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* * * 2002 - 2005
GUANTO DI SFIDA
God Save The Man!
La prima
Repubblica è stata seppellita dalla seconda, la seconda ne ha riesumato
il cadavere in decomposizione:la puzza si aggira ancora per le aule della
rappresentanza popolare. Ce ne sarà una terza di Repubblica? Non è
questo il problema: o una terza, o una quarta o una decima, la successiva
comunque, inevitabilmente, non potrà che rigenerarsi dalle spoglie
putrefatte della precedente; come a dire, una brutta copia di una copia più
brutta.
E’ il sistema
che va cambiato integralmente, non si può mai riformare perfettamente ciò
che è viziato in partenza; le gambe storte restano storte, a meno che non
si sostituiscano chirurgicamente con un bel paio di gambe già dritte
dalla nascita. Con questa testa l’Italia pretende di entrare in Europa?
Quale Europa, poi, quella della cultura guerrafondaia che sta
“inquinando” il Mare Nostrum, quella della megabanchizzazione
dell’economia internazionale, o quella di una civiltà superiore che è
più retaggio del passato che del futuro? Ma si sa che il passato è
sempre in ritardo... sul futuro.
Vuoi essere schiavo del sistema? E allora continua a votare i soliti
ladroni di regime, lo strapotere legalizzato.
Scegli con chi stare, spezza le catene. Ricorda, ogni uomo e ogni
donna nasce libero. La Libertà dell’uomo è il bene più sacro da
difendere. Non v’è Libertà senza Giustizia e né Giustizia senza
Libertà.
Noi auspichiamo un modello di Stato a costituzione monarchica,
parlamentare, sull’orma delle monarchie europee nordiche, e più ancora
delle grandiose Istituzioni delle monarchie dell'epoca classica
greco-romana: storico esempio di grande civiltà, ponte ideale tra passato
e futuro, autentico connubio tra spirito e materia. Sosteniamo, pertanto,
una Confederazione di Stati monarchici, da occidente a oriente, per il
totale rinnovamento sociale che può soltanto scaturire da un nuovo stile
di vita spirituale, da quell’etica e cultura che è vera formazione
personale, illuminata da una visione religiosa della vita.
E’ il senso del sacro che regge i destini di una civiltà superiore!
“Imperial” si
pone, quindi, come “guanto di sfida” contro ogni sopruso verso la
dignità dell’uomo.
Tiberius
GUERRE & BUSINESS
L'anima di un popolo
Tutta
la storia passata andrebbe riscritta, smascherando le segrete
"intelligenze" che l'hanno determinata e che sfuggono a chi si
accontenta di osservare dalla superficie certi grandi sconvolgimenti
politico-sociali in ogni parte del mondo, e non si avvede come l'insieme
obbedisca ad un ben più vasto disegno che va avverandosi secondo un piano
criminale prestabilito a tavolino.
Vera e propria "guerra
occulta" questa, che si svolge dietro le quinte della storia
ufficiale che si svolge dietro le quinte della storia ufficiale - come
ebbe già ad intuire il grande statista Disraeli - avvalendosi di primi
attori e comparse in gran numero, per un tragico kolossal alla Cecil De
Mille che quotidianamente si proietta sullo schermo della realtà, senza
che quasi nessuno se ne accorga.
Si tratta di oscure manovre dirette a
sovvertire l'ordine delle nazioni e a sconvolgere le masse ignare, con la
sempre più crescente negazione delle libertà fondamentali dell'uomo -
anche in certi Paesi apparentemente civili e democratici - gettandolo
nella più squallida miseria materiale e ottenebrazione mentale, con
calcolate misure e provvedimenti legislativi iniqui e ingiusti.
Le nazioni si cozzano per meschini
interessi economici. I popoli si armano perché "qualcuno" li ha
armati.
La politica è più che mai insipiente e
rovinosa, asservita a squallidi interessi dei colossi dell'economia
mondiale. Riuscire a controllare le leggi di mercato significa incidere
fortemente nel sociale e nel politico, e l'economia può dirsi il
"binario" su cui scorre il "treno" della politica:
capace di minare dall'interno gli stati più deboli. Ciò in maniera
subdola, "sottile", quasi inosservabile. Se non si arriva, per
contro, all'uso smaccato della forza, che s'impone in un batter d'occhio e
senza troppi salamelecchi.
