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IMPERIAL SOVEREIGN TIBERIAN DOBRYNIAN HOUSE OF ROME AND RUSSIA |
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Imperiale
Ordine Anghelos
Templari di Santa Maria di Magdala e di Santa Helèna di Bizantium+ Cavalieri Magdaleniti di Bizantium +(già Cavalieri Betlemmiti d'Oriente)
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Il primo Gran Maestro dell’Ordine, Hugues de Payns, sostenuto da
Goffredo di Buglione, capo della prima Crociata, prima e da Baldovino II
poi, preparò la nascita dei Cavalieri del Tempio nella Moschea[3]
di Al-Aqsa, sulle rovine del Tempio di Salomone (a contraltare
simbolico della “Foresta
d’Oriente”, l’inaccessibile luogo dello Champagne dove sorse
l’Abbazia dei Cistercensi di Chiaravalle). L’ultimo Maestro dei Cavalieri del Tempio, Jacques (Giacomo) de
Molay a causa del diabolico piano di Filippo “il bello”, che aveva deciso di distruggere il potentissimo Ordine
del Tempio al fine di impadronirsi delle ingenti ricchezze di esso, si
trovò condannato, il 18 marzo 1314, al carcere a vita, congiuntamente a Guy, fratello
del Delfino di Alvernia e Precettore (ora Priore) di Normandia, Godefroy de Charnay e
Hugues Péraud, Commendatore dell’Ordine, grazie ad una Commissione di
tre Cardinali (Principi della Chiesa) opportunamente pilotati. I Leader Templari
de Molay e Guy, i quali avevano ammesso le Loro colpe sotto tortura e per evitare
il rogo, alla lettura della Sentenza, fatta da un Cardinale, davanti alla
Chiesa di Notre Dame, in Parigi, si alzarono, protestando la Loro
innocenza e dicendo al popolo la falsità dei crimini addebitati,
proclamando la purezza dell’Ordine. I cardinali si turbarono, Filippo
“il bello”, invece,
sconvolto dal furore, decretò il rogo. De Molay, prima di morire, tra gli
atroci spasmi del fuoco, avrebbe chiamato davanti il Giudizio di Dio i tre
maggiori responsabili della fine della gloriosa “Militia
Templi”, il Papa, il Re di Francia e Guglielmo di Nogaret. La maledizione del Gran Maestro Templare non tardò a colpire.
Circa un mese dopo l’esecuzione moriva infatti Papa Clemente V (il 20
aprile 1314), circa sei mesi dopo moriva Guglielmo di Nogaret e otto mesi
più tardi (il 29 novembre 1314) moriva Filippo il Bello. Come “dulcis
in fundo” anche il crudele Vescovo di Sens, Philippe de Marigny,
terminava i suoi giorni nella forca.
Nel Sacro Angelico Ordine Costantiniano dei Cavalieri Aurati
continuavano ad affluire vari Ordini minori che avevano partecipato alle
Crociate, quali i Cavalieri di S. Maria del Monte Athos. I Templari della “Foresta
d’Oriente” pur rimanendo nelle fila dei Militi Aurati
Costantiniani, per affinità ideale e di devozione si fusero con i
Cavalieri Mariani e i Cavalieri devoti a Sant’Elena di Bisanzio (*)
e a
Santa Maria Maddalena di Magdala, perpetuando l’antica tradizione del
culto delle Tre Marie custodi del Mistero del Tempio di Salomone. Il
titolo attribuito più frequentemente alle loro chiese è "Santa
Maria" seguita da un qualche appellativo (ad esempio, S. Maria
del Tempio, ecc.) La
presenza templare in Italia la si riscontra dunque dalle chiese da essi
costruite o possedute; e dalla denominazione di esse si può risalire alla
particolarità votiva seguita da taluni cavalieri, alla fides specifica che li animava contraddistinguendoli pur
dall’interno dagli altri gruppi di confratelli.
