Imperial sovereign tiberian-dobrynian-angelos house of rome and russia

Sacro Angelico Ordine Costantiniano dei Cavalieri Aurati 


A.D. 1190 

 

L’istituzione della Milizia, messa sotto la protezione di San Giorgio, considerato il patrono della Cavalleria, si deve all’Imperatore bizantino Isacco II Angelo Comneno [1] nell’anno 1190 [2].   Dal nome di tale monarca deriva l’aggettivo di “angelico” attribuito in origine all’Ordine che conserva, peraltro, l’appellativo di “costantiniano”, per la discendenza tradizionale dall’Imperatore Costantino “il Grande” che nel 313 istituì la Militia, a seguito della folgorante visione della Croce con la scritta “In Hoc Signo Vinces”, avuta alla vigilia della vittoriosa battaglia contro Massenzio al Ponte Milvio a Roma; per cui avrebbe fatto realizzare un labaro con detto simbolo e incaricato cinquanta valorosi comites di scortarlo. L’Ordine fu detto anche “dei Cavalieri Aurati”, a causa del Collare d’Oro che era portato dai Dignitari dell’Ordine.

_________________

NOTE

 

[1] Angelo Comneno alias  Isacco ANGELO COMNENO (1155 circa – 1204). Imperatore Romano d’Oriente. Sollevò il popolo contro l’Imperatore Andronico I COMNENO, Lo depose dal Trono e fu proclamato Imperatore nel settembre 1185 col nome Dinastico di Isacco II, in un periodo assai difficile per Bisanzio a causa delle invasioni dei Normanni in Tessalonica e degli Ungheresi in Dalmazia; Isacco II rimase sul Trono fino all’aprile 1195; dal 1190 al 1194 fu sconfitto varie volte dai Bulgari, i quali ricostituirono in parte il Loro Stato; fu favorevole ai Latini, appoggiò validamente la Terza Crociata e nel 1190 si accordò con l’Imperatore (dal 1152) Federico I Hohenstaufen detto  BARBAROSSA, Duca di Svevia (1122-1190) per l’espansione Cristiana in Oriente. Questo causò la ribellione di Suo fratello Alessio che Lo depose e Lo fece accecare nel 1195, facendosi proclamare Imperatore al Suo posto col nome Dinastico di Alessio III. Una figlia dell’Imperatore Isacco, Irene (morta nel 1208), sposò, nel 1193, Ruggero d’Altavilla (morto nel 1193), associato al Trono di Sicilia (1192) ma non riuscì a darGli figli.  Il Cognome ANGELO è antichissimo. Nella forma italiana continua quella latina ANGELUS, già usata, seppure raramente, dai primi Cristiani e che a sua volta derivava dal greco ánghelos cioè “Messaggero”, forse di origine assira. Secondo taluni sarebbe la traduzione dall’ebraico Mal’ak che significa “Messaggero, Ministro di Dio”. Il Cognome COMNENO, del quale, secondo le Carte Farnesiane la prima citazione appare nel VI secolo, deriverebbe invece dal nome dell’antico Popolo dei Comani, di origine turca, facenti parte del gruppo di popolazioni (Chazary, Pecebeghi, Ogjuz, Cumucchi, Ciuvasci) che in questa epoca iniziarono una progressiva immigrazione verso le Nazioni vicine. I Comani subirono una gravissima sconfitta dalle Truppe comandate da Michele Flavio, figlio di Alessio Flavio Massimo (diretto idscendente dell’Imperatore Costanzo I Cloro e diretto progenitore sia dei COMNENO che degli ANGELO), il quale, come usavasi nell’antica Roma, fu appunto detto “COMANO”,  e per errore di trascrizione o pronuncia “COMNENO”. E’ noto infatti che nell’Impero Romano e nella precedente epoca Repubblicana si usava dare ai Generali vincitori un soprannome (agnomen) a ricordo di un fatto particolare, per cui Publio Cornelio Scipione fu detto “Africanus” (Scipione l’Africano) per le Sue vittorie in Africa, e Suo fratello Lucio Cornelio Scipione “Asiaticus” per le battaglie vinte in quest’altro continente. Un’altra gravissima sconfitta i Comani subirono poi ad opera dei Bizantini nell’XI secolo.

[2] Secondo alcuni apologisti il 22 giugno 1190.

______________________

 L'Imperatore Costantino il Grande

(Flavius Valerius Constantinus)

 Secondo  una  tradizione  universalmente accettata, questo Imperatore, (che nacque presso Naissus, Naisso, cioè Nis, Dacia, il 17 febbraio 280 d.C.  da Costanzo Cloro e da Elena e morì in Ancyrona, vicino Nicomedia il 22 maggio 337, poiché si recò in guerra contro Shapur II di Persia,  che minacciava i confini orientali), il primo Imperatore  Cristiano di Roma (la più importante prova della Sua conversione fu la Convocazione del Concilio di Nicea  del 325 che emanò, nel 313, a Milano, il famoso Editto di Tolleranza a beneficio dei Cristiani) che il 27 Ottobre dell'anno 312 d.C. fronteggiò e vinse, con la propria Armata, l’Armata nemica dell’Imperatore Marcus Aurelius Valerius Maxentius, figlio di Massimiano,  più noto ai posteri semplicemente come Massenzio (che annegò poscia nel biondo fiume Tevere) ottenendo il predominio sulla metà orientale dell'Impero di Roma,  la notte precedente i fatti d’Arme ebbe un  sonno inquieto.

Durante il sogno gli apparve un Angelo, recante uno scudo sul quale figurava una Croce    (insomma, uno scudo crociato) e pronunciante l’annunzio di Vittoria: In Hoc Signo Vinces!" cioè "Con Questo Segno Vincerai!".

All’alba stessa, poco prima della Battaglia, a pochi anni dal martirio di San Giorgio il Megalomartire, Costantino ordinò di porre una Croce sugli tutti gli Stendardi delle Sue Legioni ed al mattino, quando le due poderose ed agguerrite armate si scontrarono sul Ponte Milvio, in una delle più decisive battaglie della Storia aventi quale premio finale Roma, miracolosamente le Armate Costantiniane misero in fuga quelle di Massenziane, permettendo al nuovo Imperatore, Cristiano, di cominciare la grandiosa opera di unificazione dell'Impero, trasferendone la Capitale a Bisanzio, che da lui prese il nome di Costantinopoli.

