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Sovrano Ordine Tiberiano del Cingolo Aurato Militare "CINGULUM AUREA DIGNITAS"
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Prestigiosissimo Ordine di Giuspatronato, Dinastico ergo NON NAZIONALE[1] ed esclusiva Collazione della Casa Sovrana[2] Imperiale Granducale e Reale Angelo[3] Tiberio Dobrynia di Roma di Bisanzio e Russia[4]. Trattasi di Ordine NOBILITANTE, proveniente, come “Fons Honorum”, dalla Nobiltà Nativa, cioè per Nascita, della somma delle “Fontes Honorum” (Fonti di Onori) della Famiglia Imperiale GIULIO-CLAUDIA TIBERIANA, della Famiglia Imperiale ANGHELOS, della Famiglia Imperiale e Granducale DOBRYNIA (Ruricense), della Sovrana Real Casa Inca[5] Coya Condorcanqui dei d’Alfonso di Castiglia, della Imperiale e Reale Famiglia degli AMOROSO d’ARAGONA.
Sulla Nobiltà Nativa, scrive il Prof. Emilio Furnò,
Patrocinante in Cassazione (Studio
sulla Legittimità degli Ordini Equestri Non-Nazionali, Rivista Penale,
n.1, Gennaio 1961, pp. 46-70):
Ma questo “atteggiamento”
negativo, non influisce sulla esistenza del diritto contrastato, bensì
soltanto sul suo esercizio. (Op. cit). E conclude l’illustre Autore:
“riassumendo, dunque, la Magistratura Italiana, nei casi sottoposti al
suo giudizio, ha confermato le prerogative jure sanguinis del Dovrano
detronizzato, senza la debellatio, cui pertanto, viene esplicitamente
riconosciuto il diritto di conferire i titoli nobiliari ed onorificenze
appartenenti al suo patrimonio araldico dinastico.
In particolare ha classificato
le suddette onorificenze tra quelle degli Ordini Equestri “non nazionali”, previsti dall’art.7 della Legge 3.3.1951,
che vieta a privati di conferire onorificenze… Quanto ai titoli
nobiliari, pur essendone legittimo il conferimento, deve tuttavia essere
osservato che essi non ricevono alcuna tutela dalla vigente legislazione
italiana, la quale non riconosce più la nobiltà “dativa”, in
ossequio al pricipio fissato dalla Costituzione della Repubblica. Cade,
quindi, dalla legislazione italiana anche il concetto di usurpazione di
titolo nobiliare”. (op. cit).
Però la legittimità e validità del conferimento di un Titolo Nobiliare,
può ricevere il sostegno di un Atto Dichiarativo del Giudice (op. cit),
come risulta dalla già menzionata Sentenza del Pretore di Bari del
13.3.1952 n.40/51 RG.): lo Stato contro Umberto Zambrini.
Lo studio del Prof. Furnò,
può essere integrato da chi voglia approfondire la materia dei pertinenti
studi dell’Avvocato G. Pensavalle
de Cristoforo: “Questioni al vaglio della Magistratura”. (Secolo d’Italia,
28.2.1959) e del Prof. Renato de
Francesco “La legittimità
e validità in Italia degli Ordini Cavallereschi Non Nazionali”
(Edizioni Ferrari, Roma 1959).
Circa la Sovranità, Il Prof. Avv. Renato DE FRANCESCO, Presidente di
Sezione della Suprema Corte di Cassazione (cit. in Michele II Angelo
COMNENO, Edizioni Ferrari, 1951, citato a sua volta nel libro
“Una Famiglia Imperiale
Bizantina, gli Angelo Comneno Ducas di Tessaglia”, del Conte Prof.
Luciano PELLICCIONI di Poli, pagina 139, S.E.P., Società Edizioni
Pubblicazioni, Roma, luglio 1987) confermò che la Sovranità è: “una qualità perpetua, un sacro crisma che resta indelebilmente
collegato e unito in perpetuo a tutta la discendenza di Colui che per
primo l’ha conseguita o rivendicata, e si concentra nella persona del
Capo di Nome e d’Arma della Casa”.
La parola “Souveraineté”
trovasi adoperata, fin dal secolo XI, dal famoso feudalista francese
BEAUMANOIR, nell’Opera “Les
coutumes du Beavaisis”. Dopo aver affermato che “Chascuns
Barons est Souverain en Sa Baronie” (cioè “Ciascun
Barone è Sovrano entro la propria Baronia), Egli aggiunge che “Le
Roi est Souverains par dessus tous” (“il
Re è Sovrano per tutto e tutti”), perché ha di diritto la tutela
generale di tutto il Reame, può liberamente statuire per il comune
profitto e ciò che Egli stabilisce dovrà essere osservato. In questo
senso, spiega BEAUMANOIR, parliamo di “Souveraineté”
che a Lui appartiene (citato in Robert ed Alexander CARLYLE
“Il Pensiero Politico
Medievale” a cura di L. FIRPO, Vol. II, Bari, 1959, pagina 100 a sua
volta contenuto in “Novissimo
Digesto Italiano”, Volume XVII, pagina 1043, U.T.E.T., Torino,
1970).