A
Pisa e in Terra di Bari confluirono quei Cavalieri del Tempio Maddaleniti
devoti alla Dinastia Angelo di Bisanzio. Dai documenti storici
dell’epoca sappiamo, per esempio che la presenza Templare nella città
di Barletta è attestata già dal 1158. La
storia dell’Ordine a Barletta può farsi cominciare nel 1169 quando,
Bertrando, Arcivescovo di Trani (1169-1184), affidò ai Templari Riccardo
e Rainerio la Chiesa di Santa Maria Maddalena della quale era precettore
Frate Guglielmo che si impegnava a riconoscere sempre l'autorità
dell'Arcivescovo di Trani sulla chiesa. Di
Santa Maria Maddalena, oggi non più esistente, sappiamo che era "intra
moenia Baroli sita" e che ebbe un ruolo primario nella storia
templare, divenendo già dalla fine del XII secolo il centro più
importante dell'organizzazione nel Regno di Sicilia, sino a diventare sede
del Maestro Provinciale dell'Apulia e poi dell'Apulia-Sicilia. Da un punto di vista architettonico la domus di Santa Maria
Maddalena si componeva di vari ambienti e pensata in maniera da
permettere alla comunità templare di svolgere i compiti ai quali era
preposta. Oltre alla ecclesia vera e propria, la domus alla fine del
XIII secolo era composta da due camere usate per le cerimonie di
ammissione nell'Ordine, una sala denominata Pavalon e la camera del
Maestro Provinciale, quando questi risiedeva a Barletta. Inoltre vi era pure una ecclesia di San Leonardo ove veniva
scandite le ore della comunità di Santa Maria Maddalena.
In un primo tempo la domus barlettana aveva come funzione principale
quella dell'assistenza ai pellegrini (accanto alla chiesa i Templari
edificarono un grande stabilimento che fungeva da ospizio) alla quale si
affiancarono, con il passare del tempo, anche quella di controllo su
tutte le case della Terra di Bari. Dopo i Vespri Siciliani (1282), con il passaggio della Sicilia agli
Aragonesi, e la pace di Caltabellotta (1302) la domus di Santa Maria
Maddalena estese la sua giurisdizione su tutte le case templari del
Regno di Napoli, dando un nuovo impulso all'espansione dell'Ordine nel
mezzogiorno d'Italia. Solo nel marzo del 1308, il Re di Napoli, per uniformarsi alle
direttive di Filippo Il Bello e di Papa Clemente V, cominciò a far
arrestare i Templari di Barletta e li rinchiuse nel castello della città,
ove vi rimasero sino al 15 maggio del 1310, data di inizio del processo
di Brindisi. Sappiamo infatti che il 24 marzo 1308 Giovanni Brachetto,
Castellano di Barletta, ricevette in consegna i Templari Michele Cersi,
Oliviero de Berona, Guglielmo
Angelicum (Condottiero Angelo di
Bisanzio), Bartolomeo de Cusencia, Angelo de Brandusio e Stefano
de Antiochia, fece redigere a Riccardo di Nicola, Notaio, un atto
pubblico per rendere certa l'esecuzione degli ordini della Regia Curia e
di Giovanni di Laya, Giustiziere di Terra di Bari. Con
l'abolizione dell'Ordine Templare (1314) la chiesa di Santa Maria
Maddalena fu affidata a Cappellani e adibita per le convocazioni del
consiglio dell'Università. Il 17 marzo del 1531 Papa Clemente VII cedette la chiesa ai
Domenicani, i quali, subito dopo, la rasero al suolo per ampliare l'attuale chiesa di
San Domenico. Molti i Militi
del Tempio dispersi per ogni dove. Taluni Maddaleniti si posero sotto la
protezione di Isacco II Angelo Comneno,
confluendo nella Milizia Aurata Costantiniana dapprima, e successivamente
(1472) sotto la protezione di Ivan III il Grande, Granduca[5]
di Russia, il quale per diritto matrimoniale con Sophia, la nipote
dell’ultimo Imperatore Paleologo di Bisanzio, tra l’altro ricevette in
dote molti Ordini Cavallereschi d’Oriente, tra cui l’Ordine di S. Giorgio e quello Gerosolimitano, favorendo
così l’assorbimento degli stessi alla Casa Imperiale Russa. Appartenente
pertanto, “de jure”, quale
soggetto di diritto internazionale, all’Augusta
Casa Tiberian-Dobrynian of Rome and Russia come proprio patrimonio
storico-araldico dinastico, detto Ordine è stato successivamente
riordinato per guidarlo con prudente saggezza nella propria devozione a
salvaguardia e continuazione della tradizione storica degli antichi
