IMPERIAL SOVEREIGN TIBERIAN DOBRYNIAN HOUSE OF ROME, BIZANTIUM AND RUSSIA

  GRAN MAGISTERO ORDINI DINASTICI NON NAZIONALI

 

Sovrano Angelicum Ordo Greco-Ortodosso

del Santo Sepolcro di Gerusalemme  

e di Santa Sophia 

A.D. 325

   I Cavalieri Cristiani di Gerusalemme

   Esclusivissimo e prestigioso Ordine di Giuspatronato, Dinastico ergo NON NAZIONALE[1] ed esclusiva Collazione della Casa Sovrana[2]  Imperiale Granducale e Reale Angelo[3] Tiberio Dobrynia di Roma di Bisanzio e Russia[4].

   Trattasi di Ordine NOBILITANTE, proveniente, come “Fons Honorum”, dalla Nobiltà Nativa, cioè per Nascita, della somma delle “Fontes Honorum” (Fonti di Onori) della Famiglia Imperiale  GIULIO-CLAUDIA TIBERIANA, della Famiglia Imperiale ANGHELOS di Bisanzio, della Famiglia Imperiale e Granducale DOBRYNIA di Moscovia (Ruricense), della Reale Famiglia d’ARAGONA di Sicilia.

   Fondato nel 325 da Costantino il Grande come Ordine greco-ortodosso del Santosepolcro, dopo la caduta di Costantinopoli del 1453 si fuse con altri Ordini Bizantini in diaspora, quali l'Angelico Costantiniano dei Cavalieri Aurati, istituito nel 1190 dall'Imperatore Bizantino Isacco I Angelo Comneno, e l'Angelico di Santa Sofia, istituito nel 1290 dal Despota d'Epiro Niceforo Angelo.

Secondo la tradizione, la tomba dove Gesù fu sepolto e resuscitò da morte (Matteo 27,57 e Giovanni 19,41) fu scoperta da Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, a Gerusalemme, in un luogo scavato nella roccia.

Sul terreno del Santo Sepolcro nel 325 Costantino fece costruire la magnifica chiesa della Resurrezione. 

Secondo la narrazione evangelica (Giovanni, 19, 41-42), la sacra tomba, si trovava in una zona già precedentemente utilizzata a scopo funerario, scavata appunto in una parete rocciosa in un orto di proprietà di Giuseppe d'Arimatea. Era questi un personaggio ricco e influente, membro del Sinedrio, il quale ottenne da Pilato che Gesù fosse seppellito nel suo sepolcro privato. La figura di Giuseppe è al centro dei romanzi medievali della Storia del Santo Graal. (*)

Il Santo Sepolcro a Gerusalemme 

_______

(*) nel ciclo leggendario medievale, questo era il nome del calice usato da Gesù nell'Ultima cena, che Giuseppe d'Arimatea avrebbe portato in Occidente. La ricerca del Gral ispirò molti poemi del ciclo bretone. La leggenda trova la prima grande espressione letteraria nel Perceval ou le conte du Graal (1180 ca.) di Chrétien de Troyes, ripreso in Germania tra il 1200 e il 1210 dal Parzival di Wolfram von Eschenbach.

________

Il sepolcro era formato da due ambienti: un vestibolo e la camera vera e propria. Marco (15,42) allude a una mola, che doveva chiudere l’ingresso. Due secoli dopo l’intervento pagano di Adriano sui luoghi sacri, l’imperatore Costantino ordinò ai suoi architetti di realizzare complesso cultuale che racchiudeva lo sperone del Calvario e la grotta del sepolcro di Cristo. Così sorse, tra il 326 e il 335, un grandioso edificio rotondo sormontato da una bellissima cupola, che inglobava il Santo Sepolcro collegandosi ad est, tramite un triplice porticato, al cosiddetto Martyrium, una imponente basilica a cinque navate absidata e porticata, dove si svolgevano le grandi cerimonie liturgiche. Polo di tutto il Santuario costantiniano - inaugurato il 17 settembre del 335 - divenne il sepolcro di Gesù Cristo, chiamato dell’Anàstasis, ossia della Resurrezione.

