IMPERIAL SOVEREIGN TIBERIAN DOBRYNIAN HOUSE OF ROME AND RUSSIA

              

Imperiale  Ordine Anghelos Templari

di Santa Maria di Magdala e di Santa Helèna di Bizantium

  + Cavalieri Magdaleniti di Bizantium +

(già Cavalieri Betlemmiti d'Oriente)

 



I nove Cavalieri erano:

1)     Hugues des Payns

2)     Geoffroy de Saint Omer;

3)     Roral o Eral;

4)     Godefroy Bisol;

5)     Payen de Montdidier;

6)     Archambau de Saint-Amand;

7)     André de Montbard o Montbarry (zio di San Bernardo);

8)     Godefroy de St. Ademar;

9)     Godefron o Godefroid.  

 

 

A.D. 1118

…nel 1118 alcuni pii Nobili timorosi di Dio, del rango di Cavalieri, e devoti al Signore, professarono di voler vivere perpetuamente in povertà, castità ed obbedienza. Al cospetto del Patriarca si votarono al servizio di Dio come regolari canonici. I primi e i più illustri tra questi furono Hugues des Payns e Geoffroy de Saint-Omer… (Guglielmo di Tiro)  

§ § §

Nove Cavalieri in tutto. Guidati da Hugues des Payns, Cavaliere al servizio del Conte di Champagne, i primo Templari si organizzarono a milizia monastica armata a difesa del Santo Sepolcro, secondo l’idea partorita dal Conte di Champagne e voluta da Baldovino Re di Gerusalemme.  

Il numero nove è un  numero legato alla Illuminazione Spirituale.

Infatti, il Fondatore del Buddismo “Zen” (in cinese “Ch’an”), il ventottesimo Patriarca Buddista, Principe[1] indiano Bodhidharma (in cinese “P’u Ti Ta Mo” oppure “Ta Mo Sardili”, in giapponese “Daruma” o “Daruma Daishi”), meditò seduto davanti ad un muro di Shaolin, il famoso monastero culla del Kung Fu Wu Shu, per ben NOVE anni.  

Per tale ragione Egli simboleggia la perseveranza, in quanto secondo la leggenda, quando si rialzò, si ritrovò senza più le gambe (esagerazione del fenomeno della atrofia muscolare).

Sempre circa il numero nove, il carattere ideografico giapponese “ku”, cioè nove, è adattato, più o meno stilizzato nell’araldica giapponese quale emblema/stemma di famiglia (per dirla con il termine esatto dell’araldica l’”arma”), in giapponese “Mon”, da molte nobili famiglie nipponiche, poiché NOVE è legato all’energia “Yang”, virile mascolina.  

Papa Onorio II[2] approvò l’Ordine e San Bernardo di Chiaravalle lo sostenne già a partire dal Concilio di Troyes del 1129 dove ne esaltò le preclari virtù e le insostituibili funzioni con il suo “De laude novae militiae”.

Il primo Gran Maestro dell’Ordine, Hugues de Payns, sostenuto da Goffredo di Buglione, capo della prima Crociata, prima e da Baldovino II poi, preparò la nascita dei Cavalieri del Tempio nella Moschea[3]  di Al-Aqsa, sulle rovine del Tempio di Salomone (a contraltare simbolico della “Foresta d’Oriente”, l’inaccessibile luogo dello Champagne dove sorse l’Abbazia dei Cistercensi di Chiaravalle).

L’ultimo Maestro dei Cavalieri del Tempio, Jacques (Giacomo) de Molay a causa del diabolico piano di Filippo “il bello”, che aveva deciso di distruggere il potentissimo Ordine del Tempio al fine di impadronirsi delle ingenti ricchezze di esso, si trovò condannato, il 18 marzo 1314, al carcere a vita, congiuntamente a Guy, fratello del Delfino di Alvernia  e Precettore (ora Priore) di Normandia, Godefroy de Charnay e Hugues Péraud, Commendatore dell’Ordine, grazie ad una Commissione di tre Cardinali (Principi della Chiesa) opportunamente pilotati. I Leader Templari de Molay e Guy, i quali avevano ammesso le Loro colpe sotto tortura e per evitare il rogo, alla lettura della Sentenza, fatta da un Cardinale, davanti alla Chiesa di Notre Dame, in Parigi, si alzarono, protestando la Loro innocenza e dicendo al popolo la falsità dei crimini addebitati, proclamando la purezza dell’Ordine. I cardinali si turbarono, Filippo “il bello”, invece, sconvolto dal furore, decretò il rogo. De Molay, prima di morire, tra gli atroci spasmi del fuoco, avrebbe chiamato davanti il Giudizio di Dio i tre maggiori responsabili della fine della gloriosa “Militia Templi”, il Papa, il Re di Francia e Guglielmo di Nogaret. La maledizione del Gran Maestro Templare non tardò a colpire. Circa un mese dopo l’esecuzione moriva infatti Papa Clemente V (il 20 aprile 1314), circa sei mesi dopo moriva Guglielmo di Nogaret e otto mesi più tardi (il 29 novembre 1314) moriva Filippo il Bello. Come “dulcis in fundo” anche il crudele Vescovo di Sens, Philippe de Marigny, terminava i suoi giorni nella forca.

Con la fine dell’Ordine Templare nel 1314, i Cavalieri superstiti cercarono rifugio e protezione nei Patriarcati d’Oriente, assimilandosi ai Cavalieri Gerosolimitani, ai Teutonici, e ai Cavalieri di San Giorgio della Militia Aurata Costantiniana, istituita dall’Imperatore Isacco II Angelo Comneno[4] nell’anno 1190.