A ricordo della gloriosa impresa venne eretto, vicino al Colosseo (Anfiteatro Flavio) il ben noto “Arco di Costantino“, il più grande degli archi trionfali rimasti, fatto costruire dall'Imperatore omonimo per celebrare la sua grande vittoria su Massenzio (315 d. C.), Augusto in Roma nel 306.

 Nell'anno 324 d.C., proprio dopo la sanguinosa Battaglia finale per l'unificazione dell'Impero, il Nostro Imperatore fondò il proprio omonimo “Ordine Costantiniano", il cui simbolo fu la Croce, in ricordo perenne ed indelebile del Suo mistico e premonitore sogno.

 I primi insigniti del futuro Ordine Costantiniano, il più antico e Prestigioso Ordine Equestre Cristiano, e quindi, Mondiale, in numero di 50 (cinquanta) vennero scelti fra i più fedeli e valorosi membri della stessa Guardia Imperiale, insomma, la crema della crema dei coraggiosi.

 A Loro venne affidata la custodia del Labaro (un vessillo di forma quadrato, sospeso a una barra orizzontale, fissata a un'asta verticale) costruito per mostrare il monogramma greco XP (per il greco “Cristos“), lo Stendardo di Costantino e dell'Impero, sul quale erano ricamate le immagini dell'Imperatore e dei suoi figli.

 Sulla cima dell'asta del labaro stesso, vi era una corona aurea, riportante il ben noto mistico monogramma della Croce, con le iniziali del Nome di Gesù il Cristo, il Nazareno.

Questi 50 Cavalieri dell'Ordine Costantiniano occupavano una posizione particolare alla Corte Imperiale e tali privilegi sono ancor oggi tramandati: i Cavalieri di Gran Croce di Giustizia dei vari Ordini Costantiniani, sono massimo 50 in tutto il mondo ed hanno tanto il trattamento di “Eccellenza” quanto lo Status Onorifico di “Cugini del Gran Maestro.

 Nel 330  A.D., il Nostro benemerito Imperatore che in  25 anni di Regno fu autore di molte riforme o, come diremmo oggi, fece interventi di grandissimo spessore nel campo sociale, tanto ed inequivocabilmente palesò il proprio favore alla Religio di Gesù il Cristo, il Nazareno,  il Messia, l’ ”Unto (del Signore. Termine reso in greco appunto con “Christòs“, latinizzato in “Christus“) del Signore” (Signore. “Jahwè“. Così si ritiene debba essere letto il Nome Divino scritto in Ebraico con quattro lettere, onde la parola greca “tetragràmmaton“, cioè “parola di quattro lettere”, corrispondenti, secondo l’uso delle lingue semitiche, a consonanti e trascritte “YHWH“. Il divieto di pronunciare il nome sacro fece sì che ovunque lo si trovasse venisse letto “Adonay“, “Signore Mio”)” con varie misure:

q       concedendo sussidi;

q       esentando il clero da obblighi gravosi di prestazioni personali ed imposte;

q       fondando varie Chiese e donando il Palazzo di Fausta sul Laterano;

q       cominciando gli imponenti lavori che permisero di costruire, sul luogo indicato dalla tradizione e dalla venerazioni dei fedeli, la grande Basilica dedicata a San Pietro;

q       adottando simboli equivoci egualmente accettabili (come ad esempio il riposo della domenica, dies solis) dai seguaci del Culto Solare e dai Cristiani, ma per la Loro stessa novità chiaramente ed indiscutibilmente intesi a favorire questi ultimi;

q       vietando agli Ebrei di lapidare quelli dei loro che si convertissero al Cristianesimo;

q       abolendo il supplizio della crocifissione, in ricordo della morte di Gesù. La croce, da strumento di morte, diventò simbolo di salvezza;

q       vietando la marchiatura (a fuoco) sulla fronte dei deportati;

q       migliorando la condizione degli illegittimi; si occupò dei bambini abbandonati, proibendo ai padri di uccidere o di vendere i propri figli per mancanza di mezzi di  sostentamento.

q       iniziando la liberazione degli individui da tutte le oppressioni;

q       proteggendo la famiglia;

q       reprimendo il malcostume e riducendo i motivi di divorzio.

Trasferì  la  capitale dell’Impero da  Roma a “Bisanzio“, antica città greca che Egli chiamò  Costantinopoli“, la Città  di Costantino, che da quel momento divenne la capitale dell’Impero Romano d’Oriente (attualmente chiamasi “Istanbul “).

San Giorgio, il Megalomartire, al quale sono dedicati moltissimi e nobilissimi Ordini Cavallereschi, fu un cristiano nato nell'Asia Minore attorno al 270, che divenuto Ufficiale entro l’Esercito Imperiale, nel 303, distrusse pubblicamente uno degli editti dell'imperatore Diocleziano contro i Cristiani Suoi Fratelli, un atto questo che Lo portò ad essere arrestato, imprigionato, torturato ed infine martirizzato.

Nel corso dei secoli, molteplici leggende sono state raccontate e tramandate a riguardo di    San Giorgio. La prima iconografia ortodossa, lo raffigura, dipinto e scolpito, nell'atto di uccidere un dragone, simbolo del male, di Satana e durante il Medioevo venne ad essere conosciuto come il Santo Patrono dei Cavalieri. San Giorgio é venerato in oriente dal 350 circa.

Esistono, a onor del vero, diversi Ordini Costantiniani, provenienti dalle diverse Fons Honorum” di altrettante Casate Reali di diverse Dinastie Bizantine.

Disciplinato inizialmente dalla Regola di San Basilio, posto sotto la protezione di San Giorgio, considerato il Patrono della Cavalleria, l’Ordine fu riconosciuto da Papa Giulio III con la Bolla “Quod alias” del 17 luglio 1550.