Costantino “abbellí per primo con ogni sorta di ornamento e adornò con colonne di grande pregio e con sommo sfarzo la sacra grotta che costituiva il centro dell’opera” (così riferisce Eusebio). L’edicola costruita sul Sepolcro, che Costantino aveva fatto isolare in un blocco di roccia, sacrificandone il vestibolo, era leggermente decentrata rispetto allo spazio circostante, e doveva essere rivestita esternamente di marmi e sormontata da un coronamento con una croce d’oro. L’ingresso, volto a oriente, era preceduto da un altare quadrato, ricavato dal grande masso che chiudeva la tomba; internamente non erano state apportate modifiche sostanziali, lasciando visibili la roccia e il Sepolcro spoglio.

Cinquanta Cavalieri Costantiniani, scelti tra i Campioni di fede e valore, furono posti a guardia del Santo Sepolcro. Nella Basilica i primi Pellegrini rinnovavano l'investitura a Cavaliere di Terra Santa (e così poi continuò ad essere negli anni futuri anche sotto i vari patriarcati succedutesi e i vari Custodi della Terra Santa). (**)

_________

(**) I monaci orientali dell'Ordine di Santa Caterina del Monte Sinai, per esempio, insignivano i Pellegrini di passaggio a Cavalieri di Terra Santa.

__________

Santa  Sophia a Costantinopoli 

Così nacque la prima Militia Costantiniana del Santo Sepolcro, che in seguito per altre ramificazioni si organizzò anche in quella ben nota Cavalleria istituita dal re di Gerusalemme Baldovino I nel 1103. Storicamente, la liberazione del Santo Sepolcro dalle mani dei non credenti fu uno dei motivi ideali delle crociate.

Il ramo originario si continuò storicamente e idealmente sotto la guida della Dinastia Angelo di Bisanzio, attualmente rappresentata dal legittimo Capo di Nome e d’Arme S.A.R.I. il Principe Don Antonius II Tiberio Dobrynia Anghelos di Roma e di Russia, Sovrano Gran Maestro Generale dell’Ordine.  

DEL TITOLO, DELLA NATURA E DELLA SOVRANITA'

   L’Ordine, riordinato da S.A.R.I Don Antonius II, quale soggetto di Diritto Internazionale, appartiene de jure”, cioè di diritto, al patrimonio storico-araldico dinastico ereditario della Imperial Sovereign Tiberian Dobrynian House of Rome and Russia.  

Questa Vetustissima Casa Sovrana racchiude la Dinastia Imperiale Giulio-Claudia-Tiberiana di Roma e l'Angelo-Comneno[5]-Ducas-Flavio-Lascaris-Paleologo di Bisanzio, attualmente rappresentata dal legittimo Capo di Nome e d’Arme S.A.R.I. il Principe[6]  Don Antonius II Tiberio[7] Dobrynia Anghelos di Roma di Bisanzio e di Russia, Sovrano Gran Maestro Generale dell’Ordine, nonché la Fonte anche di vari Onori Imperiali (Zarista Imperiale e Granducale) dei Rijuric, dei Varega Rijuric o Rurik ovvero Riuricense[8] e Reale degli Aragona di Sicilia. 

L’Ordo è una Milizia Cavalleresca, Cristiana ma Ecumenica, con fini Culturali, Religiosi e Caritatevoli; è autonomo, indipendente da ogni temporale o spirituale sovranità.  

In eccezionali casi, l’Ordine può essere conferito anche ai non Cristiani che abbiano acquistato speciali benemerenze verso l'Ordine o si siano resi altamente benemeriti dell’umanità.  

