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IMPERIAL SOVEREIGN TIBERIAN DOBRYNIAN HOUSE OF ROME AND RUSSIA MILITARE
TROIANO
ORDINE DEI
CAVALIERI
DARDANIDI Premessa
A tal riguardo si rende noto che il 22 luglio 1985, con Decreto Imperiale dato a Napoli, S.A.R.I. il Principe Don Luigi Amoroso d’Aragona (*) abdicava formalmente in favore di Don Antonius II di Roma et Russia al quale passavano di diritto (de jure) tutte le prerogative e fontes honorum degli Imperatori bizantini Amoroso Comneno Angelo-Flavio-Lascaris–Paleologo d’Aragona, etc. pertanto, veniva così ulteriormente a rafforzarsi l’antica legittimazione Angelica-Bizantina nella continuità storica dell’Ordine dagli Imperatori d’Oriente. L’Ordine, quale soggetto di
Diritto Internazionale, appartiene “de
jure”, cioè di diritto, al patrimonio storico-araldico[6]genealogico[7],
ergo Dinastico[8], inalienabile ed imprescrittibile della “Imperial
Sovereign Tiberian Dobrynian House of Rome and Russia”, La quale non
ha mai subito la “debellatio”, cioè non è mai stata debellata. La “Debellatio”
è data dalla rinuncia totale o passiva, per sé e per i propri
discendenti, a tutte le prerogative Sovrane. Non deve stupire il fatto che esistano ancor oggi Famiglie Illustri discendenti da Gentes Romane. Si pensi solo ai Principi MASSIMO[9], oppure ai CENCI, dalla Gens CINCIA, dai quali uscì il Pontefice Giovanni X eletto nel 914. Dalla Gens ANICIA discesero: i Conti di Tuscolo, dai quali uscirono i Papi Giovanni XII, Benedetto VII, Benedetto VIII, Giovanni XIX e Bendetto IX (il Papa che fu eletto tre volte); i Conti di Segni, da cui uscirono i Papi Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV ed Innocenzo XIII; i COLONNA, da cui uscirono i Papi Adriano I, eletto nel 772 e Martino V, e secondo una antichissima Tradizione (Traditio) anche San Marcello I, eletto nel 308, San Sisto III, eletto nel 432 e Stefano IV, eletto nell’816; i PIERLEONI, dai quali uscirono il Papa Gregorio VI e l’Antipapa Anacleto, eletto nel 1130, ed i FRANGIPANE (entrambi più antichi in Roma dei COLONNA e degli ORSINI), i primi Conti dell’Aventino, i secondi, potentissimi, dei quali un Oddo, sposò nel 1236 Anna COMNENO[10], figlia dell’Imperatore di Bisanzio, ed un jacopo consegnò a Carlo d’Angiò (d’Anjou) Corradino di Svevia[11] (Swabia); infine, dalla Gens FABIA, i FABI e, come innanzidetto in apertura, i ben famosi MASSIMO, tuttora fiorenti. DEL
TITOLO, DELLA NATURA E DELLA
SOVRANITA'
L’Ordo è una Milizia Cavalleresca, Cristiana ma
Ecumenica, rifacentisi al prototipo, al Mito dei Nostri Progenitori Troiani ai quali Roma deve la
propria Cultura e Grandezza. Quale soggetto di Diritto Internazionale, l’Ordo
è appartenente a pieno titolo al Patrimonio Storico e Araldico Dinastico
Ereditario dell’Augusta Casa Imperiale e Granducale
Tiberiana-Dobryniana-Anghelos di Roma et Russia, è autonomo, indipendente
da ogni temporale o spirituale sovranità. Alla memoria del culto del Padre dei Padri Re
Dardano, iniziatore della stirpe Dardanida dapprima e di quella Giulia
successivamente, l’attuale discendente S.A.R.I. il Principe Don Antonio
II° Giulio Cesare Augusteo TIBERIO DOBRYNIA ANGELO di ROMA e di RUSSIA "JUS SANGUINUS ET FONS
HONORUM" della Dinastia Imperiale Giulio Claudia Augustea
Tiberiana-Dobryniana-Rurichide Anghelos di Roma e di Russia, Principe
Imperiale dell'Impero Romano e di Bisanzio, Granduca di Russia e Gran
Vicario del Sacro Romano Impero, ha voluto rendere onore alla Sacra
Progenie ristabilendo l’antico culto divino adombrato dal mito e dalla
storia tramandato con bagliori imperituri, e omaggio alla prima Troiana
Militia, culla d’ogni civiltà. In eccezionali casi, l’Ordine può essere conferito anche ai non Cristiani che abbiano acquistato speciali benemerenze verso la Gloriosa Militia Aurata o si siano resi altamente benemeriti dell’umanità, così come praticasi dalla Santa Sede per l’Ordine dello Speron d’Oro e l’Ordine Piano. Scopi
dell’Ordine
- Essi sono: a) la continuazione e
salvaguardia del patrimonio storico tradizionale degli antichi Cavalieri
Dardanidi, eroi senza macchia e senza paura, la cui storia gloriosa è
giunta dall’antichità ai nostri giorni. b) la propagazione della Fede
Cristiana, senza sterili settarismi ma con veritiero spirito ecumenico e
di fratellanza per l’unificazione o almeno per la armonizzazione delle
diverse Confessioni, Religioni, Filosofie ed Ideologie; c) la difesa e la
conservazione degli ideali cavallereschi di Giustizia e Onore, uniti ai più
elevati valori filantropici e caritatevoli; la diffusione e valorizzazione
degli studi superiori, umanistici, artistici e scientifici, a fondamento
di una rinnovata Cultura dell’Uomo e per l’Uomo. Categorie
di Membri
- L’Ordine comprendente una classe unica di Cavalieri, rifacendosi alle
consuetudini più antiche dei maggiori Ordini Cavallereschi e conferisce
il seguente grado: La Categoria di “Giustizia” è “de jure” riservata ai Nobili che comprovino ascendenza Nobiliare di almeno 400 anni sul Cognome Paterno. Il Gran Maestro può tuttavia, in casi eccezionali, derogare a tale regola e concedere egualmente la categoria di Giustizia a Nobili di più recente nomina o a personalità eccezionali.