E’ da notare che nei testi medievali francesi, se è raro l’uso
dell’astratto “Souveraineté”,
più frequente è l’uso della parola “Souverain”,
in varie accezioni, implicanti sempre un concetto di preminenza e di
pienezza di poteri. Veggasi DU CANGE, “Glossarium
mediae et infimae latinitatis”, Tomo VII, pagina 676-77, ove
trovansi indicati anche testi del 1300 nei quali la parola “Souveraineté”
sarebbe adoperata nel senso di “Suprema
Potestas et Jurisdictio” (cit. in “Novissimo
Digesto Italiano”, Volume XVII, pagina 1043, U.T.E.T., Torino,
1970).
Questa Vetustissima Casa Sovrana racchiude la Dinastia Imperiale
Giulio-Claudia-Tiberiana di Roma e l'Angelo-Comneno[6]-Ducas-Flavio-Lascaris-Paleologo
di Bisanzio, attualmente rappresentata dal legittimo Capo di Nome e
d’Arme S.A.R.I. il Principe[7]
Don Antonius II Tiberio[8]
Dobrynia Anghelos di Roma di Bisanzio e di Russia, Sovrano Gran Maestro
Generale dell’Ordine, “ad Vitam”,
nonché la Fonte anche di vari Onori Imperiali (Zarista Imperiale e
Granducale) dei Rijuric, dei Varega Rijuric o Rurik ovvero Riuricense[9]
(S.A.I. il Granduca Dimitri Rjurikjevich di Russia), della Sovrana
Real Casa Inca[10]
Coya Condorcanqui dei d’Alfonso di Castiglia (per diritto matrimoniale[11])
e della Frigia[12] Dinastia Imperiale e
Reale di Amorio[13],
ubicata nell'Asia Minore, detta anche Dinastia Amoriense, Amorica,
Amoriana (820-867 A.D. – d.C.), ergo
degli Amoroso d’Aragona (ramo di Don Luigi).
Anche questa Dinastia Imperiale e Reale non ha subito la “Debellatio[14]”,
cioè la “Debellazione[15]”,
l’atto appunto del “Debellare[16]”.
Azia era figlia del Senatore Marco Azio Balbo (che Svetonio fa figurare
stretto parente di Pompeo per parte materna ed appartenente ad una
Famiglia nella quale si contavano parecchi Senatori. BALBO era stato
Pretore ed era stato uno dei 20 Magistrati che in virtù della Legge
Giulia avevano diviso fra la Plebe il territorio della Campania) e di
Giulia, sorella di Giulio Cesare. Sposò Gaio Ottavio da cui ebbe
Ottaviano, futuro Imperatore.
Non tutti sanno che Santa Teodora (nata circa l’anno 800 in Elissa, città
della Paflagonia, regione dell’Asia Minore, tra le attuali Kastamonu e
Sinop, sul Mar Nero), alla quale conviene il Titolo di Augusta od
Imperatrice (morta nell’A.D. 856 o, per altri, l’11 febbraio 867)
apparteneva a questa Imperiale Stirpe.
La figura di Teodora è una figura di primo piano nella storia di Bisanzio
(poi detta Costantinopoli) non solo per la Pace Religiosa, da Lei
ristabilita nell’Impero, con la cessazione definitiva della lotta
iconoclasta, ma anche per l’avvio decisivo, a Lei dovuto, di un periodo
di grande floridezza culturale e di stabilità politica. Fu moglie
dell’Imperatore di Costantinopoli Teofilo, dall’821 all’842 e
Reggente per il Figlio Michele III dall’842 all’856.
A tal riguardo si rende noto che il 22 luglio 1985, con Decreto Imperiale
dato a Napoli, S.A.R.I. il Principe Don Luigi Amoroso
d’Aragona (*) abdicava
formalmente in favore di Don Antonius II di Roma et Russia al quale
passavano di diritto (de jure)
tutte le prerogative e fontes honorum degli Imperatori bizantini Amoroso Comneno
Angelo-Flavio-Lascaris–Paleologo d’Aragona, etc. pertanto, veniva così
ulteriormente a rafforzarsi l’antica legittimazione Angelica-Bizantina
nella continuità storica dell’Ordine dagli Imperatori d’Oriente.