Una diramazione dell’antico Ordine, risalente alla Dinastia Comnena, fu ceduta dall’ultimo pretendente, il Principe[3] di Macedonia, a Francesco Farnese, Duca di Parma, Piacenza e Castro, per poi passare per successione nel Gran Magistero al Principe Carlo di Borbone, Re di Napoli e di Sicilia nel 1734.

Il ramo originario, per contro, si continuò parallelamente sotto la guida della Dinastia Angelo di Bisanzio, attualmente rappresentata dal legittimo Capo di Nome e d’Arme S.A.R.I. il Principe Don Antonius II Tiberio Dobrynia Anghelos di Roma e di Russia[4], Sovrano Gran Maestro Generale dell’Ordine.

Il 22 luglio 1985, con Decreto Imperiale dato a Napoli, S.A.R.I. il Principe Don Luigi Amoroso d’Aragona (*) abdicava formalmente in favore di Don Antonius II di Roma et Russia al quale passavano di diritto tutte le prerogative e fontes honorum degli Imperatori bizantini Amoroso Comneno Angelo-Flavio-Lascaris –Paleologo d’Aragona, etc.

Pertanto, veniva così ulteriormente a rafforzarsi l’antica legittimazione Angelica-Bizantina nella continuità storica dell’Ordine dagli Imperatori d’Oriente.

L’Ordine, quale soggetto di diritto internazionale, appartiene “de jure”, cioè di diritto, al patrimonio storico-araldico della Imperial Sovereign Tiberian Dobrynian House of Rome and Russia.

_______________

(*) Il diritto dei Principi AMOROSO ad aggiungere, anche all'Anagrafe, i cognomi Imperiali COMNENO ANGELO FLAVIO LASCARIS PALEOLOGO proviene dalla Bolla "Magnae devotionis tuae" di Papa Pio II, del 16 marzo 1464 (il quale riconobbe al Capo dell'Imperiale Dinastia, la Dignità ereditaria d'Imperatore titolare di Costantinopoli, con tutti i diritti sovrani, fra cui quello di "istituire milizie cavalleresche ed altre forme d'onori"); mentre il diritto ad aggiungere ancora il Regio cognome d'ARAGONA deriva dal Diploma del Re Ferdinando I d'Aragona, del 23 marzo 1492.

Entrambi i documenti in questione in seguito a perizia ordinata d'ufficio furono riconosciuti autentici e perciò produttivi di effetti giuridici, sin dal 3 dicembre 1907, con Sentenza irrevocabile, perché passata in cosa giudicata, del Regio Tribunale di Palmi. Tale Imperiale Gens gode di numerosissimi riconoscimenti Imperiali e Papali confermati anche da Sentenze della Magistratura italiana, fin dai tempi del Regno d'Italia e quindi della Consulta Araldica[5] del Regno.

Sua Santità il Sommo Pontefice Innocenzo III[6] confermò al Capo dell’Imperiale Dinastia d’Amorio la potestà sovrana, già riconosciuta dall’Imperatore Baldovino I, comprendente la facoltà di “nominar Giudici, Notari Pubblici e Dottori d’ogni disciplina e di laurear poeti nonostante Leggi o Statuti contrari” (Bolla Pontificia “Zelo, sollecitudine curisque tuis” del 2 febbraio 1206, stile fiorentino).

Non tutti sanno che Santa Teodora (nata circa l’anno 800 in Elissa, città della Paflagonia, regione dell’Asia Minore, tra le attuali Kastamonu e Sinop, sul Mar Nero), alla quale conviene il Titolo di Augusta od Imperatrice (morta nell’A.D. 856 o, per altri, l’11 febbraio 867) apparteneva a questa Imperiale Stirpe. La figura di Teodora è una figura di primo piano nella storia di Bisanzio (poi detta Costantinopoli) non solo per la Pace Religiosa, da Lei ristabilita nell’Impero, con la cessazione definitiva della lotta iconoclasta, ma anche per l’avvio decisivo, a Lei dovuto, di un periodo di grande floridezza culturale e di stabilità politica. Fu moglie dell’Imperatore di Costantinopoli Teofilo, dall’821 all’842 e Reggente per il Figlio Michele III dall’842 all’856.

L’Imperial Casa AMOROSO d’ARAGONA è una fra le più Vetuste e Nobili Casate ex Regnanti provviste di Fons Honorum presenti al giorno d’oggi nella Nostra belle ed amata Italia.

Questa Imperiale Famiglia AMOROSO (il Regio Cognome d’ARAGONA venne concesso ed aggiunto secoli dopo) o AMORUSO o AMORUSIO, AMERUSIO, AMORUTZO  o AMORUCZO, AMORUTIO, MORUSIO, MOUROUSI, MURUSO o AMOROSA ovvero DE AMOROSA o AMOROSU od anche DE BARO o DE BARI, trae origine, come afferma il Notar Martino (Bari, 1890) dall’Imperatore Bizantino Michele II Balbo di AMORIO, discendente secondo molti storici dalla stirpe romana di Marco Accio/Azio BALBO, padre di Azia, che fu cognato di Giulio Cesare ed avo materno dell’Imperatore Augusto (nonno di Ottaviano Augusto).  Azia era figlia del Senatore Marco Azio Balbo e di Giulia, sorella di Giulio Cesare. Sposò Gaio Ottavio da cui ebbe Ottaviano, futuro Imperatore.

__________________________

Sugli ordini costantiniani.

Come ogni seppur modesto cultore di Storia degli Ordini Cavallereschi ben sa, colui che si proclamava l’unico legittimo discendente, senza eredi, di una delle varie Dinastie che si erano succedute sul Trono degli Imperatori Romani d’Oriente, era per moltissimi Studiosi di Storia, di Araldica e di Genealogia[7], un personaggio storicamente "inesistente":infatti, nessuna fonte degna di fede ne ha mai fatto il benché minimo cenno, attestandone verosimilmente l’esistenza.