PARTE STORICA Figlio di Zeus (Giove) e della Ninfa[12] Elettra, figlia di Atlante[13], Dardano fu l’antenato dei Troiani. Da Elettra e Zeus nacquero non solo Dardano ma anche Giasione e Armonia. Zeus ebbe moltissimi amori riassunti dalla Tabella seguente.
DARDANO Nato in Italia da Corito figlio di Giove, fondò Cortona[14] in Etruria, e dopo che Suo fratello Giasone aveva sedotto Demetra, partì alla volta dell’Arcadia e della Troade (secondo la versione romana del mito, narrato da Virgilio nell’Eneide. E ciò spiegherebbe l’ordine divino ricevuto da Enea[15] di recarsi a fondare la nuova Patria sul suolo italico, la terra di Dardano). Dalla Samotracia[16] si rifugiò in Frigia[17], dove fu accolto dal Re Teucro di Frigia, che Gli diede in sposa la figlia Batia donandogli gran parte dei suoi territori (“donandoGli metà del Suo Regno). Sulle pendici del Monte Ida Dardano costruì una città che chiamò Dardania[18] (poi detta Troia), e allorché ereditò l’intero Regno di Teucro, chiamò Dardani i suoi abitanti. Figlio di Dardano fu Brittonio, Padre di Troo. Tra i figli di Troo, Assaraco governò la Dardania e Ilo, e fondò la città di Ilium (Troia). Omero e Virgilio chiamarono infatti Dárdani i Troiani. Alla morte di Teucro, Dardano riunì sotto di sé tutto lo Stato e l’intera Regione si chiamò dapprima Dardania, poscia Troade. Dardano introdusse localmente il Culto di Minerva, Dea della Sapienza, della Guerra e delle Arti, portandovi due statue di Lei, una delle quali del celebre Palladio, che secondo Apollodoro era un automa che si muoveva da solo, Protettore della Città di Troia, di cui Ulisse (Odisseo) e Diomede riuscirono ad impadronirsi entrando di notte nella città assedita. “Dardano, de’ Troiani il primo autore, nacque d’Elettra, come i Greci han detto e d’Elettra fu Padre il Grande Atlante, che con gli omeri Suoi folce le stelle”. (ENEIDE, VIII, 204). Nipote di Assaraco era Anchise[19], padre di Enea[20], e nipote di Ilo era Priamo Re di Troia. Priamo era figlio di Laomedonte e di Strimo, fu l’ultimo ed il più grande Re di Troia; il Suo vero nome era Podarcete. Quando Suo Padre fu ucciso da Ercole, fu fatto prigioniero e sarebbe rimasto prigioniero per tutta la vita se Sua sorella Esione non fosse riuscita a liberarLo; assunse allora il nome di Priamo, che significa appunto “uomo libero”. Divenuto Re di Troia, fece fortificarne le mura, aprirVi sei porte, edificare un sontuoso Palazzo e sposò Ecuba, figlia di Dimante, Re di una parte della Frigia, dalla quale ebbe numerosissimi figli, 19 dei quali sono citati da Omero. I più famosi furono Ettore. Che fu il più forte e coraggioso eroe troiano durante l’assedio dei Greci; Paride, che per la Sua bellezza fece innamorare di sé Elena, moglie di Menelao, Re di Sparta, il che fu la causa della Guerra di Troia, e Creusa, che sposò il consanguineo Enea. Dopo aver visto la maggior parte dei Suoi figli e dei Suoi nipoti morire in battaglia ed Ettore ucciso da Achille, Priamo benché vecchissimo si armò per combattere, e cercando di difendere, nel Palazzo Reale, dove erano entrati i Greci, con l’inganno, grazie al famoso cavallo di Troia stracolmo di commandos greci, Suo figlio Polite, inseguito da Neottolemo, figlio di Achille, fu da questi ucciso davanti all’ara di Giove. Secondo altri Neottolemo invece lo trascinò sulla Tomba di Achille e gli mozzò la testà, collocandola sulla punta di una lancia e facendola poi portare per tutta la Città, ad ostentationem, ad pompam.
