| La
Tradizione storica - Il primo
dei grandi ordini cavallereschi sorti in funzione delle crociate fu
quello degli Ospitaleri di San Giovanni, oggi cavalieri di Malta,
praticamente il solo che sia giunto sino a noi conservando intatte tutte
le prerogative di sovranità, personalità giuridica internazionale,
autonomia economica e guarentigie diplomatiche. Le origini dell’idea
ospitaliera, sulla quale si costituirono in seguito numerosi ordini
cavallereschi, sono antecedenti
alla prima crociata. Molto prima che Goffredo di Buglione mettesse piede
in terrasanta, i mercanti amalfitani erano riusciti ad ottenere dal
califfo fatimita d’Egitto, pagando un contributo annuo, il permesso di
edificare in Gerusalemme una chiesa ed un ospedale, luogo d’asilo e di
assistenza ai pellegrini.
L’ospedale è
in piena funzione, sotto la direzione di un monaco amalfitano, alla data
della conquista e della successiva costituzione del regno latino di
Gerusalemme, retto da Goffredo di Buglione. Il monaco si chiama Gerardo
de Sasso ed è in odore di santità per essere prodigiosamente scampato
alla pena capitale, avendolo i mussulmani accusato di avere lanciato
pane ai crociati affamati dalle mura durante l’assedio. La gente lo
chiama beato Gerardo. Sarà lui ad istituzionalizzare la mansione di
soccorso ai pellegrini costituendo una confraternita religiosa che si
chiama Ordine ospitaliero di San Giovanni in Gerusalemme (1099).
Non
basta però prendersi cura dei pellegrini; bisogna proteggerli dalla
furia dei saraceni. Così, nel giro di venti anni, da uomini di carità
e di fede quali erano, gli ospitalieri
diventano guerrieri. E’ il successore del beato Gerardo, fra’
Raimondo de Puy, secondo gran maestro, a trasformare l’ordine in
un’organizzazione militare.
Considerate
le loro origini, i cavalieri di San Giovanni adottano come insegna la
croce amalfitana ad otto punte, che simbolizzano tra l’altro le
beatitudini della fede. Lo stendardo è rosso, la croce bianca. I
mantelli sono neri. Ben presto gli arabi, dopo averne conosciuto
l’impeto in battaglia, li chiameranno con reverenziale timore gli
“uomini neri”. La loro fama assume proporzioni leggendarie, al par
di quella dei templari. E’ significativo che persino il Saladino,
avversario generoso e leale, propenso a fare grazia della vita ai
cristiani catturati sul
campo, poneva senza esitazione a morte ospitaleri e templari. Ne diede
una crudele prova ad Hattin, dopo la disastrosa sconfitta crociata del
1187 facendone impalare o trucidare in altro modo oltre duecento.
Il
1187 è l’anno tragico della caduta di Gerusalemme, che segna il primo
decisivo rovesciamento di una situazione favorevole ai cristiani, che
aveva permesso loro d’impadronirsi di territori sconfinati e
inestimabili tesori. Gli Ospitaleri si sacrificheranno in massa per
difendere le mura della Città della Pace, come la chiamano gli arabi.
Ed anche fra’ Ruggero di Moulins, gran maestro dell’Ordine, cadrà
combattendo contro le orde del Saladino. Non è il primo ne sarà
l’ultimo dei principi Ospitaleri rimasti sul campo. L’illusione del
Santo Sepolcro va sgretolandosi, Gerusalemme
sarà ripresa, poi definitivamente perduta nel 1244. Restano tuttavia da
difendere gli altri principati
latini d’oltremare e le loro genti. Se il regno di Gerusalemme è
caduto c’è ancora quello di Antiochia, i principati di Tiro e di
Edessa, la contea di Tripoli, la fiorente Giaffa e il prezioso approdo
di San Giovanni d’Acri. Gli ospitalieri
presidiano la smisurata frontiera, resistendo alla morsa
mussulmana mediante sanguinose sortite da castelli che dominano i punti
nevralgici del territorio.
Ma
nel 1271 la più leggendaria di queste fortezze l’immenso Krak dei
cavalieri, tenuto dagli ospitalieri, cade. La sua perdita e lo sterminio
dell’intera guarnigione ospitaliera seminano il panico nella
cristianità. I cavalieri di terrasanta sono sempre più soli, mentre la
morsa mussulmana va irrimediabilmente stringendosi. Cadono Giaffa,
Tripoli, Antiochia e la roccaforte di Margat, considerata imprendibile
anch’essa. Poche centinaia di Ospitalieri, Templari e Teutonici, si
arroccano ad Acri, sulla costa, unitamente ai Cavalieri di San Giovanni
d'Acri e S. Tommaso, per permettere alla popolazione
superstite d’imbarcarsi per l’Europa. Resistono oltre un mese contro
centosessantamila saraceni provenienti dall’Egitto e dalla Siria,
respingendo l’orda fino a quando l’ultima donna cristiana è in
salvo sull’ultima nave. Nessuno dei difensori di Acri cade in mano al
nemico. Ridotti in poche
decine, si raggruppano su di un’unica torre, che crolla sotto l’urto
degli attaccanti seppellendoli insieme.