Se non fu quindi completamente “inventato” dai Farnese, non doveva essere che un volgare impostore qualunque. Il predetto fantomatico personaggio, avrebbe così “venduto” l’Ordine Costantiniano di San Giorgio ai Farnese. Sennonché gli Ordini Dinastici[8] sono, per la Loro intrinseca natura, inalienabili, cioè invendibili. Da ciò ne consegue la nullità di tale pretesa “vendita” del Costantiniano a chicchessia e, nel caso specifico, ai Farnese. Se, quindi, quel ramo del Gran Magistero del Costantiniano non fosse stato “venduto” ai Farnese, questo si sarebbe logicamente estinto alla morte del Suo presumibile “venditore”, così come è sempre accaduto per ben altri Ordini Dinastici.

L’ultima Principessa dei Farnese sposò un Borbone, ma gli avrebbe “portato in dote” il predetto ramo dell’Ordine Costantiniano.Tale ulteriore trasferimento del Gran Magistero è chiaramente illegittimo: anche se i Farnese avessero, per ipotesi, regolarmente ereditato l’Ordine Costantiniano, tale Ordine si sarebbe estinto (addirittura per la seconda volta !), se non altro perché non  esiste la possibilità di trasferire tali diritti dinastici "per dote" da una Casata ad un'altra, mentre ben esiste l'estinzione degli Ordini Dinastici quando - come nella fattispecie - vengono a mancare i naturali e legittimi eredi.

Papa Alessandro Farnese, col nome di Paolo III - 1534 -, si prodigò in favore dei familiari, e specialmente del figlio Pierluigi – 1503-1547 -, creandolo Duca di Castro – 1538 – e più tardi di Parma e Piacenza – 1545 -. Nel 1547, una congiura eliminò Pierluigi, ma suo figlio Ottavio – 1524-1586 , marito di Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, conservò i Ducati grazie all’appoggio dell’influente fratello, Cardinale Alessandro – 1520 – 1589 -. Infine, l’ultimo dei Farnese, Antonio – 1527 –1531 - , morì senza eredi) hanno – è vero – riconosciuto a suo tempo i Borbone quali Gran Maestri del Costantiniano,  ma ciò accadde perché i predetti Borbone, allora, erano Sovrani del vicino Regno di Napoli, e devotissimi allo Stato Pontificio, cioè, soprattutto, per motivi di contingente opportunità politica – in realtà, di sfacciato favoritismo – ma senza tenere in alcun conto i gravi fatti qui sopra rammentati e – come si dice – chiudendo entrambi gli occhi sulle varie Bolle Papali di analoghi riconoscimenti anteriori, emesse dai Loro precursori ad altri legittimi, autentici discendenti di alcune Dinastia Imperiali Romane d’Oriente che, pur spodestate ma mai debellate[9], custodivano intatta la  Fons Honorum”, realtiva al proprio Patrimonio Storico-Araldico, includente, fra l’altro, l’esercizio indisturbato ed indisturbabile del Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano, un tempo denominato “della Milizia Aurata d’Oriente” e, solo successivamente, intitolato a San Giorgio, il più  Santo e Bizantino dei Cavalieri della Cristianità.

Né si può omettere di constatare il fatto che i Borbone (Bourbon), pur costituendo indiscutibilmente una delle più celebri Dinastie d’Europa, imparentati anche con Gloriose Dinastie Regnanti, non hanno nelle Loro vene, purtroppo, neanche una sola goccia di sangue Bizantino!

Legittimi titolari della varie branche dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio sono invece,    per menzionarne alcune fra le più note, sia quella pertinente al Capo della Casa Dinastica dei Principi Imperiali de Curtis, discendenti, maschi da maschi, dall’Imperatore Bizantino Focas (Anno Domini 610), sia quello che appartiene al Capo della Casa Porfirogenita dei Principi Imperiali Amoroso d’Aragona, discendenti, maschi da maschi, dagli ex Imperatori Romani d’Oriente della Dinastia Frigia d’Amorio (o Amoriense, o Amoriana, o Amorica), regnante a Costantinopoli dall’anno 820 all’anno 867, come testimoniato dalla più autorevole bibliografia storico-araldica (veggasi Vittorio Spreti e Giustiniano degli Azzi Vitelleschi “Saggio di Bibliografia Araldica Italiana – Editrice Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, Milano, 1936-XIV) e come fu accertato ad abundantiam anche da numerose sentenze civili e penali irrevocabili (poiché passate in “cosa giudicata”) dalla Magistratura italiana, competente per materia, sin dal lontano 1907, cioè in tempi nei quali era operante, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Consulta Araldica del Regno, che controllava l’attività dei Giudici ed interveniva, anche costituendosi parte civile, in tutti quei processi nei quali comunque si verteva in tema di Diritti Genealogico-Nobiliari, ordinando d’ufficio perizie, etc.

L’Ordine Costantiniano-Amoriano dei Cavalieri Aurati d’Oriente che sarà poi ridenominato Sovrano Costantiniano Ordine di San Giorgio è  una Istituzione Dinastica, cioè  facente  parte  integrante  del Patrimonio  Storico-Araldico, inalienabile  ed imprescrittibile, dell’antica Casa  Sovrana dei Serenissimi Principi Imperiali AMOROSO-COMNENO-ANGELO-FLAVIO-LASCARIS-PALEOLOGO d’ARAGONA, discendenti  legittimi, in  linea  retta maschile,  degli Augusti Imperatori  Romani  d’Oriente  della  Dinastia di  Amorio (820-867),  città dell’antica Frigia, nell’Asia  Minore: MICHELE II Balbo d’Amorio, chiamato l’Amoriano, (25 dicembre  820 - 1° ottobre 829), TEOFILO (1° ottobre 829 -  20 gennaio 842), MICHELE III (20 gennaio 842 - 23 settembre 867), tutti successori dell’Imperatore Costantino il Grande  (Flavius Valerius Constantinus).

 Il Sacro Angelico Ordine Costantiniano dei Cavalieri Aurati della Casa Angelo Tiberio-Dobryniana è nato dalla fusione del proprio Ordine Dinastico assieme a quello Bizantino Amoriense passato per iscritto a S.A.R.I. Don Antonio Tiberio Dobrynia, da S.A.R.I. Don Luigi Amoroso d’Aragona.