Figlio di Venere (Afrodite) e di Anchise, discendente di Troo (o Tros) e membro della Famiglia Reale di Troia, sposato a Creusa[21], una delle figlie di Priamo, Re di Troia, aveva un figlio, Ascanio (Iulo/Julo oppure Iulio/Julio da cui Giulio e Gens Giulia, alla quale appartenne stesso Cesare), che seguì il padre nel viaggio nella terra dei Latini, combattendo valorosamente contro i Latini ed uccidendo Lauso, figlio di Mezensio, Re d’Etruria, fondando poi Albalonga. Albalonga venne fondata 30 anni dopo Lavinio (da Lui governata appunto per ben trenta anni e fondata 2 anni dopo la distruzione di Troia), 400 anni prima di Roma. Su Ascanio Julo sulla ENEIDE, I è scritto quanto segue: “Ascanio giovinetto, or detto Julo, succederagli; e trenta giri interi del maggior lume, il sommo imperio avrà. Trasferirallo in Alba. Alba la Lunga sarà la Reggia Sua, possente e chiara”. Troo era figlio di Erittonio e di Astioche, dette
il Suo nome alla Città di Troia; condusse varie guerre fortunate contro i Popoli
vicini, soprattutto contro Tantalo, Re
della Lidia. Dalla Ninfa Calliroe, figlia del Fiume Scamandro, ebbe Ilo,
Assaraco e ganimede. “………..d’Erittonio
nacque Troe, Re de’ Trojani e poi di Troe generosi tre figli, Ilo ed
Assaraco e il deiforme Ganimede…”. Sulle origini di Roma il Chiarissimo Prof. Alberto
PALMUCCI ha scritto su Internet quanto segue Secondo
il Tragediografo greco Licofrone (IV-III sec. a. C.), Enea, dopo la rovina
di Troia, condusse i superstiti Troiani a sbarcare alla foce del fiume
Linceo (il Mignone presso Tarquinia?) in Etruria dove convisse con
Tarconte (Re di Tarquinia e Capo della Lega Etrusca). Qui arrivò pure Ulisse che
chiese perdono ad Enea ed ottenne da Lui di stanziarsi in un'isola o
località marina chiamata Gortina (Corito?). Enea, poi, dall'Etruria, andrà
a colonizare la valle del Tevere dove fonderà Lavinio. Egli, secondo lo
Storico greco Plutarco (I sec. d. C), aveva sposato una sorella di
Tarconte, di nome Roma che diede il nome alla città di Roma fondata
anch'essa da Enea. Per Alcimo Siculo (IV-III sec. a. C.), altro Storico
Greco, la moglie di Enea si chiamava Tirrenia: La Tradizione greca
filoetrusca (o etrusca?) fu rielaborata da Virgilio nell'Eneide. Secondo lui, Dardano, il Capostipite dei Troiani era nato nella
etrusca città di Corito (oggi Tarquinia). Da qui emigrò nell'Isola di Samotracia dove
introdusse la Religione Etrusca dei Misteri; e da qui si spostò poi in
Asia Minore dove i suoi discendenti fonderanno Troia. Quando poi questà
Città verrà distrutta dai Greci, gli Dèi imporranno ad Enea di
ricondurre i superstiti Troiani a Corito-Tarquinia perché questa era la
Loro antica Madre Terra. Questo narrava Virgilio nel terzo libro dell'Eneide. Egli si vantava di avere origini etrusche, ma viveva alla corte dell'Imperatore Augusto; così nel proseguo del poema non farà sbarcare Enea in Etruria alla foce del fiume Linceo (il Mignone?), come voleva la tradizione, bensì a quella del Tevere. Il poeta, tuttavia, cercò di compiere in qualche modo un atto di riparazione verso gli Etruschi. Enea, sbarcaco alla foce del Tevere, è respinto dai Latini del luogo, così si reca a Corito-Tarquinia, presso la foce del Mignone (il Linceo?) per chiedere aiuto a Tarconte La posizione di Virgilio trova
riscontro nella dedica <<Agli
dèi Dardani>>, scritta sui cippi di confine di una colonia
condotta in Africa da un gruppo di Etruschi provenienti dall'Etruria
meridionale. Secondo una tradizione inversa
a quella vilgiliana, riferita da Elio Donato (IV sec. d.C.) nel commento
all'Eneide, la città di Corito (Tarquinia) sarebbe stata fondata da
Corito, figlio di Paride figlio di Priamo Re di Troia. Questa leggenda
trava qualche riscontro in sede etrusca nelle figure graffite sul retro di
uno specchio, nelle quali si vede un personaggio di nome Tarquinio o
Tarconte insieme a Paride ed a Priamo. Corito era anche il nome del
nonno di Tarconte. Ora, tutti questi personaggi di nome Corito erano