Nel Sacro Angelico Ordine Costantiniano dei Cavalieri Aurati continuavano ad affluire vari Ordini minori che avevano partecipato alle Crociate, quali i Cavalieri di S. Maria del Monte Athos.

I Templari della “Foresta d’Oriente” pur rimanendo nelle fila dei Militi Aurati Costantiniani, per affinità ideale e di devozione si fusero con i Cavalieri Mariani e i Cavalieri devoti a Sant’Elena di Bisanzio (*) e a Santa Maria Maddalena di Magdala, perpetuando l’antica tradizione del culto delle Tre Marie custodi del Mistero del Tempio di Salomone.

Il titolo attribuito più frequentemente alle loro chiese è "Santa Maria" seguita da un qualche appellativo (ad esempio, S. Maria del Tempio, ecc.)
Gli altri santi più frequentemente usati erano gli Apostoli, S. Giovanni Battista, S. Maria Maddalena, S. Lazzaro di Betania, S. Bernardo, S. Ilario da Poitiers, S. Giorgio, S. Tommaso Becket, S. Gregorio Magno, S. Pellegrino da Tallerona, S. Dionigi di Parigi, S. Nicola, S. Caterina di Alessandria.

La presenza templare in Italia la si riscontra dunque dalle chiese da essi costruite o possedute; e dalla denominazione di esse si può risalire alla particolarità votiva seguita da taluni cavalieri, alla fides specifica che li animava contraddistinguendoli pur dall’interno dagli altri gruppi di confratelli.

Così riscopriamo Chiese dedicate a Santa Maria Maddalena a Genova, in Liguria, in Toscana come la Chiesa di Santa Maria Maddalena a Pisa, in Umbria, nelle Apulie, in Terra d’Otranto e in Terra di Bari, e così via.

A Pisa e in Terra di Bari confluirono quei Cavalieri del Tempio Maddaleniti devoti alla Dinastia Angelo di Bisanzio. Dai documenti storici dell’epoca sappiamo, per esempio che la presenza Templare nella città di Barletta è attestata già dal 1158.

La storia dell’Ordine a Barletta può farsi cominciare nel 1169 quando, Bertrando, Arcivescovo di Trani (1169-1184), affidò ai Templari Riccardo e Rainerio la Chiesa di Santa Maria Maddalena della quale era precettore Frate Guglielmo che si impegnava a riconoscere sempre l'autorità dell'Arcivescovo di Trani sulla chiesa.

Di Santa Maria Maddalena, oggi non più esistente, sappiamo che era "intra moenia Baroli sita" e che ebbe un ruolo primario nella storia templare, divenendo già dalla fine del XII secolo il centro più importante dell'organizzazione nel Regno di Sicilia, sino a diventare sede del Maestro Provinciale dell'Apulia e poi dell'Apulia-Sicilia.  

Da un punto di vista architettonico la domus di Santa Maria Maddalena si componeva di vari ambienti e pensata in maniera da permettere alla comunità templare di svolgere i compiti ai quali era preposta. Oltre alla ecclesia vera e propria, la domus alla fine del XIII secolo era composta da due camere usate per le cerimonie di ammissione nell'Ordine, una sala denominata Pavalon e la camera del Maestro Provinciale, quando questi risiedeva a Barletta.

Inoltre vi era pure una ecclesia di San Leonardo ove veniva scandite le ore della comunità di Santa Maria Maddalena.

In un primo tempo la domus barlettana aveva come funzione principale quella dell'assistenza ai pellegrini (accanto alla chiesa i Templari edificarono un grande stabilimento che fungeva da ospizio) alla quale si affiancarono, con il passare del tempo, anche quella di controllo su tutte le case della Terra di Bari.

Dopo i Vespri Siciliani (1282), con il passaggio della Sicilia agli Aragonesi, e la pace di Caltabellotta (1302) la domus di Santa Maria Maddalena estese la sua giurisdizione su tutte le case templari del Regno di Napoli, dando un nuovo impulso all'espansione dell'Ordine nel mezzogiorno d'Italia.

Solo nel marzo del 1308, il Re di Napoli, per uniformarsi alle direttive di Filippo Il Bello e di Papa Clemente V, cominciò a far arrestare i Templari di Barletta e li rinchiuse nel castello della città, ove vi rimasero sino al 15 maggio del 1310, data di inizio del processo di Brindisi.

Sappiamo infatti che il 24 marzo 1308 Giovanni Brachetto, Castellano di Barletta, ricevette in consegna i Templari Michele Cersi, Oliviero de Berona, Guglielmo Angelicum (Condottiero Angelo di Bisanzio), Bartolomeo de Cusencia, Angelo de Brandusio e Stefano de Antiochia, fece redigere a Riccardo di Nicola, Notaio, un atto pubblico per rendere certa l'esecuzione degli ordini della Regia Curia e di Giovanni di Laya, Giustiziere di Terra di Bari.

Con l'abolizione dell'Ordine Templare (1314) la chiesa di Santa Maria Maddalena fu affidata a Cappellani e adibita per le convocazioni del consiglio dell'Università. Il 17 marzo del 1531 Papa Clemente VII cedette la chiesa ai Domenicani, i quali,  subito dopo, la rasero al suolo per ampliare l'attuale chiesa di San Domenico.  

Molti i Militi del Tempio dispersi per ogni dove. Taluni Maddaleniti si posero sotto la protezione di Isacco II Angelo Comneno, confluendo nella Milizia Aurata Costantiniana dapprima, e successivamente (1472) sotto la protezione di Ivan III il Grande, Granduca[5] di Russia, il quale per diritto matrimoniale con Sophia, la nipote dell’ultimo Imperatore Paleologo di Bisanzio, tra l’altro ricevette in dote molti Ordini Cavallereschi d’Oriente,  tra cui l’Ordine di S. Giorgio e quello Gerosolimitano, favorendo così l’assorbimento degli stessi alla Casa Imperiale Russa.