Esistono, a onor del vero, diversi Ordini Costantiniani, provenienti dalle diverse Fons Honorum” di altrettante Casate Reali di diverse Dinastie Bizantine. Quello del quale stiamo scrivendo  è relativo alla Dinastia d’Amorio, o Amoriense, Amorica, Amoriana  (820-867 A.D. – d.C.), discendente legittima, in linea retta maschile, degli Augusti Imperatori Romani d'Oriente della Dinastia di Amorio, città dell'antica Frigia, nell'Asia Minore, Principe Imperiale provvisto di legittima “Fons Honorum” e di   Jus Collationis”, legata,come innanzidetto alla Imperiale Dinastia Angelo Tiberio Dobryniana.

Il diritto, lo “Jus ” dei Principi AMOROSO ad aggiungere, anche all’Anagrafe,  i cognomi Imperiali COMNENO ANGELO FLAVIO LASCARIS PALEOLOGO  proviene dalla Bolla “Magnae devotionis tuae “ di Papa Pio II,  del 16 marzo 1464,  mentre il diritto ad aggiungere ancora il Regio cognome d’ARAGONA  deriva dal Diploma del Re Ferdinando I d’Aragona,del 23 marzo 1492.

Entrambi i documenti in questione in seguito a perizia ordinata d’ufficio furono riconosciuti autentici e perciò produttivi di effetti giuridici incontrastabili, sin dal 3 dicembre 1907, con Sentenza irrevocabile, perché passata in cosa giudicata, del Regio Tribunale di Palmi.

 L’Arma (o “Arme”,  cioè lo stemma araldico, dato dallo scudo insieme alle pezze araldiche e agli smalti) dei Principi Imperiali AMOROSO è quella pubblicata, fra l’altro, anche nella “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia “, serie speciale, n. 38 del 23-IX-1944, pag. 263.  A proposito di questa Illustrissima Famiglia Imperiale è possibile trovare del materiale sul Saggio di Bibliografia Araldica Italiana – Supplemento all’Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana “ – Editrice Stirpe, Milano, 1933-XIV, di Vittorio SPRETI e Giustiniano degli AZZI-VITELLESCHI, specialmente alle voci: AMORIO (Dinastia di), AMOROSO (Famiglia).

San Giorgio[10], il Megalomartire[11], al quale sono dedicati moltissimi e Nobilissimi Ordini Cavallereschi, fu un cristiano nato nell'Asia Minore, in Cappadocia[12], attorno al 270 (probabilmente da genitori cristiani), che divenuto Ufficiale entro l’Esercito Imperiale, nel 303, distrusse pubblicamente uno degli Editti dell'Imperatore Diocleziano contro i Cristiani Suoi Fratelli, un atto questo che Lo portò ad essere arrestato, imprigionato, torturato ed infine martirizzato.

Nel corso dei secoli, molteplici leggende sono state raccontate e tramandate a riguardo di San Giorgio. La prima iconografia ortodossa, lo raffigura, dipinto e scolpito, nell'atto di uccidere un dragone[13], simbolo del male, di Satana e durante il Medioevo venne ad essere conosciuto come il Santo Patrono dei Cavalieri. San Giorgio é venerato in Oriente dal 350 circa.

DELLA NATURA E SOVRANITA'

L’Ordine è una Milizia Cavalleresca, Cristiana ma Ecumenica,e quale soggetto di diritto internazionale, appartenente a pieno titolo al patrimonio storico e araldico dinastico eriditario dell’Augusta Casa Imperiale e Granducale Tiberiana-Dobryniana-Anghelos di Roma et Russia, è autonomo, indipendente da ogni temporale o spirituale sovranità.

In eccezionali casi, l’Ordine può essere conferito anche ai non Cristiani che abbiano avquistato speciali benemerenze verso la Gloriosa Militia Aurata o si siano resi altamente benemeriti dell’umanità, così come praticasi dalla Santa Sede per l’Ordine dello Speron d’Oro e l’Ordine Piano.

Scopi dell’Ordine - Essi sono:

a) la continuazione e salvaguardia del patrimonio storico tradizionale degli antichi Cavalieri Aurati d’Oriente.

b) la propagazione della Fede Cristiana, con spirito ecumenico e di fratellanza per l’unificazione delle diverse confessioni, religioni, filosofie ed ideologie;

c) la difesa e la conservazione degli ideali cavallereschi di Giustizia e Onore, uniti ai più elevati valori filantropici e caritatevoli; la diffusione e valorizzazione degli studi superiori, umanistici, artistici e scientifici, a fondamento di una rinnovata cultura dell’uomo e per l’uomo.

Categorie di Membri - L’Ordine comprendente in origine una classe unica di Cavalieri, rifacendosi alle consuetudini vigenti da secoli in tutti gli Ordini Costantiniani si articola nelle seguenti categorie e conferisce i seguenti gradi:

v     Gran Collare da Gran Maestro dell’Ordine, riservato solo al Capo di Nome e d’Arme della Famiglia;

v     Collare, in un numero massimo di 50, riservato ai membri della Casa Sovrana, ai Capi di Stato, ai Cardinali, Principi della Chiesa ed equipollenti, ed a ed a Personalità di rango elevatissimo, così come avviene, ad esempio, per gli Ordini Supremi di Ruggero II (d’Altavilla d’Hauteville Sicilia Napoli) e della Santissima Annunziata (Savoia). Dal numero di 50 sono esclusi (soprannumerari), come conteggio, sia i Prelati che i  membri della Casa Sovrana.

v     Categoria di “Giustizia”, riservata ai Nobili che comprovino ascendenza Nobiliare di almeno 400 anni sul Cognome Paterno; è suddivisa nei gradi di (dal più basso al più alto) Cavaliere, Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grande Ufficiale, Cavaliere di Gran Croce, Cavaliere di Gran Croce decorato del Collare. I Cavalieri di Gran Croce di Giustizia, siano o meno decorati del Collare, hanno diritto al titolo onorifico di Cugino del Gran Maestro Ereditario ed al trattamento di Eccellenza, sempre che non abbiano diritto a trattamenti ancora più importanti (Sua Grazia, Sua Altezza). In questa categoria, la croce è sormontata non solo dal trofeo militare ma dalla corona imperiale bizantina, aurata e dotata di infule.