Cavalieri di Santa Maria Maddalena di Magdala e di Santa Helèna di
Bisanzio, con la rigenerata denominazione di: Ordine
Anghelos Templari di Santa Maria di Magdala e di Santa Helèna di
Bizantium - Cavalieri Magdaleniti di Bizantium, decretata
da S.A.R.I. Antonius II Tiberio-Dobrynia-Angelos attuale rappresentante e
Capo di Nome e d’Arme dell’Imperiale Casa di Roma e di Russia, Gran
Maestro Generale Alto Patrono Protettore. Detto Ordine non
(NON) si rifà all’ambito della Chiesa Cattolica Apostolica Romana,
cioè al Vaticano ma beneficia della Benedizione Apostolica
Perpetua e Alta Protezione Spirituale del Patriarcato della Santa Chiesa
Ortodossa Albanese in esilio, e di altre Chiese dell’Oriente Cristiano. Il 22
luglio 1985, con Decreto Imperiale dato a Napoli, S.A.R.I. il Principe Don
Luigi Amoroso d’Aragona abdicava formalmente in favore di Don
Antonius II di Roma et Russia al quale passavano di diritto tutte le
prerogative e fontes honorum
degli Imperatori bizantini Amoroso Comneno Angelo-Flavio-Lascaris –Paleologo
d’Aragona, etc. Pertanto,
veniva così ulteriormente a rafforzarsi l’antica legittimazione
Angelica-Bizantina nella continuità storica dell’Ordine dagli
Imperatori d’Oriente. L’Ordine
Anghelos Templari di Santa Maria di Magdala e di Santa Helèna di
Bizantium - Cavalieri Magdaleniti di Bizantium, viene quindi a continuarsi
nella fusione del proprio Ordine Dinastico[6]
con
quello dell’Ordine Militare Ospitaliero di Santa Maria di Betlemme (1), passato per iscritto a S.A.R.I. Don Antonio Tiberio Dobrynia, da
S.A.R.I. Don Luigi Amoroso d’Aragona.
Natura
e Sovranità dell’Ordine: L’Ordine è una
Milizia Cavalleresca, Cristiana ma Ecumenica, e quale soggetto di diritto
internazionale, appartenente a pieno titolo al patrimonio storico e
araldico dinastico eriditario dell’Augusta Casa Imperiale e Granducale
Tiberiana-Dobryniana-Anghelos di Roma e Russia, è autonomo, indipendente
da ogni temporale o spirituale sovranità. In eccezionali casi, l’Ordine può essere conferito anche ai non Cristiani che abbiano acquistato speciali benemerenze verso la Gloriosa Militia, cioè verso il Glorioso Ordo, o si siano resi altamente benemeriti dell’umanità, così come praticasi dalla Santa Sede per l’Ordine dello Speron d’Oro e l’Ordine Piano. Scopi
dell’Ordine: Essi sono: a)
la continuazione e salvaguardia del patrimonio storico tradizionale degli
antichi Cavalieri Templari Magdaneliti, di Sant’Helena di Bizantium e
Betlemiti, d’Oriente ed Occidente, al di qua e al di là del mare. b)
la propagazione della Fede Cristiana, con spirito ecumenico e di
fratellanza per l’unificazione delle diverse confessioni, religioni,
filosofie ed ideologie; c)
la promozione del Dialogo Interreligioso, dei Diritti Umani, Animali,
della Bioetica Pro Vita. d) la difesa e la conservazione degli ideali cavallereschi di Giustizia e Onore, uniti ai più elevati valori filantropici e caritatevoli; la diffusione e valorizzazione degli studi superiori, umanistici, artistici e scientifici, a fondamento di una rinnovata cultura dell’uomo e per l’uomo. Categorie
di Membri: L’Ordine
comprendente in origine una classe unica di Cavalieri, rifacendosi alle
consuetudini vigenti da secoli in tutti gli Ordini Cavallereschi si
articola nelle seguenti categorie e conferisce i seguenti gradi: v
Gran Collare da Gran
Maestro dell’Ordine, riservato solo al Capo di Nome e d’Arme della
Famiglia; v Collare, in un numero massimo di 50, riservato ai membri della Casa Sovrana, ai Capi di Stato, ai Cardinali, Principi della Chiesa ed equipollenti, ed a ed a Personalità di rango elevatissimo, così come avviene, ad esempio, per gli Ordini Supremi di Ruggero II (d’Altavilla d’Hauteville Sicilia Napoli) e della Santissima Annunziata (Savoia). Dal numero di 50 sono esclusi (soprannumerari), come conteggio, sia i Prelati che i membri della Casa Sovrana. v
Categoria di “Giustizia”,
riservata ai Nobili che comprovino ascendenza Nobiliare di almeno 400 anni
sul Cognome Paterno; è suddivisa nei gradi di (dal più basso al più
alto) Cavaliere, Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grande Ufficiale,