chiamati anche Corinto; e forse non è un caso che Corinto, detta anche
Corito, era il nome della città greca donde veniva Demarato Corinto che,
secondo Strabone (VII, 6,20), divenne Re di Tarquinia e padre di Tarquinio
Prisco. Che la città di Corito sia l'odierna Tarquinia trova conferma negli antichi commenti all'Eneide di epoca romana, nella tradizione medioevale e nei documenti archeologici dell'Etruria meridionale. Da Enea inizia la discendenza della Gens Julia. E’ da ricordare che secondo la Leggenda, cara alla Chiesa Russa, gli stessi Rjurik discendono dalla Gens Julia (da Julo) e da Enea attraverso i Prus. Circa questi ultimi si sappia quanto segue. Un fratello di Ottaviano Augusto si sarebbe stabilito nella Regione che oggi si chiama Prussia, dal di Lui nome, Prus e da Prus sarebbe disceso il Principe Varega Rjurik (Bondioli, Ucraina, Milano, 1941, pagine 26 e 27). La Gens Julia o degli Julii era antichissima e si incontrano personaggi di codesto nome fin dal secolo III, in Roma. Il primo cui la storia accenni è C. Julius Julus, Console nel 265.
Licofrone, Alessandra, versi
1240 e seguenti, con la parafrasi greca, le antiche note e il commento di
Tzetze; traduzione italiana in G. Buonamici, Fonti di Storia Etrusca,
Firenze-Roma, Olschki, 1939, pag.106 e seguenti. Alcimo Siculo, in Festo, De
significatione verborum, alla voce Romam. Plutarco, Vita di Romolo, I. Virgilio, Eneide, III, 170;
VII, 209; VIII, 597-603; IX, 1-10. Servio Danielino, Commento
all'Eneide, VIII, 597-603; IX, 1-10. Giovanni Boccaccio, De genealogie deorum gentilium, VI, 51; Commento all'Inferno di Dante, IV, 121-123; XII, 137; XIII, 7. NOTE [1] Gli Ordini Non Nazionali sono Ordini facenti parte del Patrimonio Araldico di una Nazione o comunque di una entità differente rispetto alla Nazione nella quale si opera. Sono principalmente Ordini di Collazione di Famiglie discendenti da ex Sovrani. Una Onorificenza concessa da un Ordine Dinastico-Familiare è cosa ben diversa da quelle che la Legge 3 marzo 1951 nr. 178 qualifica come concesse “da Enti, Associazioni o Privati”. La Dottrina Giuridica Italiana ha fatto rilevare più volte che né il concedere, né il fregiarsi di Decorazioni di Merito e/o cavalleresche indipendenti cade sotto alcuna Sanzione Penale “purché limitato alla vita di relazione sociale – omissis – ed accompagnato sempre dalla precisazione della specie e della qualità dell’Ordine Cavalleresco”. (Sentenza della Suprema Corte di Cassazione – Sezione III del 23 aprile 1959). [2]
Sono Titoli Sovrani i seguenti: Imperatore, Re, Arciduca, Granduca,
Principe Reale e/o Imperiale, Sovrano, Scià, Sultano, Duce, Negus,
Bey, Emiro, etc. [3] Principe. Dal sostantivo latino “Princeps-cipis” è composto da tema “prim-us” (primo) e “ceps” dal tema che è in “cap-ere” (prendere) e sta ad indicare colui che prende il primoposto. Bisogna fare attenzione fra il Titolo Apicale della Nobiltà Dativa di Principe ed il Titolo della Nobiltà Nativa di Principe Sovrano o Principe del Sangue (Princeps Natus cioè qui Regis sanguine ortus est), cosa ben diversa. Il figlio Primogenito del Re d’Inghilterra assume fino dalla nascita il Titolo di Principe di Galles, quello del Re di Spagna di Principe delle Asturie e quello del Re d’Olanda di Principe di Orange, quello del Re d’Italia di Principe di Piemonte. [4] Afferma l’Hobbes, nel “Leviathan”, che il Sovrano, perdendo il territorio sul quale esercitava lo “Jus imperii” e lo “Jus gladii” non perde tuttavia i Suoi Diritti Sovrani, in quanto, mentre conserva “in pectore et in potentia” tali diritti, quale “Pretendente”, mantiene, nella piena efficacia giuridica, gli altri due elementi inerenti alla Sovranità, quali lo “Jus Majestatis” e lo “Jus Honorum”, vale a dire il diritto (“Jus”) ad essere onorato ed il diritto a nobilitare, cioè ad armare Cavalieri e creare Nobili e ciò perché la Sovranità non importa per sé stessa dominio e proprietà, bensì Giurisdizione ed Imperio, ond’è inalienabile. Tale principio giuridico, dell’Hobbes, ai giorni d’oggi viene