Sugli AMOROSO d’ARAGONA basilare fu la Sentenza emessa dalla
Pretura di Vico del Gargano (Foggia) il 23 maggio 1949 (Sentenza nr.
102/1949, nr. 160 R.G./49; contro il Principe Don Pietro Amoroso
d’Aragona, avo di
Don Luigi, e quanto da esso
rivendicato in generale).
Il Diritto al Cognome, ch’è Diritto della Personalità e che è un bene
inalienabile ed imprescrittibile,
è così chiaro che dopo secoli i membri della Casata Amoroso (già conosciuti come “de AMOROSA de ARAGONIA”)
sono riusciti a fare aggiungere il Regio Cognome “d’Aragona[19]”
(secondo Cognome e per di più Reale, non un predicato), con
riconoscimento della propria Imperiale Stirpe e possibilità di aggiungere
gli altri Cognomi Imperiali; il Diritto, lo “Jus”
dei Principi AMOROSO ad aggiungere, anche all’Anagrafe, i Cognomi
Imperiali COMNENO ANGELO FLAVIO LASCARIS PALEOLOGO
proviene dalla Bolla “Magnae
devotionis tuae“ di Sua
Santità Papa Pio II, del 16 marzo 1464, stile fiorentino, mentre il diritto ad aggiungere ancora il Regio Cognome d’ARAGONA
deriva dal Diploma del Re Ferdinando I d’Aragona, del 23 marzo
1492. Entrambi i documenti in questione in seguito a perizia ordinata
d’ufficio furono riconosciuti autentici e perciò produttivi di effetti
giuridici incontrastabili, sin dal 3 dicembre 1907, con Sentenza
irrevocabile, perché passata in cosa
giudicata, del Regio Tribunale di Palmi, cosa che non è stata fatta
per mera praticità.
L’Ordine, quale soggetto di Diritto Internazionale, appartiene “de jure”, cioè di diritto, al patrimonio storico-araldico[20]genealogico[21],
ergo Dinastico[22],
inalienabile ed imprescrittibile
della “Imperial Sovereign
Tiberian Dobrynian House of Rome and Russia”, La quale non ha mai
subito la “debellatio”, cioè
non è mai stata debellata. La “Debellatio”
è data dalla rinuncia totale o passiva, per sé e per i propri
discendenti, a tutte le prerogative Sovrane.
L’Ordine è stato rinnovato nell’anno 2004 da Antonius II, Capo di
Nome e d’Arme della Imperiale Granducale e Reale Casa “per
rimunerare il valore e la fedeltà dei militi[23]”
a Lui devoti. DEL
TITOLO, DELLA NATURA E DELLA SOVRANITA'
L’Ordine, riennovato da S.A.R.I Don Antonius II, quale soggetto di
Diritto Internazionale, appartiene “de jure”, cioè di diritto, al patrimonio storico-araldico[24],
della Imperial Sovereign Tiberian Dobrynian House of Rome and Russia.
L’Ordo è una Milizia Cavalleresca, Cristiana ma Ecumenica, con fini
Culturali, Religiosi e Filantropici, e
quale soggetto di Diritto Internazionale, appartenente a pieno titolo al
patrimonio storico e araldico dinastico ereditario dell’Augusta Casa
Imperiale e Granducale Tiberiana-Dobryniana-Anghelos di Roma et Russia, è
autonomo, indipendente da ogni temporale o spirituale sovranità.
In eccezionali casi, l’Ordine può essere conferito anche ai non
Cristiani che abbiano acquistato speciali benemerenze verso l'Ordine o si
siano resi altamente benemeriti dell’umanità. Giova senza meno rammentare che l’Ordine è volutamente ECUMENICO in quanto l’Augusta Casa Imperiale e Granducale Tiberiana-Dobryniana-Anghelos di Roma e Russia è CONTRARIA ad ogni genere di Fanatismo Religioso. Il fanatismo religioso è una alterazione, una aberrazione della coscienza religiosa. Già conferito solo a Militari – dal Soldato al Generale – che si siano particolarmente distinti ed abbiano saputo onorare ed incrementare con le proprie capacità la Scienza e l’Arte Militare della propria Patria, attualmente, è distinzione - di regola - riservata solo agli Ufficiali, sia effettivi che di complemento, in servizio e della riserva, che si siano dimostrati particolarmente legati alla Casa Angelo Tiberio Dobrynia di Roma e di Russia.