Appartenente pertanto, “de jure”, quale soggetto di diritto internazionale,  all’Augusta Casa Tiberian-Dobrynian of Rome and Russia come proprio patrimonio storico-araldico dinastico, detto Ordine è stato successivamente riordinato per guidarlo con prudente saggezza nella propria devozione a salvaguardia e continuazione della tradizione storica degli antichi Cavalieri di Santa Maria Maddalena di Magdala e di Santa Helèna di Bisanzio, con la rigenerata denominazione di: Ordine Anghelos Templari di Santa Maria di Magdala e di Santa Helèna di Bizantium - Cavalieri Magdaleniti di Bizantium, decretata da S.A.R.I. Antonius II Tiberio-Dobrynia-Angelos attuale rappresentante e Capo di Nome e d’Arme dell’Imperiale Casa di Roma e di Russia, Gran Maestro Generale Alto Patrono  Protettore.

Detto Ordine non (NON) si rifà all’ambito della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, cioè al Vaticano ma beneficia della Benedizione Apostolica Perpetua e Alta Protezione Spirituale del Patriarcato della Santa Chiesa Ortodossa Albanese in esilio, e di altre Chiese dell’Oriente Cristiano.

Il 22 luglio 1985, con Decreto Imperiale dato a Napoli, S.A.R.I. il Principe Don Luigi Amoroso d’Aragona abdicava formalmente in favore di Don Antonius II di Roma et Russia al quale passavano di diritto tutte le prerogative e fontes honorum degli Imperatori bizantini Amoroso Comneno Angelo-Flavio-Lascaris –Paleologo d’Aragona, etc.

Pertanto, veniva così ulteriormente a rafforzarsi l’antica legittimazione Angelica-Bizantina nella continuità storica dell’Ordine dagli Imperatori d’Oriente.

L’Ordine Anghelos Templari di Santa Maria di Magdala e di Santa Helèna di Bizantium - Cavalieri Magdaleniti di Bizantium, viene quindi a continuarsi nella fusione del proprio Ordine Dinastico[6]  con quello dell’Ordine Militare Ospitaliero di Santa Maria di Betlemme (1), passato per iscritto a S.A.R.I. Don Antonio Tiberio Dobrynia, da S.A.R.I. Don Luigi Amoroso d’Aragona.  

Natura e Sovranità dell’Ordine:

L’Ordine è una Milizia Cavalleresca, Cristiana ma Ecumenica, e quale soggetto di diritto internazionale, appartenente a pieno titolo al patrimonio storico e araldico dinastico eriditario dell’Augusta Casa Imperiale e Granducale Tiberiana-Dobryniana-Anghelos di Roma e Russia, è autonomo, indipendente da ogni temporale o spirituale sovranità.

In eccezionali casi, l’Ordine può essere conferito anche ai non Cristiani che abbiano acquistato speciali benemerenze verso la Gloriosa Militia, cioè verso il Glorioso Ordo, o si siano resi altamente benemeriti dell’umanità, così come praticasi dalla Santa Sede per l’Ordine dello Speron d’Oro e l’Ordine Piano.

Scopi  dell’Ordine:

Essi sono:

a) la continuazione e salvaguardia del patrimonio storico tradizionale degli antichi Cavalieri Templari Magdaneliti, di Sant’Helena di Bizantium e Betlemiti, d’Oriente ed Occidente, al di qua e al di là del mare.

b) la propagazione della Fede Cristiana, con spirito ecumenico e di fratellanza per l’unificazione delle diverse confessioni, religioni, filosofie ed ideologie;

c) la promozione del Dialogo Interreligioso, dei Diritti Umani, Animali, della Bioetica Pro Vita.

d) la difesa e la conservazione degli ideali cavallereschi di Giustizia e Onore, uniti ai più elevati valori filantropici e caritatevoli; la diffusione e valorizzazione degli studi superiori, umanistici, artistici e scientifici, a fondamento di una rinnovata cultura dell’uomo e per l’uomo.

Categorie di Membri:

L’Ordine comprendente in origine una classe unica di Cavalieri, rifacendosi alle consuetudini vigenti da secoli in tutti gli Ordini Cavallereschi si articola nelle seguenti categorie e conferisce i seguenti gradi:

v     Gran Collare da Gran Maestro dell’Ordine, riservato solo al Capo di Nome e d’Arme della Famiglia;

v     Collare, in un numero massimo di 50, riservato ai membri della Casa Sovrana, ai Capi di Stato, ai Cardinali, Principi della Chiesa ed equipollenti, ed a ed a Personalità di rango elevatissimo, così come avviene, ad esempio, per gli Ordini Supremi di Ruggero II (d’Altavilla d’Hauteville Sicilia Napoli) e della Santissima Annunziata (Savoia). Dal numero di 50 sono esclusi (soprannumerari), come conteggio, sia i Prelati che i membri della Casa Sovrana.

v     Categoria di “Giustizia”, riservata ai Nobili che comprovino ascendenza Nobiliare di almeno 400 anni sul Cognome Paterno; è suddivisa nei gradi di (dal più basso al più alto) Cavaliere, Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grande Ufficiale, Cavaliere di Gran Croce, Cavaliere di Gran Croce decorato del Collare. I Cavalieri di Gran Croce di Giustizia, siano o meno decorati del Collare, hanno diritto al titolo onorifico di Cugino del Gran Maestro Ereditario ed al trattamento di Eccellenza, sempre che non abbiano diritto a trattamenti ancora più importanti (Sua Grazia, Sua Altezza). In questa categoria, la croce è sormontata non solo dal trofeo militare ma dalla corona imperiale bizantina, aurata e dotata di infule.

