considerato il Patrono
della Cavalleria, l’Ordine fu riconosciuto da Papa Giulio III con la Bolla
“Quod alias” del 17 luglio 1550.
Una diramazione dell’antico Ordine, risalente alla
Dinastia Comnena, fu ceduta dall’ultimo pretendente, il Principe[3]
di Macedonia, a Francesco Farnese, Duca di Parma, Piacenza e Castro, per poi
passare per successione nel Gran Magistero al Principe Carlo di Borbone, Re di
Napoli e di Sicilia nel 1734. Il ramo originario, per contro, si continuò
parallelamente sotto la guida della Dinastia Angelo di Bisanzio, attualmente
rappresentata dal legittimo Capo di Nome e d’Arme S.A.R.I. il Principe Don
Antonius II Tiberio Dobrynia Anghelos di Roma e di Russia[4],
Sovrano Gran Maestro Generale dell’Ordine. Il 22 luglio
1985, con Decreto Imperiale dato a Napoli, S.A.R.I. il Principe Don Luigi
Amoroso d’Aragona (*) abdicava formalmente in favore di Don Antonius II di
Roma et Russia al quale passavano di diritto tutte le prerogative e fontes
honorum degli Imperatori bizantini Amoroso Comneno Angelo-Flavio-Lascaris –Paleologo
d’Aragona, etc. Pertanto, veniva così ulteriormente a rafforzarsi
l’antica legittimazione Angelica-Bizantina nella continuità storica
dell’Ordine dagli Imperatori d’Oriente. L’Ordine, quale soggetto di diritto internazionale,
appartiene “de jure”, cioè di
diritto, al patrimonio storico-araldico della Imperial Sovereign Tiberian
Dobrynian House of Rome and Russia. _______________ (*) Il diritto dei Principi AMOROSO ad aggiungere,
anche all'Anagrafe, i cognomi Imperiali COMNENO ANGELO FLAVIO LASCARIS
PALEOLOGO proviene dalla Bolla "Magnae
devotionis tuae" di Papa Pio II, del 16 marzo 1464 (il quale
riconobbe al Capo dell'Imperiale Dinastia, la Dignità ereditaria d'Imperatore
titolare di Costantinopoli, con tutti i diritti sovrani, fra cui quello di "istituire
milizie cavalleresche ed altre forme d'onori"); mentre il diritto
ad aggiungere ancora il Regio cognome d'ARAGONA deriva dal Diploma del Re
Ferdinando I d'Aragona, del 23 marzo 1492.
Entrambi i documenti in questione in seguito a perizia ordinata d'ufficio
furono riconosciuti autentici e perciò produttivi di effetti giuridici, sin
dal 3 dicembre 1907, con Sentenza irrevocabile, perché passata in cosa
giudicata, del Regio Tribunale di Palmi. Tale Imperiale Gens gode di numerosissimi riconoscimenti Imperiali e Papali
confermati anche da Sentenze della Magistratura italiana, fin dai tempi del
Regno d'Italia e quindi della Consulta Araldica[5]
del Regno. Sua Santità il Sommo Pontefice Innocenzo III[6] confermò al Capo dell’Imperiale Dinastia d’Amorio la potestà sovrana, già riconosciuta dall’Imperatore Baldovino I, comprendente la facoltà di “nominar Giudici, Notari Pubblici e Dottori d’ogni disciplina e di laurear poeti nonostante Leggi o Statuti contrari” (Bolla Pontificia “Zelo, sollecitudine curisque tuis” del 2 febbraio 1206, stile fiorentino). Non tutti sanno che Santa Teodora (nata circa
l’anno 800 in Elissa, città della Paflagonia, regione dell’Asia Minore,
tra le attuali Kastamonu e Sinop, sul Mar Nero), alla quale conviene il Titolo
di Augusta od Imperatrice (morta nell’A.D. 856 o, per altri, l’11 febbraio
867) apparteneva a questa Imperiale Stirpe. La figura di Teodora è una figura
di primo piano nella storia di Bisanzio (poi detta Costantinopoli) non solo
per la Pace Religiosa, da Lei ristabilita nell’Impero, con la cessazione definitiva della lotta iconoclasta, ma anche per
l’avvio decisivo, a Lei dovuto, di un periodo di grande floridezza culturale
e di stabilità politica. Fu moglie dell’Imperatore di Costantinopoli