Scopi dell’Ordine - Essi sono:

   a) la continuazione e salvaguardia del patrimonio storico tradizionale degli antichi Cavalieri Angelico-Costantiniani greci-ortodossi del Santo Sepolcro.

   b) la propagazione della Fede Cristiana, con spirito ecumenico e di fratellanza per l’unificazione delle diverse confessioni, religioni, filosofie ed ideologie;  

   c) la Guardia Spirituale al Santo Sepolcro di Terra Santa, a difesa del Sacro Polo in Terra della Gerusalemme Celeste;

   d) la difesa e la conservazione degli ideali cavallereschi di Giustizia, Onore e Verità, uniti ai più elevati valori filantropici e caritatevoli per il soccorso delle classi più umili e svantaggiate, dei malati e bisognosi, dei più deboli e sventurati fratelli in Cristo; la diffusione e valorizzazione degli studi superiori, umanistici, artistici e scientifici, a fondamento di una rinnovata cultura dell’uomo e per l’uomo.  

Categorie di Membri - Classe Unica.

E' prevista una Classe Unica,  quella di Cavaliere Ereditario di Collana.  Per i già Nobili sarà aggiunta la specificazione nella Categoria di “Giustizia”, per i non Nobili, sarà aggiunta la Categoria specificativa di “Grazia”. La Nobilitazione è il mero contrassegno di coloro i quali hanno molto servito la Loro Patria. Si acquisisce con Decreto del Principe, per insigni meriti personali ed è ereditaria, trasmissibile alla prole, maschi e femmine all’infinito. La Corona è quella tipica del Cavalierato Ereditario, con le tre perle visibili [16]  

Il Gran Maestro, similarmente a molti altri antichissimi e pregiatissimi Ordini, può concedere ai più fedeli Cavalieri quale particolare segno di considerazione e grazia personale, il Titolo Nobiliare di Conte e/o Duca del Santosepolcro e/o di San Giovanni d'Acri e Santa Sophia", in via alternativa o aggiuntiva al Cavalierato Ereditario. Di norma il Titolo Ducale è riservato a Personaggi di Altissimo Censo e Status Socio-Culturale, ovvero a Membri di Famiglie Sovrane o ex Sovrane ed ai Nobili dell’Alta Nobiltà (già Duchi e Principi).  

Detta ulteriore nobilitazione è riservata solo alle più Alte Personalità e a quei Cavalieri che si siano dimostrati particolarmente legati alla Casa Angelo Tiberio Dobrynia di Roma e di Russia, ed è comunque a "numero chiuso", riservata cioè solo ad una scelta rosa di non oltre 5o Cavalieri. I Duchi appartengono in via eccezionale alla Classe Superiore dei Cavalieri di Gran Collare, e godono di speciali prerogative e privilegi ereditari: Dignità [17] di Cugino del Gran Maestro e dei Reali Membri dell'Augusta Casa, con Crux Meriti Familiare; Trattamento di Altezza Serenissima; nomina ereditaria di Capitano Gran Sorvegliante di Terra Santa (con Fascia d'Onore); concessione del "Capo dell'Impero" da aggiungere al Loro stemma, all’Arme di Famiglia (all'aquila bicipite nera in campo oro).

Stemma dell’Ordine

   Lo stemma di quest’Ordine nobilitante è di bianco alla croce potenziata, cantonata da quattro crocette di rosso, per ricordare le cinque piaghe di Nostro Signore. Al centro uno scudetto circolare d'azzurro alla croce greca bianca. Il tutto sormontato dall'aurea corona imperiale bizantina con infule. Motto: Post Tenebras Lux

 

Decorazione

La decorazione consiste in una croce potenziata, cantonata da quattro crocette di rosso, per ricordare le cinque piaghe di Nostro Signore, con al centro uno scudetto circolare d'azzurro alla croce greca bianca; sormontata da una corona imperiale aurea con le infule e il trofeo militare caricato dalla cifra SS HI; il tutto sospeso su di un nastro azzurro attraversato da un palo bianco.