v     Categoria di “Onore e Devozione”, con i medesimi requisiti nobiliari e gli stessi gradi della precedente, dalla quale differisce solo per lo stato coniugale o per la mancanza di voti degli insigniti. In questa categoria, la croce è sormontata non solo dal trofeo militare ma dalla corona imperiale bizantina, aurata, ma priva di infule.

v     Categoria di “Grazia Magistrale”, riservata ai Nobili di più recente nomina o a coloro che ricoprano Alte Cariche Politiche, Civili, Militari o Religiose; è divisa negli stessi gradi della precedente. In questa categoria, la croce è sormontata non solo dal trofeo militare ma dalla corona imperiale bizantina, però non aurata, bensì argentata e priva di infule.

v     Categoria di “Merito”, è divisa nei gradi di Cavaliere, Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grand’Ufficiale e Cavaliere di Gran Croce ed è riservata a coloro che abbiano acquisito particolari benemerenze in favore della Casa Sovrana Angelo Tiberio Dobryniana e nell’ambito delle attività proprie dell’Ordine (assistenziali, benefiche, culturali, ecc.) e che siano idonei per censo e qualità morali. In questa categoria, la croce è sormontata dal solo trofeo militare, senza la corona imperiale bizantina.

v     la Categoria più bassa di “Ufficio” consta dell’unico grado di “Cavaliere di Ufficio”.

Decorazioni e Armi:

Croce ottagonata d’azzurro bordata d’oro, con al centro uno scudo circolare di bianco con croce patente templare di rosso.

La croce è sormontata da una corona imperiale bizantina con le infule. La decorazione potrà variare a seguito di Sovrana Volontà ma si potranno comunque indossare le vecchie decorazioni, se possedute.

Nastro:

Azzurro, bordato d'oro.

Mantello:

Bianco con la croce azzurra sovraspecificata.

L’azzurro, essendo lo stesso colore del Cielo, ha simboleggiate tutte le idee che salivano alte, essendo il Cielo, nella maggior parte delle Religioni simbolo della Divinità se non Divinità egli stesso.

Rappresenta la Fermezza incorruttibile a somiglianza del Cielo che non è soggetto a corruzione, né a mutazione; di Gloria poiché questa si innalza sulle cose terrene, della Virtù, dote Celeste. Cicerone, il sommo Retore, si vestiva talvolta di azzurro per far comprendere che i Suoi pensieri erano alti, come per lo stesso motivo il Re Assuero aveva la camera decorata di questo colore. In Francia fu usato moltissimo, al punto che Eginardo lasciò scritto: “Carlo Magno[10] vestiva alla francese”, e cioè con un saio azzurro, infatti tale colore era il preferito tanto dai Galli quanto, più tardi, dai Franchi. L’Imperatore Carlo il Calvo[11], Re d’Italia[12], è effigiato in una celebre miniatura del secolo IX con una tunica azzurra; San Luigi è rappresentato sempre vestito di questo colore, e così può dirsi per tantissimi altri Re ed Imperatori. Il Comm. G.B. di Crollalanza scrisse: “I guerrieri vollero con esso esprimere la Vigilanza, la Fortezza, la Costanza, l’Amor di Patria, la Vittoria, la Fama; i Sacerdoti l’Amor Celeste, la Devozione e la Santità; i Trovadori la Poesia; i Principi la Nobiltà, la Ricchezza e Pensieri Alti e Sublimi; i Magistrati la Giustizia e la Fedeltà;le donne la Castità e la Verecondia”. Dai detti simboli si vede l’importanza e la Nobiltà di questo colore che nel Blasone viene indicato con tratti orizzontali. In Italia fu distintivo dei Guelfi[13].

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DOCUMENTI

(1)  

Diploma del Re delle Due Sicilie Francesco II°

22 settembre 1860

Francesco II° -Per grazia di Dio – Re del Regno delle Due Sicilie – di Gerusalemme, ecc. – Duca di Parma, Piacenza, Castro ecc. ecc. Principe ereditario di Toscana, ecc. ecc. ecc.

Veduta la supplica al Nostro Real Trono umiliata dal fedelissimo suddito do Felice Vito Amoroso, del comune di Alessano, Gran Maestro, per diritto ereditario, dell’Ordine Militare ed Ospitaliere di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, nonché di quello di S.Maria di Betlemme, con la quale ha esposto: Che il 20 agosto 1204 il Principe Aminado de Amerusio, figlio del Sire Giovanni e di domina Romana, della città di Bari, essendo intervenuto alla Quarta Crociata, dopo la conquista dell’Impero di Costantinopoli, fu riconosciuto con diploma dell’Imperatore Latino d’Oriente Baldovino I°, discendente legittimo e naturale in linea retta mascolina della dinastia di Michele II° Balbo di Amorio, Imperatore Romano d’Oriente, ascendente di lui, e fu investito dall’avito Principato d’Amorio e Galazia, con il diritto di battere moneta, dell’alta e bassa giustizia, di creare Cavalieri e decorarli con il Cingolo Militare, nonché Nobili, Baroni, Conti, Marchesi e Duchi,  con trasmessibilità del titolo dinastico ai suoi discendenti legittimi e naturali in perpetuo in linea primogenita maschile, diritti tutti confermati successivamente al Principe Giovanni de Amerusio, primogenito di Aminado, con diploma dell’Imperatore Latino d’Oriente Baldovino II°, dato in Bari il 22 agosto 1259.