Cavaliere di Gran Croce, Cavaliere di Gran Croce decorato del Collare. I
Cavalieri di Gran Croce di Giustizia, siano o meno decorati del Collare,
hanno diritto al titolo onorifico di Cugino del Gran Maestro Ereditario ed
al trattamento di Eccellenza, sempre che non abbiano diritto a trattamenti
ancora più importanti (Sua Grazia, Sua Altezza). In questa categoria, la
croce è sormontata non solo dal trofeo militare ma dalla corona imperiale
bizantina, aurata e dotata di infule. v Categoria di “Onore e Devozione”, con i medesimi requisiti nobiliari e gli stessi gradi della precedente, dalla quale differisce solo per lo stato coniugale o per la mancanza di voti degli insigniti. In questa categoria, la croce è sormontata non solo dal trofeo militare ma dalla corona imperiale bizantina, aurata, ma priva di infule. v
Categoria di “Grazia
Magistrale”, riservata ai Nobili di più recente nomina o a coloro
che ricoprano Alte Cariche Politiche, Civili, Militari o Religiose; è
divisa negli stessi gradi della precedente. In questa categoria, la croce
è sormontata non solo dal trofeo militare ma dalla corona imperiale
bizantina, però non aurata, bensì argentata e priva di infule. v Categoria di “Merito”, è divisa nei gradi di Cavaliere, Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grand’Ufficiale e Cavaliere di Gran Croce ed è riservata a coloro che abbiano acquisito particolari benemerenze in favore della Casa Sovrana Angelo Tiberio Dobryniana e nell’ambito delle attività proprie dell’Ordine (assistenziali, benefiche, culturali, ecc.) e che siano idonei per censo e qualità morali. In questa categoria, la croce è sormontata dal solo trofeo militare, senza la corona imperiale bizantina. v
la Categoria più bassa di
“Ufficio” consta dell’unico grado di “Cavaliere di Ufficio”. Decorazioni
e Armi: Croce
ottagonata d’azzurro bordata d’oro, con al centro uno scudo circolare
di bianco con croce patente templare di rosso. La
croce è sormontata da una corona imperiale bizantina con le infule. La
decorazione potrà variare a seguito di Sovrana Volontà ma si potranno
comunque indossare le vecchie decorazioni, se possedute. Nastro:
Azzurro, bordato d'oro. Mantello: Bianco con la croce azzurra sovraspecificata. L’azzurro,
essendo lo stesso colore del Cielo, ha simboleggiate tutte le idee che
salivano alte, essendo il Cielo, nella maggior parte delle Religioni
simbolo della Divinità se non Divinità egli stesso. Rappresenta la
Fermezza incorruttibile a somiglianza del Cielo che non è soggetto a
corruzione, né a mutazione; di Gloria poiché questa si innalza sulle
cose terrene, della Virtù, dote Celeste. Cicerone, il sommo Retore, si
vestiva talvolta di azzurro per far comprendere che i Suoi pensieri erano
alti, come per lo stesso motivo il Re Assuero aveva la camera decorata di
questo colore. In Francia fu usato moltissimo, al punto che Eginardo lasciò
__________
NOTE (*) Di umile famiglia, fu sposata da Costanzo Cloro che, divenuto Cesare, la ripudiò per ragioni di stato. Quando Costantino successe a suo padre, Elena richiamata a corte, ricevette, insieme al titolo di "Augusta", tutti gli onori. Profondamente cristiana, si segnalò per la sua pietà, facendo del bene ai bisognosi, ai condannati alle carceri e alle miniere, riuscendo a farne liberare molti. Probabilmente influì anche sul figlio che, con l'Editto di Milano, diede la libertà di culto ai cristiani. Durante un viaggio in Palestina, da cui riportò importanti reliquie, fece costruire varie basiliche, tra le quali quelle della Natività e della Ascensione. La sua vita dimostra come il potere e l'ambizione non abbiano presa sulle persone che vivono in maniera autentica la fede cristiana. [1]
Principe di un piccolo Regno dell’India Meridionale. [2]
Il Pontefice che approvò l’Ordine del Tempio istituito all’inizio
sotto il nome di “Poveri
Cavalieri di Cristo”(istituito nel 1118 in Palestina, a
Gerusalemme, da Ugo/Hugues di Payens o per altri Hugo de Paganis
(forse Pagani, vicino Nocera, provincia di Salerno), Goffredo/Geoffroy
di Saint Omer ed alcuni altri Gentiluomini francesi giunti a
Gerusalemme come Crociati), cioè dei Templari o del Tempio di