confermato dalla prevalente Giurisprudenza e dalla dominante Dottrina, come confermano, tra gli altri, Giovan Battista Ugo nel “Digesto Italiano” (Torino, 1923); il Prof. Gorino-Causa dell’Università di Torino; il Bascapè dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il quale ultimo precisamente scrive: “La Famiglia Principesca già Sovrana ha sempre il carattere di una Dinastia ed il Suo Capo conserva il Titolo e gli attributi dell’ultimo Sovrano spodestato, col nome di “Pretendente”. Non si tratta di una Famiglia Principesca privata, ma sempre di una antica Dinastia, che, come tale, continuerebbe a distribuire nomine”. [5]
Ruricense. La Dinastia di Ivan IV Vasilievich detto “il
Terribile”, Terzo Zar di Russia. [6] Araldico, che si rifà cioè alla Araldica. Questa è la disciplina ausiliaria della Storia che insegna a comporre le “Armi” (il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e le ornamentazioni che servono ad individuare una persona, una Famiglia, un Ente. Sinonimo aulico, colto, di “Stemma”) e pertanto insegna a comporre uno stemma, Nobiliare, Sovrano, etc. Proviene da “Araldo”, che significa “Messo”, etimologicamente derivante dal germanico “Hariowaldus”, nome che starebbe a indicare l’Ufficiale di una Armata, oppure colui che conosceva tutti gli Dei di una stirpe e le Famiglie alle quali esse appartenevano. La storia dell’Araldica puosi dividere in cinque distinti periodi: 1) origine delle armi che va da Enrico l’uccellatore alla prima Crociata; 2) Delle Crociate; 3) Delle Fazioni (1200-1500); 4) Moderno (1500-1700); 5) Contemporaneo. Protagonisti della (prima) crociata furono i Cavalieri Normanni, spesso figli cadetti, di Normandia -al comando di Conti come Ugo di Vermadois, Roberto II di Normandia, Raimondo di Tolosa, Goffredo di Buglione - e dell'Italia meridionale - diretti da Tancredi e Boemondo d'Altavilla, cui si unirono altri Cavalieri dal Principato capuano (o Principato del Volturno), e dalla Puglia. La presa di Gerusalemme del 1100, concluse la prima Crociata. [7] Genealogico, che si rifà cioè allaGenealogia. Questa è una Scienza Ausiliaria della Storia. La vecchia definizione di “Genealogia”, definisce questa come “La disciplina che si occupa dell’origine e della discendenza di famiglie e di stirpi”, la nuova, forse più precisa e completa della precedente, la definisce come “La Scienza che accerta e studia i rapporti di parentela, di affinità e di attinenza che intercorrono fra i diversi membri di una o più famiglie”. [8] Dinastico. E’ così denominato l’Ordine appartenente al Patrimonio Araldico di una Dinastia Sovrana. Si dirà Ordine Dinastico Non Nazionale se la Dinastia Sovrana non è più regnante ma conserva nella persona del Capo lo “Jus Collationis” dei Suoi Ordini. [9] Massimo. Deriva dal superlativo di Magnus, Maximus, che significa "il primo, il maggiore dei figli" o "grandissimo, superiore a tutti". Cognomen di alcune potenti famiglie romane. [10] Il Marchese Vittorio Spreti, nel Suo testo "Brevi Note sui Comneno" - Bari, luglio 1944, così comincia la Sua Opera: I Comneno sono non forse la maggiore ma, certo la più notevole delle Dinastie succedutesi sul trono di Bisanzio dopo la Macedone, tutti i Suoi membri essendo stati di grande intelligenza e energici, abili diplomatici e valenti Generali, con in ciascuno notevoli qualità, tranne che per l'ultimo, Andronico, che fu spodestato propriamente per i Suoi eccessi crudeli. Originari di Comné, vicino Adrianopoli, e stabilitisi a Kastamon o Chastamon in Anatolia, già ai tempi di Basilio II il Macedone (976-1025), essi figurano tra le più potenti famiglie della Aristocrazia Bizantina. [11] Svevia. In tedesco “Schwaben”. Storica Regione della Germania Occidentale, un tempo abitata dai Celti ed occupata nel I secolo a.C. dagli Svevi (Suebi) che le dettero il nome. Fu successivamente conquistata dai Romani, fu sede degli Alamanni, che vennero sconfitti da Carlo Martello nel 730, fu suddivisa nel IX secolo, durante il periodo della