Che il 18 marzo 1205 il predetto Principe Aminado de Amerusio fu confermato dallo stesso Imperatore Latino d’Oriente Baldovino I°, Maestro dell’Ordine militare ed ospedaliere di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, da lui fondato con altri gentiluomini crociati, il 12 gennaio 1205 nella città di S. Giovanni d’Acri, con facoltà di creare Cavalieri della precitata Milizia, di elevare i più meritevoli alla dignità[7] di Conte e Barone, e col diritto di tramissibilità del relativo Magistero nei suoi discendenti legittimi e naurali in perpetuo, in linea primogenita maschile.

Che il 2 febbraio 1206 il Pontefice Innocenzo III [8] con sua Bolla "Zelo, sollecitudine curisque tuis", diretta al Principe Aminado de Amerusio, quale Maestro Generale dell’Ordine Militare ed Ospedaliere di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso e ad istanza del medesimo, non solo sanzionò l’Ordine, ponendolo sotto la regola di S. Agostino e dando allo stesso come sede la città di San Giovanni d'Acri[9], ma confermò ancora l’ereditarietà del Magistero nella famiglia postulante, riconoscendolo patrimonio spirituale irrevocabile di quella, concesse alla Milizia cavalleresca vari privilegi ed al Maestro generale la facoltà di elevare i Cavalieri più meritevoli alla dignità di Nobile, oltrechè di Conte e Barone, di modificare le Costituzioni ogni qualvolta lo avesse ritenuto necessario, senza bisogno di alcun intervento od ulteriore approvazione della Sede Apostolica,  e di trasferirne altrove la relativa Sede, se le circostanze lo avessero richiesto.

Che il Principe Giovanni de Amerusio, figlio di Aminado, secondo Maestro generale dell’Ordine, ebbe confermati ed ampliati tutti i privilegi di cui innanzi dall’Imperatore Latino d’Oriente Baldovino II° con diploma dato a quest’ultimo in Bari i 2 settembre 1259, con il quale, oltre alla podestà, diritti e privilegi già concessi in perpetuo al Maestro generale dell’Ordine militare ed ospedaliere di S. Giovani d’Acri e S. Tommaso, decretò che lo stesso fosse considerato come Capo e Sovrano dell’Ordine e nell’Ordine, nei confronti dei suoi Cavalieri o suoi sudditi, con tutte le prerogative sovrane, niuna esclusa ed eccettuata, e che da allora innanzi fosse riconosciuto Principe titolare di S. Giovanni d’Acri, a ricordo della Città nella quale la gloriosa Milizia cavalleresca ebbe la sua fondazione e la sua prima Sede. Che lo altro ascendente di lui, il Principe Daimberto de Amorosa, della città di Amalfi, figlio di Ruggero, già Procuratore e poi Maestro dell’ordine miliare ed ospedaliere di S. Maria di Betlemme, fondato il 19 gennaio 1459 dal Pontefice Pio II° con altra Bolla "Veram semper et solidam" e con la sede nell’isola di Lemnos, fu confermato in tale dignità dallo stesso Pontefice con altra Bolla " Magnae devotionis tuae" del 16 marzo 1464, con trasmessibilità del relativo Magistero nei suoi discendenti legittimi e naturali in perpetuo in linea primogenita maschile, con facoltà al Gran Maestro di modificare le Costituzioni, eccetto nella parte attinente alla successione del Magistero, ch’egli volle patrimonio esclusivo del Capo della famiglia dei Principi Amoroso, dichiarando irrito e nullo ogni atto o determinazione in contrario, ogni qualvolta lo avesse ritenuto necessario, senza bisogno di alcun intervento od ulteriore approvazione della Sede Apostolica, di farsi sostituire protempore nell’alta carica da altra persona da lui designata, purchè questa rivestisse dignità episcopale o fosse Principe Cattolico.

Che il 23 marzo 1492 il Principe Giovanni de Amorosa, figlio di Ruggero e fratello del ricordato Daimberto, secondo Maestro dell’Ordine militare ed ospedaliere di S. Maria di Betlemme, con diploma del Re Ferdinando I° d’Aragona, oltre alla concessione per se e suoi discendenti legittimi e naturali in perpetuo, di aggiungere al proprio cognome d’Aragona, ottenne anche molti altri privilegi ereditari, anche per l’Ordine, successivamente confermati in perpetuo dal Re Federico d’Aragona con suo diploma delll’11 giugno 1500. Tali cose esposte, il supplicante ha implorato dalla Nostra Sovrana potestà:

1 - Che gli sia riconosciuto il diritto di esplicare liberamente nel Nostro Regno, con speciali prerogative ed onori, il suo alto ministero di Gran Maestro degli Ordini militari ed ospedalieri di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, nonché di S.Maria di Betlemme, e ciò anche in confronto dei suoi legittimi successori al Soglio Magistrale in perpetuo.

2 - Che gli sia riconosciuto nel Nostro Regno agli insigniti dei predetti due Ordini, il diritto di potersene liberamente fregiare, senza bisogno di alcuna Nostra Sovrana autorizzazione.

3 - Che lo stesso diritto si riconosciuto agli investiti dei vari titoli nobiliari, da lui e dai suoi successori in perpetuo concessi sia nell’esercizio dell’alta carica di Gran Maestro dell’Ordine militare ed ospedaliero di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, sia in quello del diritto dinastico di Principe Imperiale di Amorio e Galazia. 

-- Veduti i titoli originali di fondazione e di precedenti riconoscimenti dei due Ordini già menzionati, quelli di investitura e conferma del Principato d’Amorio e Galazia, presentati dal petizionario per contestare essere lui il legittimo successore al Gran Magistero degli Ordini su ricordati ed al titolo dinastico di Principe Imperiale di Amorio e Galazia, riconosciuti tutti autentici.