Il
Gran Maestro degli Ospitalieri Giovanni
de Villiers è tra i superstiti imbarcati sulle navi perché feriti e
inabili al combattimento. Porta le sue insegne a Cipro dove s’insedia
provvisoriamente. Molti altri Cavalieri, invece, furono costretti a
cercare rifugio nei Patriarcati Russi, e furono benevolmente accolti
dalla Casa Granducale di Mosca e Kiev, dai principi Dobryniani Rurichidi.
Bastano
pochi anni per riorganizzare l’Ordine a Cipro e renderlo pronto, sotto
il profilo sia militare che spirituale, a riprendere la sua guerra
contro l’Islam. Lo scenario non è più il deserto, non più le rocche
dei valichi libanesi, ma il mare. La prima conquista degli ospitalieri
tornati in armi è l’isola di Rodi, dove si stabiliscono in forze.
Avvalendosi poi della consulenza di esperti architetti navali genovesi,
approntano una flotta di agili galere, con le quali s’impossessano di
Lero, Cos, Nisiro, Calchi, Limonia, Castelrosso e numerose altre isole
dell’Egeo.
Le
fortune dei Cavalieri di San Giovanni, divenuti ora di Rodi, sono da
questo momento affidate al mare, sia per quanto riguarda i commerci che
per quella che rimane la loro crociata permanente, rivolta soprattutto a
contrastare la marineria turca e la pirateria barbaresca. L’Ordine può
a tutti gli effetti considerarsi, in questa fase della sua storia, una
re-pubblica marinara aristocratica, ai cavalieri erano richiesti
quattro quarti di nobiltà, in certi casi dodici,su modello genovese o
veneziano. Con una connotazione multinazionale in più, poiché riunisce
gentiluomini provenienti da ogni paese dell’occidente cristiano,
raggruppandoli per evidenti ragioni di praticità in otto capitoli
denominati lingue. E’ una ecumenica comunità militare, le cui navi
battono le rotte più impraticabili, spingendosi oltre il Bosforo fino
al Mar Nero. Intralciano l’azione
dei corsari tunisini, ma praticano a loro volta con profitto la guerra
di corsa, facendo bottino sulle rotte ottomane. Partecipano alle imprese
navali più spettacolari della cristianità, quali la presa di Smirne, e
i frequenti sbarchi sulle coste nordafricane.
Con
l’unione matrimoniale (A.D. 1472) fra Zoè (Sofia) Paleologo, nipote
di Costantino XI Paleologo, ultimo imperatore di Bisanzio e Ivan III
Velichy (il Grande) Granduca di Russia, vari gruppi superstiti di altri
Ordini di Cavalieri d’Oriente vengono assorbiti dalla Casa di Russia,
come per esempio la leggendaria Militia Aurata Costantiniana, e comincia
altresì ad organizzarsi un primo Priorato di Russia ortodosso di quei
Cavalieri Joanniti accolti in passato dalla Casa di Mosca e Kiev, che già
intorno al 1500 ca. assumerà forza e caratteristiche ben peculiari
sotto l’Alto Protettorato (de facto) dello zar Ivan III il Grande, sino
a Paolo I.
La
sproporzione con le forze dell’impero ottomano è però enorme. Anche
Rodi è destinata a cadere. Nel 1522 Solimano II attacca l’isola con
settecento navi e un esercito di duecentomila uomini, più reparti
minori e genieri addestrati alla scavo e alla demolizione. Lo sbarco è
preceduto da un massiccio bombardamento navale. I cavalieri cristiani
sono solo trecento, più alcune migliaia di militi reclutati tra la
popolazione. Resistono sei mesi, fino a quando la gente di Rodi, esausta
e decimata, implora il gran maestro Villiers de Isle-Adam di chiedere la
pace.
I
cavalieri ancora in vita e in grado di combattere non sono che poche
decine. Ammirato di tanto valore, il sultano Solimano offre loro
l’onore delle armi e la promessa che i rodioti non subiranno violenze.
La popolazione, ciò nonostante, chiederà e otterrà di seguire gli
ospitalieri sulle loro navi, che fanno vela verso Candia. Segue un
periodo di pena ed incertezza per gli ospitalieri, che senza ricevere
alcun aiuto dai sovrani d’Europa vagano tra Candia e la Sicilia, tra
Civitavecchia e Marsiglia; altri ancora si uniranno ai confratelli russi
ortodossi posti sotto la guida dello zar Basilio III.