Teofilo, dall’821 all’842 e Reggente per il Figlio Michele III dall’842
all’856. L’Imperial Casa AMOROSO d’ARAGONA è una fra le
più Vetuste e Nobili Casate ex Regnanti provviste di Fons Honorum presenti al giorno d’oggi nella Nostra belle ed amata
Italia. Questa Imperiale Famiglia AMOROSO (il Regio Cognome d’ARAGONA venne concesso ed aggiunto secoli dopo) o AMORUSO o AMORUSIO, AMERUSIO, AMORUTZO o AMORUCZO, AMORUTIO, MORUSIO, MOUROUSI, MURUSO o AMOROSA ovvero DE AMOROSA o AMOROSU od anche DE BARO o DE BARI, trae origine, come afferma il Notar Martino (Bari, 1890) dall’Imperatore Bizantino Michele II Balbo di AMORIO, discendente secondo molti storici dalla stirpe romana di Marco Accio/Azio BALBO, padre di Azia, che fu cognato di Giulio Cesare ed avo materno dell’Imperatore Augusto (nonno di Ottaviano Augusto). Azia era figlia del Senatore Marco Azio Balbo e di Giulia, sorella di Giulio Cesare. Sposò Gaio Ottavio da cui ebbe Ottaviano, futuro Imperatore. __________________________ Sugli
ordini costantiniani. Come ogni seppur modesto cultore di Storia degli
Ordini Cavallereschi ben sa, colui che si proclamava l’unico legittimo
discendente, senza eredi, di una delle varie Dinastie che si erano succedute
sul Trono degli Imperatori Romani d’Oriente, era per moltissimi Studiosi di
Storia, di Araldica e di Genealogia[7],
un personaggio storicamente "inesistente": Se non fu quindi completamente “inventato” dai Farnese, non doveva essere che un volgare impostore
qualunque. Il predetto fantomatico personaggio, avrebbe così
“venduto” l’Ordine
Costantiniano di San Giorgio ai Farnese. L’ultima Principessa dei Farnese sposò un Borbone, ma gli avrebbe “portato in dote” il predetto ramo dell’Ordine Costantiniano.Tale ulteriore trasferimento del Gran Magistero è chiaramente illegittimo: anche se i Farnese avessero, per ipotesi, regolarmente ereditato l’Ordine Costantiniano, tale Ordine si sarebbe estinto (addirittura per la seconda volta !), se non altro perché non esiste la possibilità di trasferire tali diritti dinastici "per dote" da una Casata ad un'altra, mentre ben esiste l'estinzione degli Ordini Dinastici quando - come nella fattispecie - vengono a mancare i naturali e legittimi eredi. Papa Alessandro Farnese, col nome di Paolo III - 1534 -, si prodigò in favore dei familiari, e specialmente del figlio Pierluigi – 1503-1547 -, creandolo Duca di Castro – 1538 – e più tardi di Parma e Piacenza – 1545 -. Nel 1547, una congiura eliminò Pierluigi, ma suo figlio Ottavio – 1524-1586 , marito di Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, conservò i Ducati grazie all’appoggio dell’influente fratello, Cardinale Alessandro – 1520 – 1589 -. Infine, l’ultimo dei Farnese, Antonio – 1527 –1531 - , morì senza eredi) hanno – è vero – riconosciuto a suo tempo i Borbone quali Gran Maestri del Costantiniano, ma ciò accadde perché i predetti Borbone, allora, erano Sovrani del vicino Regno di Napoli, e devotissimi allo Stato Pontificio, cioè, soprattutto, per motivi di contingente opportunità politica – in realtà, di sfacciato favoritismo – ma senza tenere in alcun conto i gravi fatti qui sopra rammentati e – come si dice – chiudendo entrambi gli occhi sulle varie Bolle Papali di analoghi riconoscimenti anteriori, emesse dai Loro precursori ad altri legittimi, autentici discendenti di alcune Dinastia Imperiali Romane d’Oriente che, pur spodestate ma mai debellate[9], custodivano intatta la “Fons Honorum”, realtiva al proprio Patrimonio Storico-Araldico, includente, fra l’altro, l’esercizio indisturbato ed indisturbabile del Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano, un