cosìdetta anarchia feudale, fra Duchi e Conti locali, poi sottomessi dal Re di Germania Corrado I; eretta in Ducato per il figlio Landolfo da Ottone I di Sassonia, divenne Ducato e patrimonio familiare delle Dinastia di Sassonia e di Franconia finché Agnese, figlia dell’Imperatore Enrico IV, la portò in dote al marito Federico I di Staufen, dal cui Castello, sul Rahus Alp, i Suoi discendenti, Duchi di Svevia, si cognominarono “Hohenstaufen”, cioè “Alti Staufen”. Il Cognome è il Quid che distingue una Famiglia e si tramanda di padre in figlio. Ricava la propria denominazione dal latino “cum nomine” (che va unito al nome), cioè all’appellativo particolare di ciascuna persona. [12] Ninfa. Le Ninfe erano spiriti della natura o divinità minori che vivevano in boschi, torrenti, ruscelli, fontane, foreste, ed anche nel mare, raffigurate come fanciulle giovani di straordinaria bellezza appassionate di musica e danza. Pur non essendo immortali erano comunque molto longeve, esse si distinguevano in base all'ambiente naturale che simboleggiavano, e comprendevano le oceanidi, figlie di Oceano, il grande fiume che scorre attorno alla Terra; le Nereidi, figlie del vecchio dio marino Nereo, ninfe del Mar Mediterraneo; le Driadi, ninfe dei boschi, le naiadi, ninfe delle sorgenti, dei fiumi e dei laghi aventi capacità guaritrici e profetiche; le oreadi, ninfe delle montagne e delle grotte. [13] Atlante. Gigante figlio di Giapèto (Figlio di Urano e di Gea, sposò l'Oceanina Climene che gli partorì Atlante, Menenzio, Prometeo e Epimeteo) per aver aiutato gli altri giganti nella rivolta contro Zeus, fu condannato a reggere il peso del mondo sulle spalle. Egli possedeva il giardino delle esperidi, dove maturavano i famosi pomi d'oro. Prima che Zeus lo condannasse a quella triste pena, ebbe il tempo di avere una numerosa discendenza. figlie sue furono le Pleiadi avute da Pleione, da Etna ebbe le Iadi, da Esperide le Esperidi. [14]
Cortona. A sud di Arezzo, quasi ai confini con l’Umbria, sorge
Cortona sulle ripide pendici di un colle che si appoggia all’Alta
Sant’Egidio. Cortona fu forse fondata dagli Umbri e assurta a grande
potenza sotto gli Etruschi, è oggi uno dei centri maggiori
dell’Aretino. Sul suo colle che domina la Val di Chiana, tutta
raccolta in un cerchio di mura che sono un monumento di rara
importanza archeologica, con le sue strade ripide, le Chiese, i
Conventi, essa è custode delle glorie degli antichi tempi di cui
conserva gelosamente i cimeli nei Musei e nelle Chiese.
Rarissimi esemplari delle civiltà egizia, etrusca e romana, e,
preziosissimo fra tutti, un «lampadario»
etrusco a sedici beccucci che può essere considerato uno dei più bei
lavori di artigianato in bronzo dell’antichità, sono conservati nel
Museo dell’Accademia Etrusca che ha sede nel Palazzo Casali,
imponente opera architettonica del XIII secolo. Questo Museo conserva,
oltre ad avori, argenti e bronzi, bellissimi quadri fra i quali opere
del Pinturicchio, del Signorelli, del Ghirlandaio e del Piazzetta. Vi
sono pure interessanti cimeli di epoche più vicine come la camera del
XVIII secolo appartenuta a G. B. Tommasi già Maestro dell’Ordine di
Malta. Nella ex-Chiesa del Gesù, che è opera cinquecentesca di
squisita armonia architettonica, ha sede il Museo Diocesano che
conserva la magnifica «Annunciazione»
del Beato Angelico, opere pittoriche di Luca Signorelli, di Pietro
Lorenzetti, antichi cimeli e preziosi pezzi di oreficeria. Cortona ha
pure una bellissima Cattedrale del XVI secolo e una splendida Chiesa
in stile gotico, iniziata dal successore di S. Francesco, Frate Elia
Coppi, detta appunto Chiesa di S. Francesco. Altra Chiesa molto
interessante è quella di S. Domenico, costruita all’inizio del secolo XV, con
affreschi del Beato Angelico e opere di Luca Signorelli e Bartolomeo
della Gatta. Appartiene al XV secolo anche la Chiesa di S. Niccolò, con opere di Luca Signorelli. Ma fra tutti i monumenti
artistici di Cortona il più importante è considerato la Chiesa di S.