Gli stati sono corrosi da gretti
nazionalismi e fuorviati dai vecchi concetti di forza. La crisi dei valori
individuali ha raggiunto livelli tali di intolleranza razziale, religiosa,
sociale, da compenetrare ogni aspetto della realtà. Per cui il sistema di
vita, sovente, viene retto da un potere pietrificante, i cui troppi abusi
e soprusi hanno fatale sguardo di Medusa.
Bisogna mettere fine al babelico disordine.
Bisogna fermare la valanga di male che minaccia di schiantare la civiltà
e la stessa coesistenza dei popoli. Fermare chi intende asservire l'uomo
ai propri interessi.
Non sono tanto le crisi economiche a far
perire le civiltà, e neppure la corruzione dei costumi. Che la potenza
politica di uno stato venga travolta, non è motivo sufficiente per
spiegare il crollo di un popolo.
Una civiltà può continuare ad esistere,
sia pure in forme latenti, anche nei maggiori cataclismi storici. Anzi è
proprio nei momenti di estrema gravità che un popolo può ritrovare
un'unità spirituale che nei periodi di pace potrebbe anche non più
manifestare, per l'allentamento della tensione interna.
Un popolo siffatto non conoscerà mai
sconfitte
L'Ira(q)
d'Achille
Saddam
è stato catturato. Lo hanno scovato a venti chilometri dalla
sua città natale, in una lurida tana di macellazione per
pecore. La barba lunga, incolta, il fisico provato. un paio
d'armi da fuoco inutilizzate. E' stato facile, troppo
facile.
Qualcuno
lo avrà tradito, qualcuno sicuramente molto vicino all'ex
dittatore. Lo hanno trovato più che come un fuggiasco come un
abbandonato a se stesso. Come si è solito fare nell'Italia
dell'estremo sud per le condanne di stampo mafioso. Ci
chiediamo, chi mai avrà intascato i 25 milioni di dollari, la
taglia a stelle e a strisce che pesava sulla sua testa? Non ce
lo diranno mai, come forse mai sapremo che fine hanno fatto
quei laboratori segreti d'armi chimiche scomparsi nel nulla,
nonostante una guerra scatenata apposta per smantellarli...
I
rappresentanti del governo di transizione iracheno già si
sono rimboccati le maniche per installare il loro tribunale
internazionale che dovrà processare il Raìs per crimini di guerra commessi contro l'umanità.
Un tribunale che sicuramente lo condannerà a morte. Perché
la sua morte fa comodo a molti, non solo per esigenza di
giustizia, ma soprattutto perché, si sa, i morti non parlano,
se non nella cabala del lotto napoletana.
Saddam
ci proverà a parlare durante il processo. Per questo non si
è fatto ammazzare quando i militari lo hanno preso, per
questo non si è suicidato come già fece un Hitler prima
della disfatta, ben sapendo forse che la storia di solito la
scrivono i vincitori e i morti, visto che tacciono,
acconsentono. E se se la cantasse tutta dalla Norimberga di
Bagdad, quante teste potranno cadere?, quanti governi
cosiddetti democratici non potranno vacillare?
Il
terrorismo internazionale, checché ne dicano, non è finito.
Se prima c'era solo un capo ad impartire ordini, adesso, come
succede nella nuova malavita organizzata, ci sarà una
moltitudine di nuovi boss che si scanneranno per dirigere le
fila del terrore... una "Piovra irachena" ancor più
scatenata di prima. Se Bush non riuscirà a mettere le mani
anche su Bin Laden per tempo, stavolta l'Osama potrebbe fare
Bin... Bin-go!
La strage di Madrid
Si è pensato all'Eta dapprima. Si è pensato ad Al Qaeda subito dopo. Si sono affrettati ad arrestare quattro marocchini, e a recuperare una videocassetta buttata lì, "per caso"...
La pista basca, la pista araba... E se la pista portasse "fuori-pista"?
I servizi segreti mettono in guardia il mondo da possibili attentati terroristici. Pare essi sappiano già tutto. Attenti, dicono, ai nuovi 11 settembre: il Big Ben a Londra, il Cupolone a Roma, forse il mercato delle pulci a Parigi, oppure il villaggio turistico a Capracotta... E se sanno tutto, visto che gli esecutori vengono catturati in giornata e il mandante, dicono, è sempre quello (l'uomo del monte di Bagdad), come mai non riescono giammai a scongiurare in tempo la strage annunciata?