Parimenti viene ancor oggi concesso di Motu
Proprio da S.A.R.I. ad Alte Personalità ed a quanti, espletando la
Nobile Arte delle Armi, si siano distinti per coraggio, ardimento, capacità
e sprezzo del pericolo. Vengono considerati veri e propri Militi anche
coloro i quali combattono contro il Male, la
Fame, le Malattie quali Apostoli del Volontariato, laici o religiosi che
siano, giacché il Sommo Padre Dante, nelle Opere Min. scrisse “Nobilis…non
vilis”, cioè “E’ Nobile
chi non è vile”, Giovenale, prima ancora dell’Alighieri scrisse,
nelle Sat., 8, 20 che “La sola ed
unica Nobiltà è la Virtù” (Nobilitas
sola est atque unica virtus). Seneca, nelle Epist., 44, 4 scrisse che
“Non facit nobilem atrium fumosis
imaginibus plenum, sed animus”, cioè “Non
l’atrio pieno di vecchi ritratti fa Nobile l’uomo, ma bensì l’animo”.
(Commendatore
Giovanni Battista di Crollalanza[27],
“Enciclopedia
Araldico-Cavalleresca”, Pisa, presso la Direzione del Giornale
Araldico, 1876- 1877, pag. 183).
Decorazione
Circa il colore del Nastro gioverà sapere quanto segue. Azzurro. L’azzurro,
essendo lo stesso colore del Cielo, ha simboleggiate tutte le idee che
salivano alte, essendo il Cielo, nella maggior parte delle Religioni
simbolo della Divinità se non Divinità egli stesso. Rappresenta
la Fermezza incorruttibile a somiglianza del Cielo che non è soggetto a
corruzione, né a mutazione; di Gloria poiché questa si innalza sulle
cose terrene, della Virtù, dote Celeste. Cicerone,
il sommo Retore, si vestiva talvolta di azzurro per far comprendere
che i Suoi pensieri erano alti, come per lo stesso motivo il Re Assuero
aveva la camera decorata di questo colore. In Francia fu usato moltissimo,
al punto che Eginardo lasciò scritto: “Carlo
Magno[28]
vestiva alla francese”, e cioè con un saio azzurro, infatti tale
colore era il preferito tanto dai Galli quanto, più tardi, dai Franchi.
L’Imperatore Carlo il Calvo[29] Re d’Italia[30],
è effigiato in una celebre miniatura del secolo IX con una tunica
azzurra; San Luigi è rappresentato sempre vestito di questo colore, e così
può dirsi per tantissimi altri Re ed Imperatori. Il Comm. G.B. di Crollalanza scrisse: “I
guerrieri vollero con esso esprimere la Vigilanza, la Fortezza, la
Costanza, l’Amor di Patria, la Vittoria, la Fama; i Sacerdoti l’Amor
Celeste, la Devozione e la Santità; i Trovadori la Poesia; i Principi la
Nobiltà, la Ricchezza e Pensieri Alti e Sublimi; i Magistrati la
Giustizia e la Fedeltà; le donne la Castità e la Verecondia”.
Dai detti simboli si vede l’importanza e la Nobiltà di questo
colore che nel Blasone viene indicato con tratti orizzontali. In Italia fu
distintivo dei Guelfi[31].
Recentemente, l’Ordine è stato, con Atto di S.A.R.I. il Principe Capo
della Imperiale Granducale e Real Casa Angelo Tiberio Dobrynia di Roma e
di Russia, trasformato in Ordine Nobilitante e conferisce il Titolo di
Cavaliere Ereditario trasmissibile alla prole, maschi e femmine
all’infinito, con l’uso della
Corona Nobiliare relativa[32].
La Nobilitazione non contrasta la parità fra uomo ed uomo. Essa è il
mero contrassegno di coloro i quali hanno molto servito la Loro Patria. Si
acquisisce con Decreto del Principe, per insigni meriti personali e può
essere “ad personam”, cioè
personale, oppure ereditaria, come nel nostro caso.
La Corona è quella tipica del Cavalierato Ereditario, con le tre
perle visibili.
Istituito in memoria delle virtù militari ed organizzative per le quali
si distinsero i Normanni che fondarono in Russia la Dinastia dei Rurik,
cui appartenne il famoso Ivan detto “il
Terribile”, che per molti secoli dettero alla Storia figure illustri
di guerrieri e di condottieri di grandissimo coraggio e perizia bellica;
nonché alla memoria dei Dardanidi (Troiani), dei Latini e dei Romani
(fedeli alla gloriosa Gens Julia), dei guerrieri Angelo bizantini, Frigi
bizantini di Amorio, dei guerrieri Inca, il cui valore risplende al di là
della storia; l’Ordine trae la Sua denominazione dal Cingolo (in latino
“Cingulum, Cingulus”,
da “cingere”), che è una larga fascia di cuoio che i Cavalieri
cingevano intorno alla vita per sospendervi la spada e, spesso, anche lo
scudo.