Fascia d'Onore di Capitano: azzurra attraversata da un palo bianco, con le sacre cifre SS HI in oro. 

 

________________

NOTE

[1] Gli Ordini Non Nazionali sono Ordini facenti parte del Patrimonio Araldico di una Nazione o comunque di una entità differente rispetto alla Nazione nella quale si opera. Sono principalmente Ordini di Collazione di Famiglie discendenti da ex Sovrani. Una Onorificenza concessa da un Ordine Dinastico-Familiare è cosa ben diversa da quelle che la Legge 3 marzo 1951 nr. 178 qualifica come concesse “da Enti, Associazioni o Privati”. La Dottrina Giuridica Italiana ha fatto rilevare più volte che né il concedere, né il fregiarsi di Decorazioni di Merito e/o cavalleresche indipendenti cade sotto alcuna Sanzione Penale “purché limitato alla vita di relazione sociale – omissis –  ed accompagnato sempre dalla precisazione della specie e della qualità dell’Ordine Cavalleresco”. (Sentenza della Suprema Corte di Cassazione – Sezione III del 23 aprile 1959).

[2] Sono Titoli Sovrani i seguenti: Imperatore, Re, Arciduca, Granduca, Principe Reale e/o Imperiale, Sovrano, Scià, Sultano, Duce, Negus, Bey, Emiro, etc.

[3] Il Cognome ANGELO è antichissimo. Nella forma italiana continua quella latina ANGELUS, già usata, seppure raramente, dai primi Cristiani e che a sua volta derivava dal greco “ánghelos” cioè “Messaggero”, forse di origine assira. Secondo taluni sarebbe la traduzione dall’ebraico “Mal’ak che significa “Messaggero, Ministro di Dio

[4] Afferma l’Hobbes, nel “Leviathan”, che il Sovrano, perdendo il territorio sul quale esercitava lo Jus imperii” e lo “Jus gladii” non perde tuttavia i Suoi Diritti Sovrani, in quanto, mentre conserva in pectore et in potentia” tali diritti, quale “Pretendente”, mantiene, nella piena efficacia giuridica, gli altri due elementi inerenti alla Sovranità, quali lo  Jus Majestatis” e lo “Jus Honorum”, vale a dire il diritto (“Jus”) ad essere onorato ed il diritto a nobilitare, cioè ad armare Cavalieri e creare Nobili e ciò perché la Sovranità non importa per sé stessa dominio e proprietà, bensì Giurisdizione ed Imperio, ond’è inalienabile. Tale principio giuridico, dell’Hobbes, ai giorni d’oggi viene confermato dalla prevalente Giurisprudenza e dalla dominante Dottrina, come confermano, tra gli altri, Giovan Battista UGO nel “Digesto Italiano” (Torino, 1923); il Prof. Gorino-Causa dell’Università degli Studi di Torino; il Bascapè dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il quale ultimo precisamente scrive: “La Famiglia Principesca già Sovrana ha sempre il carattere di una Dinastia ed il Suo Capo conserva il Titolo e gli attributi dell’ultimo Sovrano spodestato, col nome di “Pretendente”. Non si tratta di una Famiglia Principesca privata,  ma sempre di una antica Dinastia, che, come tale, continuerebbe a distribuire nomine”.