- Veduto lo Statuto dell’Ordine militare ed ospedaliere di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso emanato il 24 giugno 1498 in Napoli dalprincipe Nicola de Amorosa d’aragona e l’altro dell’Ordine Militare ed Ospedaliere di S. Maria di Betlemme emanato anche in Napoli il 25 marzo 1730 dal Principe Filippo Augusto Amoroso d’Aragona, entrambi tutt’ora vigenti.

- Volendo accogliere benignamente la supplica a Noi rassegnata dal ricorrente, e dare allo stesso un particolare attestato della Nostra Sovrana benevolenza, in considerazione della ricordata ed incontroversa origine imperiale della sua antica famiglia e delle molteplici prove di attaccamento e di devozione da lui date al Nostro Real Trono.

- Sulla proposizione del Nostro Ministro Segretario di Stato Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Nostro Ministro Segretario di Stato per le Finanze abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue:

1 - L’Ordine Equestre Militare ed Ospedaliere di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, fondato il 12 gennaio 1205 nella città di S. Giovanni d’Acri dal Principe crociato Aminado de Amerusio, attualmente retto dallo Statuto emanato in Napoli il 24 giugno 1498 dal Gran Maestro Principe Nicola de Amorosa d’Aragona,  è giuridicamente riconosciuto nel Nostro Regno, e ne è approvato il relativo Statuto.

2 - L’Ordine Equestre Miliare ed Ospedaliere di S. Maria di Betlemme, fondato il 19 gennaio 1459 dal Pontefice Pio II° con Bolla "Veram semper et solidam" e dallo stesso riformato con altra Bolla "Magnae devotionis tuae" del 16 marzo 1464, attualmente retto dallo Statuto emanato in Napoli il 25 marzo 1730 dal Gran Maestro Principe Filippo Augusto Amoroso d’Aragona, e del pari giuridicamente riconosciuto nel Nostro Regno, ene è approvato il relativo Statuto.

3 - Gli Ordini equestri di cui agli articoli precedenti, ed il cui Magistero si appartiene per diritto dinastico e patrimoniale, esclusivamente al Capo della Casa dei Principi Amoroso d’Aragona ed ai suoi discendenti maschilegittimi e naturali in perpetuo con ordine di primogenitura, sono equiparati a tutti gli effetti ai Nostri Ordini equestri.

4 - Per il disposto dell’articoloprecedente, i sudditi del Nostro Regno, civili e militari, possono accettare gradi cavallereschi nei due Ordini e fare uso dei titoli e delle insegne del proprio grado nei Nostri Reali dominii, senza bisogni di alcuna Nostra speciale autorizzazione. Le insegne dei due Ordini debbono essere portate dopo quelle dei Nostri Ordini nazionali.

5 - Sono parimenti riconosciuti, e ne permettiamo l’uso nel Nostro Regno, i titoli nobiliari di Conte, Barone e Nobile, con o senza predicato, conferiti dal Capo della Casa dei Principi Amoroso d’Aragona nella sua qualità di Gran Maestro dell’Ordine Militare ed Ospedaliere di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, nonché quelli di Duca, Marchese, Conte, Barone e Nobile, con o senza predicato, da lui conferiti per diritto dinastico nella sua qualità di Principe Imperiale di Amorio e Galazia. I predicati annessi ai titoli di cui alla prima parte del presente articolo saranno meramente onorifici, né produrranno alcun effetto che in qualsiasi modo potesse incontrare l’ostacolo della legge eversiva della feudalità nei Nostri Reali dominii.

6 - I nostri sudditi, civili e militari, possono accettare i titoli nobiliari di cui all’articolo precedente e farne uso nei Nostri Reali dominii, senza bisogno di alcuna Nostra speciale autorizzazione.

7 - Il Gran Maestro degli Ordini di cui agli art. 1 e 2 potrà in qualsiasi momento, senza bisogno di Nostra approvazione, apportare ai relativi Statuti quelle modifiche di volta in volta egli nella sua saggezza stimerà più opportune e convenienti alle mutate esigenze dei tempi, eccetto la parte riguardante la successione al Magistero, che deve restare integra ed immutata, ritenendosi fin d’ora nullo, irrito e di niun valore ogni atto o disposizione in contrario.

8 - Il Gran Maestro e la sede del Gran Magistero dei due Ordini godono nel Nostro Regno delle immunità diplomatiche concesse agli Ambasciatori di Potenze estere accreditati presso di Noi ed alle loro sedi.

9 - Per concorrere agli scopi assistenziali dei due Ordini sopra menzionati, il Nostro Ministro Segretario di Stato per le Finanze è autorizzato a versare annualmente al Gran Maestro dei predetti due Ordini la somma di trecentomila ducati d’oro come contributo del Nostro Stato.

10 - Il Nostro Ministro Segretario di Sato Presidente del Consiglio dei Ministri è incaricato della esecuzione delpresenteDecreto.