Maria al Calcinaio, che sorge circa a metà strada fra Cortona e
Camucia, sulle pendici meridionali della collina cortonese. Capolavoro
del senese Francesco di Giorgio Martini, è considerata tra le opere
architettoniche più perfette dell’epoca rinascimentale. Ricorderemo
fra i monumenti interessanti il Palazzo Comunale con la torre, e il
Palazzo del Popolo che sorgono nella bellissima Piazza della
Repubblica. Cortona fu Patria di Santi ed Artisti. Vi dimorò S. Margherita, vi
nacquero Luca Signorelli e Pietro Berrettini. S. Francesco vi fondò
l’Eremo delle Celle, e il Beato Angelico qui lavorò lasciando
alcune fra le sue più belle opere. [15]
Enea. Figlio di Anchise e della Dea Venere, era consanguineo di
Priamo, Re di Troia, con il quale aveva la stessa discendenza da Tros,
figlio di Erittonio, figlio di Dardano; ne scrissero Stesicoro,
Ellanico, Timeo, Nevio, Ennio, Fabio Pittore, Livio, eccetera.
Allevato da Centauro Chirone, che fu Maestro (Magister)
di Achille di tanti altri Eroi, partecipò con estremo coraggio alla
Guerra di Troia e fu, dopo Ettore, il Campione dei difensori della
Città. Riuscito a scampare all’incendio con il figlio Ascanio, dopo
un lungo viaggio per mare che Lo portò in Africa e moltissime
peripezie, giunse finalmente nel Lazio (Latium),
accampandosi sulle rive del Tevere, dove fu accolto favorevolmente dal
Re Latino (figlio di Fauno, terzo Re del Lazio, figlio di Pico,
Principe saggio e valoroso che instaurò il Culto degli Dèi ed i
lavori di Agricoltura, e della Ninfa Marica. Pico era a Sua volta
figlio di Saturno, primo Re del Lazio e di Venilia, figlia del Dio
Giano), Re del Lazio, consorte della Regina Amata.
Dopo avere ucciso Turno, Re dei Rutuli, sposò Lavinia (la sola
erede del Regno del Lazio, essendo il Suo unico fratello morto giovane
e non esistendo altri discendenti del Re), figlia di Latino, ebbe un
figlio a nome Silvio (poiché partorito nelle Selve), e morì in
battaglia contro gli Etrurii e Tirreni dopo pochi anni di Regno nella
nuova Città di Lavinio, da Lui fondata in onore della moglie su
indicazione di un Oracolo. Secondo Nöel, dato che il Suo corpo non fu
ritrovato, la Dea Venere, Sua Madre, Lo avrebbe trasportato in Cielo.
Furono Suoi successori Ascanio, detto Julo, figlio della prima moglie
Creusa, e Silvio, figlio della seconda, Lavinia. Già da autori
vissuti prima di Omero, fu avanzata la tremenda ipotesi che Troia, la
Città dalle inespugnabili mura ciclopiche, fosse in realtà caduta
per tradimento proprio di Enea, ma ciò fu sempre ignorato da quando
si fece di Lui, ufficialmente, il progenitore di Romolo e Remo e della
Gens Giulia. [16] Samotracia. Trattasi di un'isoletta del Mar Egeo Settentrionale, dirimpetto al Golfo di Saros, con una montagna di 1700 metri, Monte Saros. Paolo vi si fermò per una notte andando da Troas in Macedonia durante il suo secondo viaggio (At 16:11). La Samotracia ha un clima di tipo mediterraneo, con inverni miti ed estati relativamente fresche. Le coste piane dell'isola formano quattro promontori: quello di Akrotiri, di Malafria o Megalo Akrotiri, di Aghistro e di Kipos. La Samotracia fu di grande importanza nell'antichità per via dei Misteri dei Cabiri, che si svolgevano nel Santuario dei Grandi Dei. Oggi, vicino a Paleopoli, dove è stata ritrovata pure la famosa statua della Vittoria di Samotracia (Museo del Louvre, Parigi, Francia), si sono conservate le rovine dei Santuario (la Tholos di Arsinos, la Stoà, il Temenos, il palazzo, il teatro, ecc.). Capoluogo dell'isola è Samotracia o Chora, un borgo tradizionale costruito nell'entroterra. I piccoli borghi pittoreschi, le numerose bellezze naturali, la natura ricca di boschi, la vegetazione mediterranea, i corsi d' acqua e le spiagge vergini compongono un paesaggio di particolare bellezza, "rifugio" di numerosi amanti della natura. [17] Frigia. Trattasi di un'area della Turchia odierna centrale, nelle Province romane di Asia e Galazia. Alla Pentecoste c'erano dei Giudei frigi (At 2:10). Paolo passò per questa zone durante il suo secondo e terzo viaggio (At 16:6; 18:23). Il preciso significato di questi riferimenti non è chiaro; "la Frigia e la regione della Galazia" potrebbe significare