tempo denominato “della Milizia Aurata d’Oriente” e, solo successivamente, intitolato a San Giorgio, il più Santo e Bizantino dei Cavalieri della Cristianità. Né si può omettere di constatare il fatto che i Borbone (Bourbon), pur costituendo indiscutibilmente una delle più celebri Dinastie d’Europa, imparentati anche con Gloriose Dinastie Regnanti, non hanno nelle Loro vene, purtroppo, neanche una sola goccia di sangue Bizantino! Legittimi titolari della varie branche dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio sono invece, per menzionarne alcune fra le più note, sia quella pertinente al Capo della Casa Dinastica dei Principi Imperiali de Curtis, discendenti, maschi da maschi, dall’Imperatore Bizantino Focas (Anno Domini 610), sia quello che appartiene al Capo della Casa Porfirogenita dei Principi Imperiali Amoroso d’Aragona, discendenti, maschi da maschi, dagli ex Imperatori Romani d’Oriente della Dinastia Frigia d’Amorio (o Amoriense, o Amoriana, o Amorica), regnante a Costantinopoli dall’anno 820 all’anno 867, come testimoniato dalla più autorevole bibliografia storico-araldica (veggasi Vittorio Spreti e Giustiniano degli Azzi Vitelleschi “Saggio di Bibliografia Araldica Italiana – Editrice Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, Milano, 1936-XIV) e come fu accertato ad abundantiam anche da numerose sentenze civili e penali irrevocabili (poiché passate in “cosa giudicata”) dalla Magistratura italiana, competente per materia, sin dal lontano 1907, cioè in tempi nei quali era operante, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Consulta Araldica del Regno, che controllava l’attività dei Giudici ed interveniva, anche costituendosi parte civile, in tutti quei processi nei quali comunque si verteva in tema di Diritti Genealogico-Nobiliari, ordinando d’ufficio perizie, etc. L’Ordine
Costantiniano-Amoriano dei Cavalieri Aurati d’Oriente Esistono, a onor del vero, diversi Ordini
Costantiniani, provenienti dalle diverse “Fons Honorum” di
altrettante Casate Reali di diverse Dinastie Bizantine. Quello del quale stiamo scrivendo
è relativo alla Dinastia d’Amorio, o Amoriense, Amorica, Amoriana
(820-867 A.D. – d.C.), discendente legittima, in linea retta
maschile, degli Augusti Imperatori Romani d'Oriente della Dinastia di Amorio,
città dell'antica Frigia, nell'Asia Minore, Principe Imperiale provvisto di
legittima “Fons Honorum” e di
“Jus Collationis”,
legata,come innanzidetto alla Imperiale Dinastia Angelo Tiberio Dobryniana. Il diritto, lo “Jus
” dei Principi AMOROSO ad aggiungere, anche all’Anagrafe,
i cognomi Imperiali COMNENO ANGELO FLAVIO LASCARIS PALEOLOGO
proviene dalla Bolla “Magnae
devotionis tuae “ di Papa Pio
II, del 16 marzo 1464, mentre il diritto ad aggiungere ancora il Regio cognome d’ARAGONA
deriva dal Diploma del Re Ferdinando I d’Aragona,del 23 marzo 1492. Entrambi i documenti in questione in seguito a
perizia ordinata d’ufficio furono riconosciuti autentici e perciò
produttivi di effetti giuridici incontrastabili, sin dal 3 dicembre 1907, con Sentenza irrevocabile, perché passata in cosa
giudicata, del Regio Tribunale di Palmi. San Giorgio[10],
il Megalomartire[11],
al quale sono dedicati moltissimi e Nobilissimi Ordini Cavallereschi, fu un
cristiano nato nell'Asia Minore, in Cappadocia[12],
attorno al 270 (probabilmente da genitori cristiani), che divenuto Ufficiale
entro l’Esercito Imperiale, nel 303, distrusse pubblicamente uno degli
Editti dell'Imperatore Diocleziano contro i Cristiani Suoi Fratelli, un atto
questo che Lo portò ad essere arrestato, imprigionato, torturato ed infine