In altre parole: a chi giova veramente una tale carneficina? Quasi tutte le stragi del passato sono state stragi di Stato (vedi Ustica, per non dimenticare). Come a dire che ciò che comunemente si chiama terrorismo ben può essere la longa manu di una cupola politica internazionale che si farebbe meglio a cercare tra le pieghe e i silenzi di certi servizi segreti deviati (salvo poi scoprire per chi lavorano, cioè chi li assolda).
I morti ammazzati comunque, restano uomini ammazzati. Di qualsiasi colore o paese essi siano. E il dolore per le vittime, l'orrore per l'efferatezza disumana del crimine, non può essere circoscritto in "tre minuti di silenzio" alla memoria: occorrerebbe "un grido" d'eternità alla giustizia.
Contro ogni Mafia, a difesa dello Stato di Diritto e del Popolo.
Che certa classe politica dominante fosse corrotta non ci voleva la zingara per indovinarlo. Né gli "oracoli" di comodo dei pentiti, cioè tutta quella schiera di "paragiudici" che fanno il bello e il cattivo tempo, vuoi per interesse personale, vuoi per servire qualche gruppo occulto che mira alla scalata al potere passando sulle macerie di un sistema che ha già fatto saltare in aria col tritolo degli scandali ad orologeria svizzera.
Che i magistrati finalmente abbiano fatto il proprio dovere non guardando in faccia nessuno dei "cittadini onorari" di Tangentopoli, non possiamo che elogiarli e ben vengano gli arresti di chi si è arricchito illecitamente sulle miserie umane del popolo. Ma perché solo allora? Perché non è stato fatto prima? E perché ancora il sistema giudiziario si ostina a dare credibilità a certi pentiti che per un pugno di privilegi sono disposti a tutto, pure a vendersi la coppola in borsa?
Probabilmente c'è uno "Stato Maggiore" della mafia, di cui fanno parte personaggi insospettabili che tramano dietro le quinte della storia (per dirla col grande Disraeli), per attuare un golpe neo dittatoriale del tutto nuovo come tipo: non di stampo militare, stavolta, non fatto di torture o carneficine, ma con "mani pulite", silenziose, riconoscibili forse solo dal fruscìo del potere economico che oggi detengono.
I congiurati che affondano i pugnali nella schiena dell'Italia e degli Italiani, al soldo di chi e di quali false ideologie lo fanno?
Noi che siamo, per costituzione genetica, contro ogni intolleranza e fanatismo, religiosa o politica che sia, contro ogni mafia, di stato e d'altro stato, contro ogni ingiustizia "ingiusta", ma per la salvaguardia ad ogni costo dei sacrosanti valori etici di civiltà e democrazia, per il rispetto delle leggi inviolabili dello stato fondato sui nobili princìpi di libertà e giustizia che dovrebbero illuminare il cammino dell'uomo nella società moderna, noi non possiamo che scagliarci contro coloro che offendono e offuscano i valori di vera civiltà cattolica e di progresso.
Chi vuole realmente scardinare le Istituzioni dello stato democratico, l'eversione rossa a cinque punte di ieri, quella nera uncinata di ieri l'altro, oppure quella bianca, di oggi, degli eurotrafficanti incappucciati di falso perbenismo?
Laddove c'è l'acquasanta, c'è sempre il diavolo nei paraggi.
Il Papa dei Papi
Quando un Papa muore, se ne fa
un altro. Sarà così anche stavolta.
Ma il Papa Polacco è unico e
irripetibile. Il Papa Coraggio, Magno - come alcuni avrebbero suggerito di
chiamarlo - chi potrà sostituirlo?
Il successore forse ricalcherà
le sue orme, e da quelle proseguirà secondo la propria idea e il proprio
cammino. Oppure incomincerà, forse, da orme diverse, per altre oscure
direzioni. Chi può dirlo, se non dopo?
Certo è quello che sappiamo.
Giovanni Paolo II è stato autentico Vicario di Cristo in terra, sino
all'ultimo respiro.
Il suo pontificato ha cambiato
il volto della storia: ha corretto il passato, modificato il presente, e
preparato la Chiesa a proiettarla nel futuro dell'uomo. In quella comunità
universale che sola affratella i popoli e le religioni; verso quell'Idea
innovativa in cui la Fede non può essere più oppressione dogmatica, ma
autentica forza spirituale di liberazione, per l'uomo, con l'uomo, non
contro l'uomo.
Il seme per una Chiesa delle
Genti è stato gettato nel mondo moderno. A quelli di buona volontà è
stato lasciato il compito di farlo germogliare tra Cielo e Terra.