v     Categoria di “Onore e Devozione”, con i medesimi requisiti nobiliari e gli stessi gradi della precedente, dalla quale differisce solo per lo stato coniugale o per la mancanza di voti degli insigniti. In questa categoria, la croce è sormontata non solo dal trofeo militare ma dalla corona imperiale bizantina, aurata, ma priva di infule.

v     Categoria di “Grazia Magistrale”, riservata ai Nobili di più recente nomina o a coloro che ricoprano Alte Cariche Politiche, Civili, Militari o Religiose; è divisa negli stessi gradi della precedente. In questa categoria, la croce è sormontata non solo dal trofeo militare ma dalla corona imperiale bizantina, però non aurata, bensì argentata e priva di infule.

v     Categoria di “Merito”, è divisa nei gradi di Cavaliere, Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grand’Ufficiale e Cavaliere di Gran Croce ed è riservata a coloro che abbiano acquisito particolari benemerenze in favore della casa Sovrana Angelo Tiberio Dobryniana e nell’ambito delle attività proprie dell’Ordine (assistenziali, benefiche, culturali, ecc.) e che siano idonei per censo e qualità morali. In questa categoria, la croce è sormontata dal solo trofeo militare, senza la corona imperiale bizantina.

v     La Categoria più bassa di “Ufficio” consta dell’unico grado di “Cavaliere di Ufficio”.

Decorazioni e Armi - La decorazione sono quelle Costantiniane classiche, con la Croce gigliata di rosso (porpora) bordata d’oro, a forma greca, recante nei bracci, alle estremità, le lettere maiuscolo d’oro I.H.S.V. (acronimo del latino “In hoc signo vinces”, motto dell’Ordine) e al centro, attraversante il tutto, il Monogramma formato dalle lettere greche X e P maiuscole (monogramma del Kristos/Christus) avente al centro, un’aquila a due teste (bicefala, bicipite)d'oro. La croce è sormontata da una corona imperiale bizantina con le infule e questa da un trofeo militare d’oro dal quale pende una croce patriarcale russa.

Nastro: Il nastro è azzurro bordato di rosso. L’azzurro, essendo lo stesso colore del Cielo, ha simboleggiate tutte le idee che salivano alte, essendo il Cielo, nella maggior parte delle Religioni simbolo della Divinità  se non Divinità egli stesso. 

Rappresenta la Fermezza incorruttibile a somiglianza del Cielo che non è soggetto a corruzione, né a mutazione; di Gloria poiché questa si innalza sulle cose terrene, della Virtù, dote Celeste. Cicerone, il sommo Retore, si vestiva talvolta di azzurro per far comprendere che i Suoi pensieri erano alti, come per lo stesso motivo il Re Assuero aveva la camera decorata di questo colore. In Francia fu usato moltissimo, al punto che Eginardo lasciò scritto: “Carlo Magno[14] vestiva alla francese”, e cioè con un saio azzurro, infatti tale colore era il preferito tanto dai Galli quanto, più tardi, dai Franchi. L’Imperatore Carlo il Calvo[15], Re d’Italia[16],  è effigiato in una celebre miniatura del secolo IX con una tunica azzurra; San Luigi è rappresentato sempre vestito di questo colore, e così può dirsi per tantissimi altri Re ed Imperatori. Il Comm. G.B. di Crollalanza scrisse: “I guerrieri vollero con esso esprimere la Vigilanza, la Fortezza, la Costanza, l’Amor di Patria, la Vittoria, la Fama; i Sacerdoti l’Amor Celeste, la Devozione e la Santità; i Trovadori la Poesia; i Principi la Nobiltà, la Ricchezza e Pensieri Alti e Sublimi; i Magistrati la Giustizia e la Fedeltà;le donne la Castità e la Verecondia”. Dai detti simboli si vede l’importanza e la Nobiltà di questo colore che nel Blasone viene indicato con tratti orizzontali. In Italia fu distintivo dei Guelfi[17].

Il rosso, rammenta la marzialità dell’insignito e le battaglie cruente dallo stesso combattute oltre che il sangue versato per la redenzione dell’Umanità tutta da Nostro Signore Gesù il Cristo. In Araldica infatti, questo colore forte e caldo, che si rappresenta graficamente con linee perpendicolari, indica lo Spargimento di Sangue in Battaglia, l’Audacia, il Valore, la Fortezza, la Nobiltà Cospicua ed il Dominio.

Scudo: d'azzurro costantiniano alla stessa croce gigliata di rosso. Corona: Imperiale bizantina con le infule.

Mantello: azzurro costantiniano classico, ma con la croce costantiniana portante nel cuore l’aquila bicefala d'oro.

Stendardo Crociato: il Labaro di Costantino il Grande.

Motto: IN HOC SIGNO VINCES!

CONDIZIONI GENERALI D'AMMISSIONE

Conferimento - La designazione può essere conferita a persone che abbiano compiuto i diciotto anni di età, di ambo i sessi, di qualsiasi nazionalità e religione, senza discriminazioni razziali o sociali, sempreché risultino di buona condotta morale ed abbiano acquisito particolari meriti personali, distinguendosi nel campo degli studi, della professione, nel lavoro, nella società civile.

Contribuzione - I membri debbono contribuire alle opere e allo sviluppo dell’Ordine, versando al momento dell’ammissione una donazione, unica (una tantum) valida a vita.

Opera filantropica - L’Ordine favorirà tutte quelle manifestazioni e iniziative a carattere benefico e caritatevole che, volta per volta, si riterranno opportune per un impegno sociale,  civile e morale d’aiuto concreto al prossimo sofferente e bisognoso.

Sacro Collegio della Corona.