martirizzato. Nel corso dei secoli, molteplici leggende sono state raccontate e tramandate a riguardo di San Giorgio. La prima iconografia ortodossa, lo raffigura, dipinto e scolpito, nell'atto di uccidere un dragone[13], simbolo del male, di Satana e durante il Medioevo venne ad essere conosciuto come il Santo Patrono dei Cavalieri. San Giorgio é venerato in Oriente dal 350 circa. DELLA
NATURA E SOVRANITA' L’Ordine è una Milizia Cavalleresca, Cristiana ma Ecumenica,e quale soggetto di diritto internazionale, appartenente a pieno titolo
al patrimonio storico e araldico dinastico eriditario dell’Augusta Casa
Imperiale e Granducale Tiberiana-Dobryniana-Anghelos di Roma et Russia, è
autonomo, indipendente da ogni temporale o spirituale sovranità. In eccezionali casi, l’Ordine può essere conferito
anche ai non Cristiani che abbiano avquistato speciali benemerenze verso la
Gloriosa Militia Aurata o si siano resi altamente benemeriti dell’umanità,
così come praticasi dalla Santa Sede per l’Ordine dello Speron d’Oro e
l’Ordine Piano. Scopi
dell’Ordine
- Essi sono: a) la continuazione e salvaguardia del patrimonio storico tradizionale degli antichi Cavalieri Aurati d’Oriente. b) la propagazione della Fede Cristiana, con spirito
ecumenico e di fratellanza per l’unificazione delle diverse confessioni,
religioni, filosofie ed ideologie; c) la difesa e la conservazione degli ideali
cavallereschi di Giustizia e Onore, uniti ai più elevati valori filantropici
e caritatevoli; la diffusione e valorizzazione degli studi superiori,
umanistici, artistici e scientifici, a fondamento di una rinnovata cultura
dell’uomo e per l’uomo. Categorie di
Membri -
L’Ordine comprendente in origine una classe unica di Cavalieri, rifacendosi
alle consuetudini vigenti da secoli in tutti gli Ordini Costantiniani si
articola nelle seguenti categorie e conferisce i seguenti gradi: v
Gran
Collare da Gran Maestro dell’Ordine, riservato solo al Capo di Nome e
d’Arme della Famiglia; v
Collare,
in un numero massimo di 50, riservato ai membri della Casa Sovrana, ai Capi di
Stato, ai Cardinali, Principi della Chiesa ed equipollenti, ed a ed a
Personalità di rango elevatissimo, così come avviene, ad esempio, per gli
Ordini Supremi di Ruggero II (d’Altavilla d’Hauteville Sicilia Napoli) e
della Santissima Annunziata (Savoia). Dal numero di 50 sono esclusi (soprannumerari), come conteggio, sia i
Prelati che i membri della Casa
Sovrana. v
Categoria
di “Giustizia”, riservata ai
Nobili che comprovino ascendenza Nobiliare di almeno 400 anni sul Cognome
Paterno; è suddivisa nei gradi di (dal più basso al più alto) Cavaliere,
Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grande Ufficiale, Cavaliere di Gran Croce,
Cavaliere di Gran Croce decorato del Collare. I Cavalieri di Gran Croce di
Giustizia, siano o meno decorati del Collare, hanno diritto al titolo
onorifico di Cugino del Gran Maestro Ereditario ed al trattamento di
Eccellenza, sempre che non abbiano diritto a trattamenti ancora più
importanti (Sua Grazia, Sua Altezza). In questa categoria, la croce è
sormontata non solo dal trofeo militare ma dalla corona imperiale bizantina,
aurata e dotata di infule. v
Categoria
di “Onore e Devozione”, con i
medesimi requisiti nobiliari e gli stessi gradi della precedente, dalla quale
differisce solo per lo stato coniugale o per la mancanza di voti degli
insigniti. In questa categoria, la croce è sormontata non solo dal trofeo
militare ma dalla corona imperiale bizantina, aurata, ma priva di infule. v
Categoria
di “Grazia Magistrale”,
riservata ai Nobili di più recente nomina o a coloro che ricoprano Alte