la parte della Frigia nella Galazia - cioè, l'area intorno ad Antiochia di Pisidia. [18] Con Sentenza del 18 luglio 1945, il Tribunale di Napoli riconobbe a Totò il diritto di fregiarsi dei nomi e dei titoli di: ANTONIO GRIFFO FOCAS FLAVIO ANGELO DUCAS COMNENO PORFIROGENITO GAGLIARDI DE CURTIS DI BISANZIO ALTEZZA IMPERIALE CONTE PALATINO CAVALIERE DEL SACRO ROMANO IMPERO ESARCA DI RAVENNA DUCA DI MACEDONIA E DI ILLIRIA PRINCIPE DI COSTANTINOPOLI DI CICILIA E DI TESSAGLIA, DI PONTO, DI MOLDAVIA, DI DARDANIA, DEL PELOPONNESO CONTE DI CIPRO E DI EPIRO, CONTE E DUCA DI DRIVASTO E DI DURAZZO. Sì, Totò era anche Principe della Dardania. [19] Anchise. Eroe e Principe di Troia, figlio del Principe Troiano Capi (o Capis; figlio di Assaraco e di una Ninfa figlia del Fiume Simoenta) e di Temi (sorella di Laomedonte, figlia di Ilo, fratello di Suo padre Assaraco e perciò Sua Cugina), Cugino di Priamo e Padre di Enea figlio avuto da Afrodite. Dopo la caduta di Troia fu salvato dal figlio che lo portò a spalla. Durante il viaggio verso l'Italia, morì a Trapani, ottantenne, dove il figlio gli diede onorata sepoltura sul Monte Erice dove c'era un Tempio consacrato ad Afrodite. Secondo Omero e Virgilio fu sepolto a Drepano, in Sicilia, sotto un magnifico sepolcro. Secondo Pausania ai piedi di un Monte in Arcadia, vicino al Tempio della Dea Venere; secondo Apollodoro avrebber avuto da Venere anche un secondo figlio. Virgilio (ENEIDE, Lib. VI), Lo fa apparire ad Enea nei Campi Elisi e gli fa profetizzare la Gloria Imperitura dei Romani, Suoi futuri discendenti. Ecco appunto Enea che sceso nell'Aldilà incontra il Padre che Gli dà le profezie sulla grandezza di Roma e l'Eneide così recita: ....... ma tu, Romano ricorda che i popoli devi al tuo cenno piegare questa sarà la tua arte e imporre di pace sicura le norme, e grazia concedere ai vinti e debellare i superbi . (VI) L'amore di Afrodite/Venere per Anchise è narrato nel bellissimo Inno omerico ad Afrodite/Venere. Afrodite/Venere si innamorò di Lui vedendolo pascolare le sue mandrie presso Troia; per convincerLo ad amarLa, gli si offrì sotto l'aspetto di una Principessa Frigia (altri dicono sotto le sembianze di una Ninfa), e soltanto più tardi gli rivelò la sua identità, preannunciandoGli insieme la nascita di un eroico figlio. Secondo la leggenda, Anchise, ubriaco, osò vantarsi del Suo amore con la Dea durante una festa: Zeus, per punirlo, Lo colpì con un fulmine e lo rese zoppo (cfr. anche Omero, Iliade II, 819 ss.; V, 3 11 ss.; Esiodo, Teogonia 1008 ss.). Secondo altri fonti, invece Giove/Zeus lo punì rendendoLo cieco. Giove era figlio di saturno e di Rea. Incontrastato Re degli Dèi dell’Olimpo, Padre di tanti altri Dèi. Ebbe Templi ed Altari in tutta la Terra e fu ovunque venerato come l’Onnipontente Signore della Folgore, della Terra e del Cielo; vinse i Titani, i Giganti, ebbe sette mogli ed un grandissimo numero di amanti; l’elenco dei figli è sterminato. [20] Enéa. Enèa, nella mitologia greca, eroe troiano, figlio di Anchise e di Afrodite e discendente di Dardano. Fu partorito sul monte Ida e sposò Creusa dalla quale ebbe Ascanio. Combatté valorosamente sotto le mura di Troia durante l'assedio da parte degli Achei . Caduta la città, secondo la più antica versione della leggenda troiana, si ritirò con la moglie, il figlio e il padre Anchise sull'Ida, dove regnò sui superstiti del popolo troiano. Secondo una versione più recente (sec. VI a.C.), avrebbe preso il mare e fondato varie città: Enea in Macedonia e un'altra nel territorio degli Enotri. A questa versione si riallacciano le posteriori leggende romane che identificano con Enea il progenitore dei Re di Alba Longa e quindi del fondatore di Roma. Queste leggende trovarono la loro compiutezza nella rielaborazione che ne diede Virgilio nell'Eneide. [21]
Creusa. La notta dell’incendio di Troia, mentre fuggiva dalla Città
con il marito, il figlio ed il suocero, si perse e non fu più
possibile trovarLa; una antica Leggenda asserisce che sia stata
salvata dalla Dea Cibele, La quale La trasportò in uno dei Suoi
Templi, del quale in precedenza Le aveva affidata la cura.
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