Gerusalemme nel 1128. [3] Moschea (dall'arabo Masgid, in turco: Cami:”luogo dove prostrarsi” oppure Mescit). Il termine generico Masgid si riferisce alle moschee che potevano essere frequentate ogni giorno. Di particolare importanza sono le moschee dei venerdì, dette anche congregazionali, chiamate invece rnasgid-i giami o -i giuma: qui si recitava regolarmente la preghiera comune dei venerdì. Ancor prima che si costruissero Moschee dopo la morte del Profeta nel 632, sussisteva già un luogo dove la Comunità Religiosa seguace del Profeta Muhammad (Maometto) poteva riunirsi; il significato dei termine Masgid quale luogo dove potersi prostrare in preghiera lascia peraltro ai fedeli libertà di scegliere il sito della preghiera e non è legato ad alcun edificio in particolare. Nemmeno il Corano dà indicazioni su un luogo preciso ove pregare. L'abitazione del Profeta Muhammad a Medina rappresenta comunque il punto di partenza per lo sviluppo della Moschea araba con cortile. La struttura dell'edificio ricorda le case della Penisola Arabica, con un cortile aperto a pianta quadrata, cinto da mura. La Moschea con cortile che si sviluppò da tale tipologia di base manteneva alcuni elementi dei modello originario. Davanti alla parete della qibla, indicante la direzione cui rivolgere la preghiera, era collocata la haram (sala della preghiera) retta da numerosi pilastri o colonne (sala ipostila) e suddivisa in numerose navate. Davanti a questa era un piazzale aperto (sahn) circondato da riwaq. Ogni Moschea aveva uno a più minareti. [4] Il Marchese Vittorio Spreti, nel Suo testo "Brevi Note sui Comneno" - Bari, luglio 1944, così comincia la Sua Opera: I Comneno sono non forse la maggiore ma, certo la più notevole delle Dinastie succedutesi sul trono di Bisanzio dopo la Macedone, tutti i Suoi membri essendo stati di grande intelligenza e energici, abili diplomatici e valenti Generali, con in ciascuno notevoli qualità, tranne che per l'ultimo, Andronico, che fu spodestato propriamente per i Suoi eccessi crudeli. Originari di Comné, vicino Adrianopoli, e stabilitisi a Kastamon o Chastamon in Anatolia, già ai tempi di Basilio II il Macedone (976-1025), essi figurano tra le più potenti famiglie della Aristocrazia Bizantina. [5] Non si confonda il Titolo Sovrano di “Granduca” col Titolo Nobiliare di “Duca”. [6] Dinastico. E’ così denominato l’Ordine appartenente al Patrimonio Araldico di una Dinastia Sovrana. Si dirà Ordine Dinastico Non Nazionale se la Dinastia Sovrana non è più regnante ma conserva nella persona del Capo lo “Jus Collationis” dei Suoi Ordini. [7] Dignità. Etimologicamente, il termine “dignità” deriva dal latino “dignitas-atis”, astratto di “dignus”, meritevole, degno di rispetto nell’opinione comune, eccellente, che per le sue qualità, per gli atti, i costumi e simili, merita lode, onore, e così via. [8] Papa Innocenzo III, era nipote di Papa Clemente III. Nato a Gavignano (Ciociaria) nel 1160, consacrato Papa il 22 febbraio 1198 e morto a Perugia o Roma il 16 luglio 1216 (?), era figlio di Lotario dei Conti Segni, figlio di Trasmondo, Conte di Segno e di Clarica (o Clarice) SCOTTI, di Famiglia romana (provenienza incerta). Con Papa Innocenzo III nascono gli stemmi papali. Suoi nipoti furono i Papi Gregorio IX ed Alessandro IV (da “I Papi ”, di Memmo Caporilli, Nuova Editrice Spada, N.E.S., 1985). Papa Innocenzo III si onorò di far parte dell’Ordine Templare. [9]
Acri. Anticamente chiamata Tolemaide. [10] Re dei Franchi. Incoronato primo Imperatore del Sacro Romano Impero la notte di Natale dell’800, in Roma, dal Pontefice Leone III. [11] In Francia i Feudi furono dichiarati ereditari proprio da Carlo il Calvo nell’877, con l’Editto emanato a Kiersy-sur-Oise, comunemente chiamato “ad Karisiacum”. [12] In Francia i Feudi furono dichiarati ereditari proprio da Carlo il Calvo nell’877, con l’Editto emanato a Kiersy-sur-Oise, comunemente chiamato “ad Karisiacum”. [13] Carlo il Calvo, nella basilica di S. Pietro, il giorno di Natale dell'875, ricevette dal Pontefice la Corona Imperiale.
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