Cariche Politiche, Civili, Militari o Religiose; è divisa negli stessi gradi
della precedente. In questa categoria, la croce è sormontata non solo dal
trofeo militare ma dalla corona imperiale bizantina, però non aurata, bensì
argentata e priva di infule. v
Categoria
di “Merito”, è divisa nei gradi
di Cavaliere, Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grand’Ufficiale e Cavaliere
di Gran Croce ed è riservata a coloro che abbiano acquisito particolari
benemerenze in favore della casa Sovrana Angelo Tiberio Dobryniana e
nell’ambito delle attività proprie dell’Ordine (assistenziali, benefiche,
culturali, ecc.) e che siano idonei per censo e qualità morali. In questa
categoria, la croce è sormontata dal solo trofeo militare, senza la corona
imperiale bizantina. v
La
Categoria più bassa di “Ufficio”
consta dell’unico grado di “Cavaliere
di Ufficio”. Decorazioni e
Armi - La
decorazione sono quelle Costantiniane classiche, con la Croce gigliata di
rosso (porpora) bordata d’oro, a forma greca, recante nei bracci, alle
estremità, le lettere maiuscolo d’oro I.H.S.V. (acronimo del latino “In hoc signo vinces”, motto dell’Ordine) e al centro, attraversante il tutto, il Monogramma formato dalle
lettere greche X e P maiuscole (monogramma del Kristos/Christus) avente al
centro, un’aquila a due teste (bicefala, bicipite)d'oro. La croce è sormontata
da una corona imperiale bizantina con le infule e questa da un trofeo militare
d’oro dal quale pende una croce patriarcale russa. Nastro: Il nastro è azzurro bordato di rosso. L’azzurro, essendo lo stesso colore del Cielo, ha simboleggiate tutte le idee che salivano alte, essendo il Cielo, nella maggior parte delle Religioni simbolo della Divinità se non Divinità egli stesso. Rappresenta la Fermezza
incorruttibile a somiglianza del Cielo che non è soggetto a corruzione, né a mutazione; di Gloria
poiché questa si innalza sulle cose terrene, della Virtù,
dote Celeste. Cicerone, il sommo Retore, si vestiva talvolta di azzurro per
far comprendere che i Suoi pensieri erano alti, come per lo stesso motivo il
Re Assuero aveva la camera decorata di questo colore. In Francia fu usato moltissimo, al punto che Eginardo
lasciò scritto: “Carlo Magno[14]
vestiva alla francese”, e cioè con un saio azzurro, infatti tale colore
era il preferito tanto dai Galli quanto, più tardi,
dai Franchi. L’Imperatore Carlo il Calvo[15], Re d’Italia[16],
è effigiato in una celebre miniatura del secolo IX con una tunica
azzurra; San Luigi è rappresentato sempre vestito di questo colore, e così
può dirsi per tantissimi altri Re ed Imperatori. Il Comm. G.B. di Crollalanza
scrisse: “I guerrieri
vollero con esso esprimere la Vigilanza, la Fortezza, la Costanza, l’Amor di
Patria, la
Vittoria, la Fama; i Sacerdoti l’Amor Celeste, la Devozione e la Santità; i
Trovadori la Poesia; i Principi la Nobiltà, la Ricchezza e Pensieri Alti e
Sublimi; i Magistrati la Giustizia e la Fedeltà;le donne la Castità e la
Verecondia”. Il rosso, rammenta la marzialità dell’insignito e le battaglie cruente dallo stesso combattute oltre che il sangue versato per la redenzione dell’Umanità tutta da Nostro Signore Gesù il Cristo. In Araldica infatti, questo colore forte e caldo, che si rappresenta graficamente con linee perpendicolari, indica lo Spargimento di Sangue in Battaglia, l’Audacia, il Valore, la Fortezza, la Nobiltà Cospicua ed il Dominio. Scudo:
d'azzurro costantiniano alla stessa croce gigliata di rosso. Corona: Imperiale bizantina con