L'Augusta Casa di Roma et Russia è beneficiata dell'Alta Protezione Spirituale del Suo Sacro Collegio, così parimenti tutti i Suoi Imperiali Ordini Cavallereschi Dinastici ai quali le più importanti Autorità Religiose ed i Patriarchi d'Oriente e d'Occidente, Primati delle Loro Chiese, si sono degnate di accordare il beneficio della Santa Benedizione Apostolica e della Protezione Spirituale Perpetua della Santa Porpora.

Con Bolla Episcopale “Lux Regum” (del 17.06.2003 A.D.), S.A.R.I. Don Antonius II di Roma et Russia è riconosciuto e onorato quale Gran Principe Patricio del Sacro Consiglio delles Principes Altos Protettores Temporales della S. Chiesa Ortodossa Albanese in esilio.

Tutti i Nobili Cavalieri godono, pertanto, della Benedizione Apostolica di favore del Santo Seggio Ortodosso Albanese in esilio.  


 Ordine al Merito Costantiniano

del Sacro Angelico Ordine Costantiniano 

dei Cavalieri Aurati 

 "L’Ordine al Merito del Sacro Angelico Ordine Costantiniano dei Cavalieri Aurati è  riconoscimento di meriti eccezionali e di speciali benemerenze acquisiti nelle carriere civili e militari, nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, nel commercio, nelle industrie, nello studio e nell’applicazione delle discipline economico-sociali, e comunque in ogni notevole attività che accresca considerevolmente l’onore ed il prestigio della Imperial Casa Angelo Tiberio Dobryniana  e sia rivolta a beneficio dell’Umanità”.

Si articola nei seguenti gradi:

Cavaliere, Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grande Ufficiale, Cavaliere di Gran Croce, C.G.C. decorato del Collare.

La decorazione è quasi identica a quella dell’Ordine, dal quale se ne differenzia per il differente nastro, rosso con due pali bianchi e per la mancanza dell’aquila bicefala al centro del monogramma cristos. Per tutti i gradi sopra tutto, la corona imperiale bizantina aurea con le infule.

Decorazione (miniatura)


NOTE

[3] Principe. Dal  sostantivo latino princeps-cipis è composto da tema prim-us (primo) e ceps dal tema che è in cap-ere (prendere) e sta ad indicare colui che prende il primoposto. Bisogna fare attenzione fra il Titolo Apicale della Nobiltà Dativa di Principe ed il Titolo della Nobiltà Nativa di Principe Sovrano o Principe del Sangue  (Princeps Natus cioè qui Regis sanguine ortus est), cosa ben diversa. Il figlio Primogenito del Re d’Inghilterra assume fino dalla nascita il Titolo di Principe di Galles, quello del Re di Spagna di Principe delle Asturie e quello del Re d’Olanda di Principe  di Orange, quello del Re d’Italia di Principe di Piemonte.

[4] Afferma l’Hobbes, nel “Leviathan”, che il Sovrano, perdendo il territorio sul quale esercitava lo “Jus imperii” e lo “Jus gladii” non perde tuttavia i Suoi Diritti Sovrani, in quanto, mentre conserva “in pectore et in potentia tali diritti, quale “Pretendente”, mantiene, nella piena efficacia giuridica, gli altri due elementi inerenti alla Sovranità, quali lo  Jus Majestatis” e lo “Jus Honorum”, vale a dire il diritto ad essere onorato ed il diritto a nobilitare, cioè ad armare Cavalieri e creare Nobili e ciò perché la Sovranità non importa per sé stessa dominio e proprietà, bensì Giurisdizione ed Imperio, ond’è inalienabile. Tale principio giuridico, dell’Hobbes, ai giorni d’oggi viene confermato dalla prevalente Giurisprudenza e dalla dominante Dottrina, come confermano, tra gli altri, Giovan Battista Ugo nel “Digesto Italiano” (Torino, 1923); il Prof. Gorino-Causa dell’Università di Torino; il Bascapè dell’Università del Sacro Cuore di Milano, il quale ultimo precisamente scrive: “La Famiglia Principesca già Sovrana ha sempre il carattere di una Dinastia ed il Suo Capo conserva il Titolo e gli attributi dell’ultimo Sovrano spodestato, col nome di “Pretendente”. Non si tratta di una Famiglia Principesca privata,  ma sempre di una antica Dinastia, che, come tale, continuerebbe a distribuire nomine”.

[5] Araldica. E’ la disciplina ausiliaria della Storia che insegna a comporre le “Armi” (il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e le ornamentazioni che servono ad individuare una persona, una Famiglia, un Ente. Sinonimo aulico, colto, di “Stemma”) e pertanto insegna a comporre uno stemma, Nobiliare, Sovrano, etc. Proviene da “Araldo”, che significa “Messo”, etimologicamente derivante dal germanico “Hariowaldus”, nome che starebbe a indicare l’Ufficiale di una Armata, oppure colui che conosceva tutti gli Dei di una stirpe e le Famiglie alle quali esse appartenevano. La storia dell’Araldica puosi dividere in cinque distinti periodi: 1) origine delle armi che va da Enrico l’uccellatore alla prima Crociata; 2) Delle Crociate; 3) Delle Fazioni (1200-1500); 4) Moderno (1500-1700);  5) Contemporaneo. Protagonisti della (prima) crociata furono i Cavalieri Normanni, spesso figli cadetti, di Normandia -al comando di Conti come Ugo di Vermadois, Roberto II di Normandia, Raimondo di Tolosa, Goffredo di Buglione - e dell'Italia meridionale - diretti da Tancredi e Boemondo d'Altavilla, cui si unirono altri Cavalieri dal Principato capuano, e dalla Puglia. La presa di Gerusalemme del 1100, concluse la prima crociata.

[6] Papa Innocenzo III, era nipote di Papa Clemente III. Nato a Gavignano (Ciociaria) nel 1160, consacrato Papa il 22 febbraio 1198 e morto a Perugia o Roma il 16 luglio 1216 (?), era figlio di Lotario dei Conti Segni, figlio di Trasmondo, Conte di Segno e di Clarica (o Clarice) SCOTTI, di Famiglia romana (provenienza incerta). Con Papa Innocenzo III nascono gli stemmi papali. Suoi nipoti furono i Papi Gregorio IX ed Alessandro IV (da “I Papi ”, di Memmo Caporilli, Nuova Editrice Spada, N.E.S., 1985).