[5] Il Marchese Vittorio Spreti, nel Suo testo "Brevi Note sui Comneno" - Bari, luglio 1944, così comincia la Sua Opera: I Comneno sono non forse la maggiore ma, certo la più notevole delle Dinastie succedutesi sul trono di Bisanzio dopo la Macedone, tutti i Suoi membri essendo stati di grande intelligenza e energici, abili diplomatici e valenti Generali, con in ciascuno notevoli qualità, tranne che per l'ultimo, Andronico, che fu spodestato propriamente per i Suoi eccessi crudeli. Originari di Comné, vicino Adrianopoli, e stabilitisi a Kastamon o Chastamon in Anatolia, già ai tempi di Basilio II il Macedone (976-1025), essi figurano tra le più potenti famiglie della Aristocrazia Bizantina”. Il Cognome COMNENO, del quale, secondo le Carte Farnesiane la prima citazione appare nel VI secolo, deriverebbe invece dal nome dell’antico Popolo dei Comani, di origine turca, facenti parte del gruppo di popolazioni (Chazary, Pecebeghi, Ogjuz, Cumucchi, Ciuvasci) che in questa epoca iniziarono una progressiva immigrazione verso le Nazioni vicine. I Comani subirono una gravissima sconfitta dalle Truppe comandate da Michele Flavio, figlio di Alessio Flavio Massimo (diretto discendente dell’Imperatore Costanzo I Cloro e diretto progenitore sia dei COMNENO che degli ANGELO), il quale, come usavasi nell’antica Roma, fu appunto detto “COMANO”, e per errore di trascrizione o pronuncia “COMNENO”. E’ noto infatti che nell’Impero Romano e nella precedente epoca Repubblicana si usava dare ai Generali vincitori un soprannome (agnomen) a ricordo di un fatto particolare, per cui Publio Cornelio Scipione fu detto “Africanus” (Scipione l’Africano) per le Sue vittorie in Africa, e Suo fratello Lucio Cornelio Scipione “Asiaticus” per le battaglie vinte in quest’altro continente. Un’altra gravissima sconfitta i Comani subirono poi ad opera dei Bizantini nell’XI secolo.

[6] Principe. Dal  sostantivo latino “Princeps-cipis” è composto da tema “prim-us” (primo) e “ceps” dal tema che è in “cap-ere” (prendere) e sta ad indicare colui che prende il primoposto. Bisogna fare attenzione fra il Titolo Apicale della Nobiltà Dativa di Principe ed il Titolo della Nobiltà Nativa di Principe Sovrano o Principe del Sangue  (Princeps Natus cioè qui Regis sanguine ortus est), cosa ben diversa. Il figlio Primogenito del Re d’Inghilterra assume fino dalla nascita il Titolo di Principe di Galles, quello del Re di Spagna di Principe delle Asturie e quello del Re d’Olanda di Principe di Orange, quello del Re d’Italia di Principe di Piemonte.

[7] Princeps Natus cioè qui Regis sanguine ortus est.

[8] Ruricense. La Dinastia di Ivan IV Vasilievich detto “il Terribile”, Terzo Zar di Russia.

[11] Debellatio. Rinuncia totale o passiva, per sé e per i propri discendenti, a tutte le prerogative Sovrane.

[12] Debellazione. Sconfitta, annientamento, distruzione, anche nel figurato. Dal latino medievale “Debellàtio-ònis”.

[13] Debellare. Sconfiggere pienamente con azioni guerresche, annientare, distruggere, espugnare. Dal latino “Debellàre” con lo stesso significato, derivato di “Bèllum”, guerra. Dal XIV secolo nel Lessico Italiano.

[14] La Famiglia OTTAVIA era originaria di Velletri. Già dai tempi di tarquinio Prisco era stata ammessa da Servio Tullio fra le Famiglie  Patrizie, poi era ritornata plebea ed infine Giulio Cesare l’aveva riconosciuta Patrizia.

[16] Corona di Cavaliere di Nascita e perciò trasmissibile (anche questa Moderna, veggasi deliberazione della “Consulta Araldica del Regno d’Italia”, 4 maggio 1870). E’ un cerchio d’oro puro velato rabescato, brunito ai margini sostenente quattro grosse perle poste sul cerchio, delle quali se ne vedono soltanto tre.

[17] Dignità. Etimologicamente, il termine “dignità” deriva dal latino “dignitas-atis”, astratto di “dignus”, meritevole, degno di rispetto nell’opinione comune, eccellente, che per le sue qualità, per gli atti, i costumi e simili, merita lode, onore, e così via.

_________________


<<Back

<<Back