le infule. Mantello: azzurro costantiniano classico, ma con la croce costantiniana portante nel cuore l’aquila bicefala d'oro. Stendardo Crociato: il Labaro di Costantino il Grande. Motto: IN HOC SIGNO VINCES! CONDIZIONI GENERALI D'AMMISSIONE Conferimento
- La designazione può essere conferita a persone che abbiano compiuto i
diciotto anni di età, di ambo i sessi, di qualsiasi nazionalità e religione,
senza discriminazioni razziali o sociali, sempreché risultino di buona
condotta morale ed abbiano acquisito particolari meriti personali,
distinguendosi nel campo degli studi, della professione, nel lavoro, nella
società civile. Contribuzione
- I membri debbono contribuire alle opere e allo sviluppo dell’Ordine,
versando al momento dell’ammissione una donazione, unica (una
tantum) valida a vita. Opera
filantropica
- L’Ordine favorirà tutte quelle manifestazioni e iniziative a carattere
benefico e caritatevole che, volta per volta, si riterranno opportune per un
impegno sociale, civile e morale d’aiuto concreto al prossimo sofferente e bisognoso. Sacro Collegio
della Corona. L'Augusta Casa di Roma et Russia è beneficiata
dell'Alta Protezione Spirituale del Suo Sacro Collegio, così parimenti tutti
i Suoi Imperiali Ordini Cavallereschi Dinastici ai quali le più importanti
Autorità Religiose ed i Patriarchi d'Oriente e d'Occidente, Primati delle
Loro Chiese, si sono degnate di accordare il beneficio della Santa Benedizione
Apostolica e della Protezione Spirituale Perpetua della Santa Porpora. Con Bolla Episcopale “Lux Regum” (del 17.06.2003 A.D.), S.A.R.I. Don Antonius II di Roma
et Russia è riconosciuto e onorato quale Gran Principe Patricio del Sacro
Consiglio delles Principes Altos Protettores Temporales della S. Chiesa
Ortodossa Albanese in esilio. Tutti i Nobili Cavalieri godono, pertanto, della
Benedizione Apostolica di favore del Santo Seggio Ortodosso Albanese in
esilio. del Sacro Angelico Ordine Costantiniano dei Cavalieri Aurati
NOTE [3] Principe. Dal sostantivo latino princeps-cipis è composto da tema prim-us (primo) e ceps dal tema che è in cap-ere (prendere) e sta ad indicare colui che prende il primoposto. Bisogna fare attenzione fra il Titolo Apicale della Nobiltà Dativa di Principe ed il Titolo della Nobiltà Nativa di Principe Sovrano o Principe del Sangue (Princeps Natus cioè qui Regis sanguine ortus est), cosa ben diversa. Il figlio Primogenito del Re d’Inghilterra assume fino dalla nascita il Titolo di Principe di Galles, quello del Re di Spagna di Principe delle Asturie e quello del Re d’Olanda di Principe di Orange, quello del Re d’Italia di Principe di Piemonte. [4] Afferma l’Hobbes, nel “Leviathan”, che il Sovrano, perdendo il territorio sul quale esercitava lo “Jus imperii” e lo “Jus gladii” non perde tuttavia i Suoi Diritti Sovrani, in quanto, mentre conserva “in pectore et in potentia” tali diritti, quale “Pretendente”, mantiene, nella piena efficacia giuridica, gli altri due elementi inerenti alla Sovranità, quali lo “Jus Majestatis” e lo “Jus Honorum”, vale a dire il diritto ad essere onorato ed il diritto a nobilitare, cioè ad armare Cavalieri e creare Nobili e ciò perché la Sovranità non importa per sé stessa dominio e proprietà, bensì Giurisdizione ed Imperio, ond’è inalienabile. Tale principio giuridico, dell’Hobbes, ai giorni d’oggi viene confermato dalla prevalente Giurisprudenza e dalla dominante Dottrina, come confermano, tra gli altri, Giovan Battista Ugo nel “Digesto Italiano” (Torino, 1923); il Prof. Gorino-Causa dell’Università di Torino; il Bascapè dell’Università del Sacro Cuore di Milano, il quale ultimo precisamente scrive: “La Famiglia Principesca già Sovrana ha sempre il