[7] La Genealogia è una Scienza Ausiliaria della Storia. La vecchia definizione di “Genealogia”, definisce questa  come “La disciplina che si occupa dell’origine e della discendenza di famiglie e di stirpi”, la nuova, forse più precisa e completa della precedente, la definisce come “La Scienza che accerta e studia i rapporti di parentela, di affinità e di attinenza che intercorrono fra i diversi membri di una o più famiglie”.

[8] Dinastico. E’ così denominato l’Ordine appartenente al Patrimonio Araldico di una Dinastia Sovrana.  Si dirà Ordine Dinastico Non Nazionale se la Dinastia Sovrana non è più regnante ma conserva nella persona del Capo lo “Jus Collationis” dei Suoi Ordini.

[9] Debellate. Che hanno subito la Debellatio. Quest’ultima è data dalal rinuncia totale o passiva, per sé e per i propri discendenti, a tutte le prerogative Sovrane.

[10] San Giorgio è Patrono della Georgia (che porta il suo nome), della Catalogna (che in Suo onore dà una settimana di festa), dell’Aragona, dell’Inghilterra (dichiarato tale da Enrico III nel 1222), del Portogallo, di alcune città italiane (Genova e Ferrara). In Sicilia è particolarmente venerato a Ragusa e a Modica.

[11] Cioè il “Grande Martire”.

[12] Turchia.

[13] Questa la storia. La leggenda racconta di un Cavaliere senza macchia e senza paura che poneva il suo coraggio a servizio del messaggio cristiano. Pare che in una Provincia della Libia vi fosse una popolosa città di nome Silene, vicina ad un lago nelle cui acque sguazzava un orrendo mostro, un drago. L’enorme bestione seminava morte e distruzione con i vapori mefitici che fuoriuscivano dalle sue fauci infuocate. Per placare l’ira dell’animale gli offrivano due pecore al giorno: quando però si stancava delle pecore dovevano sostituire gli ovini con carne umana.  Era necessario perciò fare un sorteggio per stabilire chi dovesse andare in sacrificio. Un bel giorno la sorte cadde sulla figlia del Re, Cleodolinda. Il Re cercò tanti pretesti per opporsi a quel destino, ma la folla andò presso la sua reggia e lamentò il fatto che le figlie della povera gente dovevano morire mentre la figlia del Re no. Il Re dovette rassegnarsi. Vestì gli abiti regali e poi, seguito dalla corte, accompagnò la figlia sulla riva del lago. Il mostro, emergendo dalle acque stava per ghermire la preda quando sopraggiunse un Cavaliere, interamente armato e incurante del pericolo che affrontò il drago solo dopo aver visto un segno divino nel cielo: una croce. Il Santo dunque lo colpì con la lancia e gli inchiodò la testa sulla spiaggia limacciosa. Cleodolinda e Giorgio portarono il drago ucciso in città, provocando paura nella gente. Ma il Cavaliere rassicurò la folla dicendo: "coloro che credono in Gesù Cristo e sono battezzati, possono sconfiggere qualsiasi male".  Da quel momento il Re, la figlia, i Dignitari e l’intera città (ventimila circa esclusi donne e bambini, sempre secondo la leggenda), abbracciarono il Cristianesimo. Giorgio fin da giovane fu coraggioso a tal punto da distruggere gli idoli pagani e ucciderne i loro sacerdoti. In seguito si rifugiò in Palestina dove divenne soldato e tribuno dell’Esercito Imperiale. Egli si afflisse parecchio allo spettacolo delle uccisioni dei perseguitati che rifiutavano di sacrificare agli Dei. Per tale motivo rinunciò alla sua carriera politica, distribuì i suoi beni ai poveri e vestì come solevano vestire i cristiani.                Avendo anche lui rifiutato di sacrificare agli Dei, fu imprigionato e sottoposto a torture per sette anni nella città di Lod (Israele). Per fiaccare la resistenza del Cavaliere gli aguzzini le provarono tutte: fu tirato da una ruota dentata (piena di spade); fu costretto ad entrare in una fossa piena di calce viva; lo fecero correre con delle scarpe infuocate; fu frustato con cinghia di cuoio; fu percosso con martelli da fabbro; fu gettato da un precipizio e dato alle fiamme; scampò miracolosamente alla caldaia di olio bollente. Il Santo riceveva coraggio dalle apparizione notturne del Signore che lo consolava con dolcissimi parole. Non ottenendo i risultati previsti l’Imperatore cambiò strategia e provò a tentarlo con lusinghe, ma ottenne l’effetto contrario poiché il suo esempio diede coraggio anche agli altri prigionieri: convinse addirittura la stessa moglie dell’Imperatore ad abbracciare la Fede e ad essere per questo condannata a morte. L’Imperatrice, già sul patibolo, chiese a Giorgio cosa ne sarebbe stato di Lei dato che non aveva ancora ricevuto il Battesimo. Il Santo rispose: "Il Tuo sangue versato ti sarà battesimo e corona".

Alla fine offrì da solo al carnefice la testa. Adagiò la testa sul ceppo ed un colpo di spada gliela mozzò (303 d.C.). Fonte: http://www.parrocchie.it/monreale/sangiuseppe/06SGiorgio.htm

[14] Re dei Franchi. Incoronato primo Imperatore del Sacro Romano Impero la notte di Natale dell’800, in Roma, dal Pontefice Leone III.

[15] In Francia i Feudi furono dichiarati ereditari proprio da Carlo il Calvo nell’877, con l’Editto emanato a Kiersy-sur-Oise, comunemente chiamato “ad Karisiacum”.

[16] Carlo il Calvo, nella basilica di S. Pietro, il giorno di Natale dell'875, ricevette dal Pontefice la Corona Imperiale.

[17] I Fautori del Papato, avversari dei Ghibellini, fautori dell’Impero

.

 

________________________

<Top>


<<Back