Questa cintura cessò di far parte dell’equipaggiamento ordinario
allorché comparvero le armature metalliche, ma continuò a far parte
della tenuta d’Onore dei Cavalieri. “La
perdita di essa in Battaglia notava, e il vincitore avea il diritto di
legarne le braccia all’avversario.
Questa infamia annessa alla
perdita del Cingolo veniva da ciò, che desso rappresentava colla spada e
cogli speroni la dignità[33]
di Cavaliere. Si
cingeva al novello insignito e si toglieva nelle cerimonia della
degradazione. D’onde
vennero le espressioni cingere, dare il cingolo, in senso di armar
Cavaliere” (Comm.
Giovan Battista di Crollalanza,
“Enciclopedia Araldico-Cavalleresca”, pag. 183).
“Enciclopedia Ragionata delle Armi – armi bianche-difensive-da fuoco- d’occidente e d’oriente” di Claude Blair ed altri, Arnoldo Mondadori Editore.
a) la continuazione e salvaguardia del patrimonio storico tradizionale
degli antichi Cavalieri Ruricensi, di origine Normanna, dei Militi
Dardanidi e Romani, dei Cavalieri Bizantini.
b) la propagazione della Fede Cristiana, con spirito ecumenico e di
fratellanza per l’unificazione delle diverse confessioni, religioni,
filosofie ed ideologie;
c) la difesa e la conservazione degli ideali cavallereschi di Giustizia e
Onore, uniti ai più elevati valori filantropici e caritatevoli; la
diffusione e valorizzazione degli studi superiori, umanistici, artistici e
scientifici, a fondamento di una rinnovata cultura dell’uomo e per
l’uomo. Stemma
dell’Ordine
Lo stemma di quest’Ordine nobilitante è partito, composto da quello
antico dei RURIK (d’azzurro al tridente d’oro
[34]) e da quello imperiale
romano (di rosso all'aquila d'oro impugnante un fascio di fulmini,
caricata nel cuore dallo scudetto angelico, d'azzurro alla fascia
accompagnata da due stelle di otto raggi in capo e in punta, il tutto
d'oro) sormontato dalla corona imperiale ruricense ed accollato ad un
cingolo di argento con la scritta:
Gli insigniti del Cavalierato Ereditario possono (è una facoltà non un
obbligo) aggiungere al Loro stemma, all’Arme di Famiglia il Capo dei
Rurik sopradetto, “d’azzurro al
tridente d’oro sormontato dalla corona imperiale ruricense”.
La Sovrana Famiglia dei Angelo Tiberio Dobrynia è
presente sul testo:
"Repertorio
Iconografico degli Ordini Cavallereschi"
del Consiglio Araldico Italiano - Poderosa opera storico-culturale di Don Francesco Maria Mariano
d'Otranto e di Lipari, Istituto
Marchese Vittorio Spreti, Edizioni del Consiglio Araldico Italiano,
Padova, dicembre 2003. Sacro
Militare Ordine dei Cavalieri Augustali - Imperiale Militia Cesarea Romana
O.C.A.+
M.C.R. - A pag. 66 - Tav. LVIII Sovereign Order of Saint John of Jerusalem - Russians Knights of Malta - O.S.J. + R.M. - A pag. 326 - Tav. CCCXVIII _______________________________
NOTE [1]
Gli Ordini Non Nazionali sono Ordini facenti parte del Patrimonio
Araldico di una Nazione o comunque di una entità differente rispetto
alla Nazione nella quale si opera. Sono principalmente Ordini di
Collazione di Famiglie discendenti da ex Sovrani. Una Onorificenza
concessa da un Ordine Dinastico-Familiare è cosa ben
diversa da quelle che la Legge 3 marzo 1951 nr. 178 qualifica come
concesse “da Enti,
Associazioni o Privati”. La Dottrina Giuridica Italiana ha fatto
rilevare più volte che né il concedere, né il fregiarsi di
Decorazioni di Merito e/o cavalleresche indipendenti cade sotto alcuna
Sanzione Penale “purché
limitato alla vita di relazione sociale – omissis –
ed accompagnato sempre
dalla precisazione della specie e della qualità dell’Ordine
Cavalleresco”. (Sentenza della Suprema Corte di Cassazione –
Sezione III del 23 aprile 1959). [2]
Sono Titoli Sovrani i seguenti: Imperatore, Re, Arciduca, Granduca,
Principe Reale e/o Imperiale, Sovrano, Scià, Sultano, Duce, Negus,
Bey, Emiro, etc. [3]
Il Cognome ANGELO è antichissimo. Nella forma italiana continua
quella latina ANGELUS, già