carattere di una Dinastia ed il Suo Capo conserva il Titolo e gli attributi dell’ultimo Sovrano spodestato, col nome di “Pretendente”. Non si tratta di una Famiglia Principesca privata, ma sempre di una antica Dinastia, che, come tale, continuerebbe a distribuire nomine”. [5] Araldica. E’ la disciplina ausiliaria della Storia che insegna a comporre le “Armi” (il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e le ornamentazioni che servono ad individuare una persona, una Famiglia, un Ente. Sinonimo aulico, colto, di “Stemma”) e pertanto insegna a comporre uno stemma, Nobiliare, Sovrano, etc. Proviene da “Araldo”, che significa “Messo”, etimologicamente derivante dal germanico “Hariowaldus”, nome che starebbe a indicare l’Ufficiale di una Armata, oppure colui che conosceva tutti gli Dei di una stirpe e le Famiglie alle quali esse appartenevano. La storia dell’Araldica puosi dividere in cinque distinti periodi: 1) origine delle armi che va da Enrico l’uccellatore alla prima Crociata; 2) Delle Crociate; 3) Delle Fazioni (1200-1500); 4) Moderno (1500-1700); 5) Contemporaneo. Protagonisti della (prima) crociata furono i Cavalieri Normanni, spesso figli cadetti, di Normandia -al comando di Conti come Ugo di Vermadois, Roberto II di Normandia, Raimondo di Tolosa, Goffredo di Buglione - e dell'Italia meridionale - diretti da Tancredi e Boemondo d'Altavilla, cui si unirono altri Cavalieri dal Principato capuano, e dalla Puglia. La presa di Gerusalemme del 1100, concluse la prima crociata. [6] Papa Innocenzo III, era nipote di Papa Clemente III. Nato a Gavignano (Ciociaria) nel 1160, consacrato Papa il 22 febbraio 1198 e morto a Perugia o Roma il 16 luglio 1216 (?), era figlio di Lotario dei Conti Segni, figlio di Trasmondo, Conte di Segno e di Clarica (o Clarice) SCOTTI, di Famiglia romana (provenienza incerta). Con Papa Innocenzo III nascono gli stemmi papali. Suoi nipoti furono i Papi Gregorio IX ed Alessandro IV (da “I Papi ”, di Memmo Caporilli, Nuova Editrice Spada, N.E.S., 1985). [7] La Genealogia è una Scienza Ausiliaria della Storia. La vecchia definizione di “Genealogia”, definisce questa come “La disciplina che si occupa dell’origine e della discendenza di famiglie e di stirpi”, la nuova, forse più precisa e completa della precedente, la definisce come “La Scienza che accerta e studia i rapporti di parentela, di affinità e di attinenza che intercorrono fra i diversi membri di una o più famiglie”. [8] Dinastico. E’ così denominato l’Ordine appartenente al Patrimonio Araldico di una Dinastia Sovrana. Si dirà Ordine Dinastico Non Nazionale se la Dinastia Sovrana non è più regnante ma conserva nella persona del Capo lo “Jus Collationis” dei Suoi Ordini. [9] Debellate. Che hanno subito la Debellatio. Quest’ultima è data dalal rinuncia totale o passiva, per sé e per i propri discendenti, a tutte le prerogative Sovrane. [10] San Giorgio è Patrono della Georgia (che porta il suo nome), della Catalogna (che in Suo onore dà una settimana di festa), dell’Aragona, dell’Inghilterra (dichiarato tale da Enrico III nel 1222), del Portogallo, di alcune città italiane (Genova e Ferrara). In Sicilia è particolarmente venerato a Ragusa e a Modica. [11] Cioè il “Grande Martire”. [12] Turchia. [13] Questa la storia. La leggenda racconta di un Cavaliere senza macchia e senza paura che poneva il suo coraggio a servizio del messaggio cristiano. Pare che in una Provincia della Libia vi fosse una popolosa città di nome Silene, vicina ad un lago nelle cui acque sguazzava un orrendo mostro, un drago. L’enorme bestione seminava morte e distruzione con i vapori