FRANCESCO  


§ § §  

(2)

Decreto del Re d’Italia Vittorio Emanuele III

18 gennaio 1944

Veduto la opportunità di accordare pieno riconoscimento giuridico all’Ordine Militare e Ospedaliere di San Giovanni d’Acri e San Tommaso, il cui Magistero si appartiene in perpetuo, per insopprimibile diritto ereditario, al legittimo Capo della Casa Imperiale Amoroso d’Aragona, e ciò specialmente in considerazione sia deinumerosi favorevoli pronunziati della Magistratura, sia dell’opera altamente patriottica chel’Ordine stesso va da tempo svolgendo in Italia per il più valido ed efficace potenziamento della lotta di liberazione del suolo nazionale dall’occupazione nemica, sia infine di quella non meno importante e di alto interesse sociale, che quotidianamente svolge nel campo assistenziale;

Veduto lo Statuto dell’Ordine suddetto, emenato il 24 giugno 1936 dal legittimo Gran Maestro della vetusta e gloriosa Milizia Cavalleresca;

Veduto l’art. 11 del Regio Decreto 16 dicembre 1927, n.2210, concernente l’ordine delle precedenze tra le varie cariche e dignità a Corte e nelle funzioni pubbliche, e successive modificazioni;

Sulla proposta del Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato; -Abbiamo decretato e decretiamo:

1 – L’Ordine Militare e Ospedaliere di San Giovanni d’Acri e San Tommaso, il cui Magistero si appartiene in perpetuo, per insopprimibile diritto ereditario, al Capo della Casa Imperiale Amoroso d’Aragona, è giuridicamente riconosciuto in Italia a tutti gli effetti. L’Ordine avrà un’amministrazione autonoma propria, alla dipendenza del rispettivo Gran Maestro.

2 – I fondi necessari per la finalità dell’Ordine, la sua amministrazione e le spese di rappresentanza del Gran Maestro saranno forniti dalle offerte dagli aderenti, delle quali il Gran Maestro disporrà secondo la sua saggezza. Non è consentita alcuna ingerenza da parte dello Stato negli affari dell’Ordine.

3 - Al Gran Maestro dell’Ordine sono garantite nel Regno la più ampia libertà ed indipendenza nell’esercizio della sua attività magistrale, e gli sono concessi gli stessi onori dovuti al Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, col trattamente però di Altezza Serenissima, a meno che per altre circostanze non abbia diritto a trattamento diverso.

4 - Nell’Ordine delle precedenze tra le varie cariche e dignità a Corte e nelle funzioni pubbliche, la rappresentanza del Gran Magistero dell’Ordine Militare e Ospedaliere di San Giovanni d’Acri e San Tommaso, regolarmente accreditata con espressa delega del Gran Maestro, e composta di tre Cavalieri di Gran Croce di Giustizia e di cinque Cavalieri di Gran Croce di Grazia, segue immediatamente la rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta e precede quella dell’Ordine Militare ed Ospedaliere di Santa Maria di Betlemme.

5 - Ai componenti il Senato dell’Ordine Militare e Ospedaliere di San Giovanni d’Acri e San Tommaso, come ai Cavalieri di Gran Croce di Giustizia di nazionalità italiana, è concesso il trattamento di Eccellenza.

6 – I decorati dell’Ordine Militare e Ospedaliere di San Giovanni d’Acri e San Tommaso potranno fregiarsi delle insegne dell’Ordine senza bisogno di alcuna Nostra Sovrana autorizzazione, e porteranno il nastrino delle stesse sulla sinistra del petto, dopo quelle del Sovrano Militare Ordine di Malta e prima di quelle dell’Ordine Militare e Ospedaliere di Santa Maria di Betlemme. Ordiniamo che il presente Decreto, munito del sigillo dello Stato, entri eccezionalmente in vigore dalla sua data, e sia per ogni evento, e perché possa valersene in qualsiasi circostanza dinanzi le Autorità civili, amministrative e giudiziarie, come fosse stato già pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno, rilasciato in copia al Gran Maestro dell’Ordine Militare e Ospedaliere di San Giovanni d’Acri e San Tommaso a cura del Ministro della Nostra Real Casa, nel cui Archivio segreto, per tutto il periodo della guerra sarà, d’ordine Nostro, per ovvie ragioni di carattere militare, custodito, in uno agli altri Decreti che interessano le forze clandestine della resistenza, e sia infine, dopo la cessazione dell’attuale stato di guerra, a cura del Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato, o infra dieci anni dalla conclusione della pace, a domanda del Gran Maestro interessato, inserito nella Raccolta Ufficiale delle Leggi e Decreti del Regno d’Italia e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno, mandando a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare. Dal Comando Supremo, 18.1.1944.

VITTORIO EMANUELE  

Re d'Italia  

 

NOTE


(*) Di umile famiglia, fu sposata da Costanzo Cloro che, divenuto Cesare, la ripudiò per ragioni di stato. Quando Costantino successe a suo padre, Elena richiamata a corte, ricevette, insieme al titolo di "Augusta", tutti gli onori. Profondamente cristiana, si segnalò per la sua pietà, facendo del bene ai bisognosi, ai condannati alle carceri e alle miniere, riuscendo a farne liberare molti. Probabilmente influì anche sul figlio che, con l'Editto di Milano, diede la libertà di culto ai cristiani. Durante un viaggio in Palestina, da cui riportò importanti reliquie, fece costruire varie basiliche, tra le quali quelle della Natività e della Ascensione. La sua vita dimostra come il potere e l'ambizione non abbiano presa sulle persone che vivono in maniera autentica la fede cristiana. 
Etimologia: Elena = la splendente, fiaccola, dal greco. Nata in Bitinia da famiglia plebea, Elena, alla quale il figlio Costantino conferirà il titolo di "Augusta", era stata ripudiata dal marito, il tribuno militare Costanzo Cloro, per ordine dell'imperatore Diocleziano. La legge romana infatti non riconosceva il matrimonio celebrato tra un patrizio e una plebea; pertanto Elena era considerata semplicemente una concubina, e quando Costanzo Cloro ebbe il titolo di "Augusto" col collega Galerio, fu costretto a disfarsi di Elena, pur trattenendo con sé il figlio Costantino nato dalla loro unione nel 285. Ouando alla morte del padre Costantino venne acclamato "Augusto" nel 306 a York, dalle legioni della Britannia, Elena potè tornare accanto al figlio, col meritatissimo titolo di "Nobilissima Foemina", per avere poi il più alto onore cui donna potesse aspirare, quello di "Augusta", quando il figlio, sconfiggendo Massenzio alle porte di Roma, divenne "totius orbis imperator", cioè signore assoluto.