usata, seppure raramente, dai primi Cristiani e che a sua volta
derivava dal greco “ánghelos” cioè “Messaggero”,
forse di origine assira. Secondo taluni sarebbe la traduzione
dall’ebraico “Mal’ak” che significa “Messaggero,
Ministro di Dio” [4]
Afferma l’Hobbes,
nel “Leviathan”, che il Sovrano, perdendo il territorio sul quale
esercitava lo “Jus
imperii” e lo “Jus gladii” non perde tuttavia i Suoi Diritti Sovrani, in quanto,
mentre conserva “in
pectore et in potentia” tali diritti, quale “Pretendente”,
mantiene, nella piena efficacia giuridica, gli altri due elementi
inerenti alla Sovranità, quali lo
“Jus Majestatis” e lo “Jus
Honorum”, vale a dire il diritto (“Jus”)
ad essere onorato ed il diritto a nobilitare, cioè ad armare
Cavalieri e creare Nobili e ciò perché la Sovranità non importa per
sé stessa dominio e proprietà, bensì Giurisdizione ed Imperio,
ond’è inalienabile. Tale principio giuridico, dell’Hobbes, ai
giorni d’oggi viene confermato dalla prevalente Giurisprudenza e
dalla dominante Dottrina, come confermano, tra gli altri, Giovan
Battista UGO nel “Digesto
Italiano” (Torino, 1923); il Prof. Gorino-Causa
dell’Università degli Studi di Torino; il Bascapè
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il quale
ultimo precisamente scrive: “La
Famiglia Principesca già Sovrana ha sempre il carattere di una
Dinastia ed il Suo Capo conserva il Titolo e gli attributi
dell’ultimo Sovrano spodestato, col nome di “Pretendente”.
Non si tratta di una Famiglia Principesca privata,
ma sempre di una antica Dinastia, che, come tale, continuerebbe
a distribuire nomine”. [5]
Incas o Inca, titolo onorifico "figli
del sole" degli antichi Sovrani amerindi di stirpe Quechua
della regione di Cuzco (Perù), passato a indicare collettivamente le
popolazioni andine da questi sottomesse (quechua, aymarà, kolla,
ecc.). [6]
Il Marchese Vittorio Spreti,
nel Suo testo "Brevi Note
sui Comneno" - Bari, luglio 1944,
così comincia la Sua Opera: [7]
Principe. Dal
sostantivo latino “Princeps-cipis” è composto da tema “prim-us” (primo) e “ceps”
dal tema che è in “cap-ere”
(prendere) e sta ad indicare colui che prende il primoposto. Bisogna
fare attenzione fra il Titolo Apicale della Nobiltà Dativa di
Principe ed il Titolo della Nobiltà Nativa di Principe Sovrano o
Principe del Sangue (Princeps
Natus cioè qui Regis
sanguine ortus est), cosa ben diversa. Il figlio Primogenito del
Re d’Inghilterra assume fino dalla nascita il Titolo di Principe di
Galles, quello del Re di Spagna di Principe delle Asturie e quello del
Re d’Olanda di Principe di Orange, quello del Re d’Italia di
Principe di Piemonte. [8] Princeps Natus cioè qui Regis sanguine ortus est. [9]
Ruricense. La Dinastia di Ivan IV Vasilievich detto “il
Terribile”, Terzo Zar di Russia. [10]
Incas o Inca, titolo onorifico "figli
del sole" degli antichi Sovrani amerindi di stirpe Quechua
della regione di Cuzco (Perù), passato a indicare collettivamente le
popolazioni andine da questi sottomesse (quechua, aymarà, kolla,
ecc.). [11]
L'Augusta Consorte Donna Enza Nicòle Farah d'Alonzo Real Majolino
Cognetti de Martiis Tiberio Dobrynia, Contessa Cognetti de Martiis,
de' Principi Real Inca Coya Condorcanqui di Perù, Duchessa di San
Giacomo, dei Baroni d'Alfonso de’ Principi de Castilla, Principessa
di Dobrynia, Principessa Imperiale di Roma e Bisanzio e Granduchessa
di Russia, Duchessa d'Armenia, Corucana di Pianuco Piaroania, Contessa
di Quito, Baronessa di Papasidero, Nobile di Scalea, Patrizia di
Gravina. [12]
Frigia. Trattasi di un'area della Turchia odierna centrale, nelle
Province romane di Asia e Galazia. Alla Pentecoste c'erano dei Giudei
frigi (At 2:10). Paolo passò per questa zone durante il suo secondo e
terzo viaggio (At 16:6; 18:23). Il preciso significato di questi
riferimenti non è chiaro; "la
Frigia e la regione della Galazia" potrebbe significare la
parte della Frigia nella Galazia - cioè, l'area intorno ad Antiochia