mefitici che fuoriuscivano dalle sue fauci infuocate. Per placare l’ira dell’animale gli offrivano due pecore al giorno: quando però si stancava delle pecore dovevano sostituire gli ovini con carne umana. Era necessario perciò fare un sorteggio per stabilire chi dovesse andare in sacrificio. Un bel giorno la sorte cadde sulla figlia del Re, Cleodolinda. Il Re cercò tanti pretesti per opporsi a quel destino, ma la folla andò presso la sua reggia e lamentò il fatto che le figlie della povera gente dovevano morire mentre la figlia del Re no. Il Re dovette rassegnarsi. Vestì gli abiti regali e poi, seguito dalla corte, accompagnò la figlia sulla riva del lago. Il mostro, emergendo dalle acque stava per ghermire la preda quando sopraggiunse un Cavaliere, interamente armato e incurante del pericolo che affrontò il drago solo dopo aver visto un segno divino nel cielo: una croce. Il Santo dunque lo colpì con la lancia e gli inchiodò la testa sulla spiaggia limacciosa. Cleodolinda e Giorgio portarono il drago ucciso in città, provocando paura nella gente. Ma il Cavaliere rassicurò la folla dicendo: "coloro che credono in Gesù Cristo e sono battezzati, possono sconfiggere qualsiasi male". Da quel momento il Re, la figlia, i Dignitari e l’intera città (ventimila circa esclusi donne e bambini, sempre secondo la leggenda), abbracciarono il Cristianesimo. Giorgio fin da giovane fu coraggioso a tal punto da distruggere gli idoli pagani e ucciderne i loro sacerdoti. In seguito si rifugiò in Palestina dove divenne soldato e tribuno dell’Esercito Imperiale. Egli si afflisse parecchio allo spettacolo delle uccisioni dei perseguitati che rifiutavano di sacrificare agli Dei. Per tale motivo rinunciò alla sua carriera politica, distribuì i suoi beni ai poveri e vestì come solevano vestire i cristiani. Avendo anche lui rifiutato di sacrificare agli Dei, fu imprigionato e sottoposto a torture per sette anni nella città di Lod (Israele). Per fiaccare la resistenza del Cavaliere gli aguzzini le provarono tutte: fu tirato da una ruota dentata (piena di spade); fu costretto ad entrare in una fossa piena di calce viva; lo fecero correre con delle scarpe infuocate; fu frustato con cinghia di cuoio; fu percosso con martelli da fabbro; fu gettato da un precipizio e dato alle fiamme; scampò miracolosamente alla caldaia di olio bollente. Il Santo riceveva coraggio dalle apparizione notturne del Signore che lo consolava con dolcissimi parole. Non ottenendo i risultati previsti l’Imperatore cambiò strategia e provò a tentarlo con lusinghe, ma ottenne l’effetto contrario poiché il suo esempio diede coraggio anche agli altri prigionieri: convinse addirittura la stessa moglie dell’Imperatore ad abbracciare la Fede e ad essere per questo condannata a morte. L’Imperatrice, già sul patibolo, chiese a Giorgio cosa ne sarebbe stato di Lei dato che non aveva ancora ricevuto il Battesimo. Il Santo rispose: "Il Tuo sangue versato ti sarà battesimo e corona". Alla
fine offrì da solo al carnefice la testa. Adagiò la testa sul ceppo ed
un colpo di spada gliela mozzò (303 d.C.).
Fonte: http://www.parrocchie.it/monreale/sangiuseppe/06SGiorgio.htm [14] Re dei Franchi. Incoronato primo Imperatore del Sacro Romano Impero la notte di Natale dell’800, in Roma, dal Pontefice Leone III. [15] In Francia i Feudi furono dichiarati ereditari proprio da Carlo il Calvo nell’877, con l’Editto emanato a Kiersy-sur-Oise, comunemente chiamato “ad Karisiacum”. [16] Carlo il Calvo, nella basilica di S. Pietro, il giorno di Natale dell'875, ricevette dal Pontefice la Corona Imperiale. |
| <<Back | |
|
|