[1] Principe di un piccolo Regno dell’India Meridionale.

[2] Il Pontefice che approvò l’Ordine del Tempio istituito all’inizio sotto il nome di “Poveri Cavalieri di Cristo”(istituito nel 1118 in Palestina, a Gerusalemme, da Ugo/Hugues di Payens o per altri Hugo de Paganis (forse Pagani, vicino Nocera, provincia di Salerno), Goffredo/Geoffroy di Saint Omer ed alcuni altri Gentiluomini francesi giunti a Gerusalemme come Crociati), cioè dei Templari o del Tempio di Gerusalemme nel 1128.

[3] Moschea (dall'arabo Masgid, in turco: Cami:”luogo dove prostrarsi” oppure Mescit). Il termine generico Masgid si riferisce alle moschee che potevano essere frequentate ogni giorno. Di particolare importanza sono le moschee dei venerdì, dette anche congregazionali, chiamate invece rnasgid-i giami o -i giuma: qui si recitava regolarmente la preghiera comune dei venerdì. Ancor prima che si costruissero Moschee dopo la morte del Profeta nel 632, sussisteva già un luogo dove la Comunità Religiosa seguace del Profeta Muhammad (Maometto) poteva riunirsi; il significato dei termine Masgid quale luogo dove potersi prostrare in preghiera lascia peraltro ai fedeli libertà di scegliere il sito della preghiera e non è legato ad alcun edificio in particolare. Nemmeno il Corano dà indicazioni su un luogo preciso ove pregare. L'abitazione del Profeta Muhammad a Medina rappresenta comunque il punto di partenza per lo sviluppo della Moschea araba con cortile. La struttura dell'edificio ricorda le case della Penisola Arabica, con un cortile aperto a pianta quadrata, cinto da mura. La Moschea con cortile che si sviluppò da tale tipologia di base manteneva alcuni elementi dei modello originario. Davanti alla parete della qibla, indicante la direzione cui rivolgere la preghiera, era collocata la haram (sala della preghiera) retta da numerosi pilastri o colonne (sala ipostila) e suddivisa in numerose navate. Davanti a questa era un piazzale aperto (sahn) circondato da riwaq. Ogni Moschea aveva uno a più minareti.

[4] Il Marchese Vittorio Spreti, nel Suo testo "Brevi Note sui Comneno" - Bari, luglio 1944, così comincia la Sua Opera: I Comneno sono non forse la maggiore ma, certo la più notevole delle Dinastie succedutesi sul trono di Bisanzio dopo la Macedone, tutti i Suoi membri essendo stati di grande intelligenza e energici, abili diplomatici e valenti Generali, con in ciascuno notevoli qualità, tranne che per l'ultimo, Andronico, che fu spodestato propriamente per i Suoi eccessi crudeli. Originari di Comné, vicino Adrianopoli, e stabilitisi a Kastamon o Chastamon in Anatolia, già ai tempi di Basilio II il Macedone (976-1025), essi figurano tra le più potenti famiglie della Aristocrazia Bizantina.

[5] Non si confonda il Titolo Sovrano di “Granduca” col Titolo Nobiliare di “Duca”.

[6] Dinastico. E’ così denominato l’Ordine appartenente al Patrimonio Araldico di una Dinastia Sovrana. Si dirà Ordine Dinastico Non Nazionale se la Dinastia Sovrana non è più regnante ma conserva nella persona del Capo lo “Jus Collationis” dei Suoi Ordini.

[7] Dignità. Etimologicamente, il termine “dignità” deriva dal latino “dignitas-atis”, astratto di “dignus”, meritevole, degno di rispetto nell’opinione comune, eccellente, che per le sue qualità, per gli atti, i costumi e simili, merita lode, onore, e così via.

[8] Papa Innocenzo III, era nipote di Papa Clemente III. Nato a Gavignano (Ciociaria) nel 1160, consacrato Papa il 22 febbraio 1198 e morto a Perugia o Roma il 16 luglio 1216 (?), era figlio di Lotario dei Conti Segni, figlio di Trasmondo, Conte di Segno e di Clarica (o Clarice) SCOTTI, di Famiglia romana (provenienza incerta). Con Papa Innocenzo III nascono gli stemmi papali. Suoi nipoti furono i Papi Gregorio IX ed Alessandro IV (da “I Papi ”, di Memmo Caporilli, Nuova Editrice Spada, N.E.S., 1985). Papa Innocenzo III si onorò di far parte dell’Ordine Templare.

[9] Acri. Anticamente chiamata Tolemaide.  

[10] Re dei Franchi. Incoronato primo Imperatore del Sacro Romano Impero la notte di Natale dell’800, in Roma, dal Pontefice Leone III.

[11] In Francia i Feudi furono dichiarati ereditari proprio da Carlo il Calvo nell’877, con l’Editto emanato a Kiersy-sur-Oise, comunemente chiamato “ad Karisiacum”.

[12] In Francia i Feudi furono dichiarati ereditari proprio da Carlo il Calvo nell’877, con l’Editto emanato a Kiersy-sur-Oise, comunemente chiamato “ad Karisiacum”.

[13] Carlo il Calvo, nella basilica di S. Pietro, il giorno di Natale dell'875, ricevette dal Pontefice la Corona Imperiale.

 


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