di Pisidia. [13]
La Città di AMORIO, che venne presa dagli Arabi nell’838 e tenuta
da essi per breve tempo; conquistata dai Selgiuchidi, venne strappata
loro da Alessio COMNENO, e rimase Bizantina fino alla caduta di
Costantinopoli (1204). Nell’8° e 9° secolo fu una roccaforte
dell’iconoclastia. Ne rimangono le rovine non lontano dall’attuale
Aziziye, anticamente detta Loryma. [14]
Debellatio. Rinuncia totale o passiva, per sé e per i propri
discendenti, a tutte le prerogative Sovrane. [15]
Debellazione. Sconfitta, annientamento, distruzione, anche nel
figurato. Dal latino medievale “Debellàtio-ònis”. [16]
Debellare. Sconfiggere pienamente con azioni guerresche, annientare,
distruggere, espugnare. Dal
latino “Debellàre” con lo stesso significato, derivato di “Bèllum”,
guerra. Dal XIV secolo nel Lessico Italiano. [17] La Famiglia OTTAVIA era originaria di Velletri. Già dai tempi di tarquinio Prisco era stata ammessa da Servio Tullio fra le Famiglie Patrizie, poi era ritornata plebea ed infine Giulio Cesare l’aveva riconosciuta Patrizia. [18] Papa Innocenzo III, era nipote di Papa Clemente III. Colto, Austero, Energico e convinto assertore della Teocrazia e quindi della indiscussa ed indiscutibile superierità del Papa sull’Imperatore, nato a Gavignano (Ciociaria) nel 1160, consacrato Papa il 22 febbraio 1198 e morto a Perugia o Roma il 16 luglio 1216 (?), era figlio di Lotario dei Conti Segni, figlio di Trasmondo, Conte di Segni e di Clarica (o Clarice) SCOTTI, di Famiglia romana (provenienza incerta). Proclamò la Quarta Crociata e bandì pure la Crociata contro gli Albigesi. Sostenne i Regni cristiani nella penisola iberica nella lotta contro gli Arabi, che vennero sconfitti nel 1212 a Las Navas de Tolosa. Nel 1215 promosse il Concilio Lateranense, dove si condannavano i Catari e i Valdesi, vennero decise misure repressive per gli eretici e si stabilirono severe regole di comportamento per il Clero Cattolico. Con Papa Innocenzo III nascono gli stemmi papali. Suoi nipoti furono i Papi Gregorio IX ed Alessandro IV da “I Papi ”, di Memmo Caporilli, Nuova Editrice Spada, N.E.S., 1985 ed altre fonti). [19] Altre Famiglie che hanno il Cognome Reale d’Aragona aggiunto al proprio sono i Paternò Ayerbe/o d’Aragona, i Visconti d’Aragona, i Caetani d’Aragona, i Secchi d’Aragona, i Pignatelli d’Aragona, i Bentivoglio d’Aragona, etc. [20] Araldico, che si rifà cioè alla Araldica. Questa è la disciplina ausiliaria della Storia che insegna a comporre le “Armi” (il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e le ornamentazioni che servono ad individuare una persona, una Famiglia, un Ente. Sinonimo aulico, colto, di “Stemma”) e pertanto insegna a comporre uno stemma, Nobiliare, Sovrano, etc. Proviene da “Araldo”, che significa “Messo”, etimologicamente derivante dal germanico “Hariowaldus”, nome che starebbe a indicare l’Ufficiale di una Armata, oppure colui che conosceva tutti gli Dei di una stirpe e le Famiglie alle quali esse appartenevano. La storia dell’Araldica puosi dividere in cinque distinti periodi: 1) origine delle armi che va da Enrico l’uccellatore alla prima Crociata; 2) Delle Crociate; 3) Delle Fazioni (1200-1500); 4) Moderno (1500-1700); 5) Contemporaneo. Protagonisti della (prima) crociata furono i Cavalieri Normanni, spesso figli cadetti, di Normandia -al comando di Conti come Ugo di Vermadois, Roberto II di Normandia, Raimondo di Tolosa, Goffredo di Buglione - e dell'Italia meridionale - diretti da Tancredi e Boemondo d'Altavilla, cui si unirono altri Cavalieri dal Principato capuano (o Principato del Volturno), e dalla Puglia. La presa di Gerusalemme del 1100, concluse la prima Crociata. [21] Genealogico, che si rifà cioè allaGenealogia. Questa è una Scienza Ausiliaria della Storia. La vecchia definizione di “Genealogia”, definisce questa come “La disciplina che si occupa dell’origine e della discendenza di famiglie e