Addio, Costruttore di Ponti!
Tiberius
Scacco al Re!
Non è ancora
"matto", ma il re è "sotto scacco".
Un Principe ai ferri non è
bello da vedersi, ma non lo sarebbe neppure un metalmeccanico
alla brace.
Un secondo "caso
Tortora" non è più credibile oggi nell'era delle
intercettazioni satellitari per cui anche un moscerino che fa
la tosse in Amazzonia o in Somalia non sfugge alla cimice del
"Grande Fratello".
"Associazione per
delinquere, corruzione, falso e sfruttamento della
prostituzione": la magistratura potentina va sul pesante,
ma se fosse tutto vero la Corona avrebbe fatto tilt in un
videogioco galeotto, o nel viagra di beneficenza per quattro
squillo bionde da due sacchi a botta e via...
Un gran casino, senza
l'accento (troncato da qualche hacker di famiglia)... O alla
meno peggio si potrebbe pensare a un qualche complotto
internazionale, ad un ben più preciso disegno destabilizzante
dei soliti burattinai dello strategic Intelligence che
manovrano nell'ombra della politica e al sole dell'economia.
La nostra piena solidarietà
a chi risultasse vittima innocente. Sia al re come al
contadino.
Nessuna pietà per gli
ingiusti. Non basta una corona per fare un re.
Ai Giudici l'ardua sentenza!
Non vogliamo sostituirci ai
giudici togati, troppo spesso vilipesi o stroncati da
squallidi interessi di governo che ne minano l’indipendenza,
per cui lasciamo a loro il compito di giudicare, e
all’avvocatessa Bongiorno quello di difendere i “colletti
bianchi” nelle aule di “Striscia la notizia”.
Non ci poniamo il problema
se sia lecito o no origliare ai telefonini di chicchessia,
anzi meglio avrebbero fatto gli intercettatori ad inserirsi
col noto… “videochiamami!”.
Perché le conversazioni,
quelle conversazioni incriminate, ci sono state eccome e,
senza andare troppo per il “Sottile”, nessuno può negarle
o farcele passare per goliardate.
Cos’è lei? Un Principe…
“Ma mi faccia il piacere!”, avrebbe urlato il buon Totò
(che di Principi se ne intendeva). L’avesse detto il mostro
di Firenze, il padrino di vattelapesca o Mario Rossi o il
signor nessuno, la cosa poteva pure comprendersi se non
giustificarsi. Ma che un pretendente al trono (in un’Italia
fatta di poltrone) esordisca con quattro chiacchiere tra amici
al bar con l’infelice definizione dei sardi che
“puzzano”, sulle donne mignottone, ammettendo che i
soldini in busta chiusa siano semplici donazioni e che poi in
fondo 20 mila euro per chi è straricco non sono che “argent
de poche”; no, questo no, non ci sta bene affatto.
Ben a ragione i sardi (che
abbiamo avuto modo di ben conoscere ed apprezzare) possono
ritenersi offesi e indignati. Ma ciò che più ci appare
raccapricciante, al di là della volgarità del bluastro
linguaggio, è notare quanta strafottenza vi sia in
quell’”argent de poche”: uno schiaffo al popolo! (che in
questa sgangherata repubblica è ancor “sovrano”); e per
popolo intendiamo l’operaio, il piccolo impiegato, il
precario, il pensionato che spera solo di morire perché forse
non arriverà vivo a fine mese, il cameriere che guadagna
sei-settecento euro dopo tredici ore giornaliere (ed ha
famiglia a carico), e chi, al nero, raccoglie anche meno di
cinquecento al mese spaccandosi la schiena alle umiliazioni
degli sfruttatori legalizzati…
A questo punto appellateci
pur “Principe Rosso” se diciamo pane al pane e vino al
vino.
I colori della politica sono
occhiali da sole per non vedenti. Non dicono niente, in niente
hanno senso. Solo in ciò che è giusto noi crediamo, e
l’ingiusto aborriamo.
Se un popolo piange, non è
bello che un “Principe” rida. E che pretenda pure di
riconquistarsi un trono “al fresco”, senza riuscire a
conquistarsi il cuore dell’uomo della strada.
Forse è meglio un nuovo
esilio per chi non sa cos’è la misura, per chi non sa
regnare neppure su se stesso.
Magari in Sardegna, dove in
molti, tra capre e pecore ruspanti, lo aspettano con
fiducia…
Montecristo
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