di stirpi”, la nuova, forse più precisa e completa della precedente, la definisce come “La Scienza che accerta e studia i rapporti di parentela, di affinità e di attinenza che intercorrono fra i diversi membri di una o più famiglie”. [22] Dinastico. E’ così denominato l’Ordine appartenente al Patrimonio Araldico di una Dinastia Sovrana. Si dirà Ordine Dinastico Non Nazionale se la Dinastia Sovrana non è più regnante ma conserva nella persona del Capo lo “Jus Collationis” dei Suoi Ordini. [23] Milites. [24] Araldico, concernente l’Araldica. Questa ultima è la disciplina ausiliaria della Storia che insegna a comporre le “Armi” (il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e le ornamentazioni che servono ad individuare una persona, una Famiglia, un Ente. Sinonimo aulico, colto, di “Stemma”) e pertanto insegna a comporre uno stemma, Nobiliare, Sovrano, etc. Proviene da “Araldo”, che significa “Messo”, etimologicamente derivante dal germanico “Hariowaldus”, nome che starebbe a indicare l’Ufficiale di una Armata, oppure colui che conosceva tutti gli Dei di una stirpe e le Famiglie alle quali esse appartenevano. [25]
Zendado. Meno comune “Zendàle”.
Tessuto finissimo, perlopiù di seta. Probabilmente affine al greco
“Sindón, - onis”,
tessuto finissimo. Parola entrata nel lessico italiano durante il
secolo XIII. [26]
San Giorgio, il Megalomartire, al quale sono dedicati moltissimi e
nobilissimi Ordini Cavallereschi, fu un cristiano nato nell'Asia
Minore attorno al 270, che divenuto Ufficiale entro l’Esercito
Imperiale, nel 303, distrusse pubblicamente uno degli editti
dell'imperatore Diocleziano contro i Cristiani Suoi Fratelli, un atto
questo che Lo portò ad essere arrestato, imprigionato, torturato ed
infine martirizzato. Nel
corso dei secoli, molteplici leggende sono state raccontate e
tramandate a riguardo di San Giorgio. La prima iconografia ortodossa,
lo raffigura, dipinto e scolpito, nell'atto di uccidere un dragone,
simbolo del male, di Satana e durante il Medioevo venne ad essere
conosciuto come il Santo Patrono dei Cavalieri. San Giorgio é
venerato in oriente dal 350 circa. [27] Fondatore dell’Accademia Araldica Italiana. Fermo (AP) ha dedicato una Via a questo Illustrissimo Araldista. [28]
Re dei Franchi. Incoronato primo Imperatore del Sacro Romano Impero la
notte di Natale dell’800, in Roma, dal Pontefice Leone III. Nella
Francia del secolo VIII, fu proprio il celebre Carlo Magno, che
ricollegava la propria origine alla stessa stirpe di Re Arturo (King
Arthur, secolo VI, discendente dall’Imperatore Costantino III,
pronipote del gran Costantino) e di Costantino, creò una scelta
schiera di 12 Cavalieri che chiamò “Conti”, nel senso di “Compagni”,
e che furono detti “Palatini”,
in quanto abitanti nel “Palatium”,
ossia nel Palazzo, cioè nella Reggia del Loro Sovrano. [29]
In Francia i Feudi furono dichiarati ereditari proprio da Carlo il
Calvo nell’877, con l’Editto emanato a Kiersy-sur-Oise,
comunemente chiamato “ad
Karisiacum”. [30]
Carlo il Calvo, nella basilica di S. Pietro, il giorno di Natale
dell'875, ricevette dal Pontefice la Corona Imperiale. [31] I Fautori del Papato, avversari dei Ghibellini, fautori dell’Impero. [32] Corona di Cavaliere di Nascita e perciò trasmissibile (anche questa Moderna, veggasi deliberazione della “Consulta Araldica del Regno d’Italia”, 4 maggio 1870). E’ un cerchio d’oro puro velato rabescato, brunito ai margini sostenente quattro grosse perle poste sul cerchio, delle quali se ne vedono soltanto tre. [33] Dignità. Etimologicamente, il termine “dignità” deriva dal latino “dignitas-atis”, astratto di “dignus”, meritevole, degno di rispetto nell’opinione comune, eccellente, che per le sue qualità, per gli atti, i costumi e simili, merita lode, onore, e così via. [34]
Oggi esso è anche lo stemma della repubblica Ucraina (riprodotto qui
sotto).
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