Carlo
V metterà a disposizione degli ospetalieri cattolici Malta,
chiedendo
come compenso simbolico un falcone da caccia l’anno. L’isola è
infatti ricca di tali volatili. E’
il 1530. Sono passati otto anni dalla tragedia di Rodi quando gli
ospitalieri s’insediano a Malta. Si trasferiscono con loro le famiglie
superstiti della popolazione rodiota.
Con
rapidità sorprendente, l’Ordine riprende il dominio del Mediterraneo,
trasformando l’isola in una base inespugnabile. Resisterà al più
spietato assedio che la
storia navale ricordi, quando nel 1565 turchi e barbareschi tenteranno
di ripetere, con cinquecento
navi e cinquantamila uomini, l’impresa di Rodi. Basteranno a
respingere gli assedianti non più di sei-settecento cavalieri
dell’Ordine, appoggiati da una forza di novemila uomini armati, meno
di un quinto degli attaccanti. Tramontarono definitivamente in quei
giorni le illusioni mussulmane di trasformare Malta in una base per il
controllo del Mediterraneo, dalla quale muovere per invadere la Sicilia
e l’Europa. I cavalieri terranno Malta, dopo l’assedio, per oltre
due secoli. Ma non saranno le armi dell’Islam a scacciarli
dall’isola. Sarà Napoleone Bonaparte, per impossessarsi dei loro
tesori, ad infrangere nel 1798 la secolare neutralità degli ospitalieri
nei confronti di ogni nazione d’Europa. La repubblica francese, a
quella data non riconosceva l’Ordine. Tutti i beni ospitalieri in
Francia erano già confiscati e numerosi cavalieri uccisi nei massacri
rivoluzionari. Napoleone giunge all’isola con una flotta che trasporta
l’intero corpo d’armata destinato alla spedizione d’Egitto ed
intima che Malta gli venga consegnata. Il gran maestro Ferdinand von
Hompesch ordina una difesa simbolica, poi, dopo le prime cannonate la
resa. Napoleone sbarca e depreda nel giro di poche ore le case
dell’Ordine. La presa di Malta da parte di Napoleone rimane tra gli
episodi meno chiari della storia dell’Ordine. Una difesa dell’isola
sarebbe stata non solo possibile ma destinata probabilmente al successo.
L’Ordine aveva in mare
due vascelli, una fregata e tre galere. Sugli spalti della terraferma
erano allineate 1400 bocche da fuoco, tra cannoni e mortai di vario
calibro. La guarnigione contava infine 332 cavalieri, 1200 armigeri del
reggimento Malta e una milizia locale di 12.800 uomini, più i
battaglioni da sbarco delle unità navali, 300 fanti sulle galee e 400
sui vascelli.
Era
del tutto improbabile, a queste condizioni, che Napoleone avesse
rapidamente la meglio, senza impegnarsi in un assedio prolungato che
l’avrebbe distolto dall’impresa d’Egitto. Non si comprendono
dunque le ragioni della resa, a meno di non volerle ricondurre
all’imperativo ideale di evitare spargimento di sangue tra europei.
L’Ordine
così frantumato nelle sue otto Lingue e nei vari Priorati, comincia
dunque a disperdersi in ogni parte del mondo. Un ramo di esso da Trieste
passa a Roma, riorganizzandosi nel noto S.M.O.M. Altri Cavalieri
trovarono rifugio in Russia (1797-98) sotto la protezione dello zar
Paolo I, 72° Gran Maestro dell’Ordine (carica che tenne sino alla sua
uccisione, 1801).
Successivamente,
dopo la rinuncia al Gran Magistero di Alessandro I, nel 1810,
vennero a costituirsi nuove branche scismatiche di Priorati Russi.
Intanto,
però, continuava a sopravvivere, mai perduta, quella branca anteriore
del Malta Russo raccoltasi dapprima intorno al Granduca Ivan il Grande,
Alto Protettore dei Cavalieri neri biancocrociati, e infine intorno a
Paolo I di Russia.
Detto Ordine è stato formalmente rianimato e riorganizzato nei propri
statuti dal
legittimo rappresentante Capo di Nome e d’Arme della Imperial Sovereign
Tiberian Dobrynian House of Rome and Russia, e rinominato:
“Sovereign
Order of Saint John of Jerusalem - Russians Knights of Malta - O.S.J.+R.M.”
(“Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri Russi di
Malta - O.S.J.+R.M.”).
Della
natura e sovranità -
L’Ordine è una Milizia Cavalleresca,
Ecumenica, Non Nazionale, e quale soggetto di diritto internazionale,
appartenente a pieno titolo al patrimonio storico e araldico dinastico
eriditario dell’Augusta Casa Imperiale e Granducale Tiberio Dobrynia
Dimitrijevich d’Aragona di Roma et Russia, è autonomo, indipendente da
ogni temporale o spirituale sovranità. S.M.R.I. Don Antonius II Tiberio
Dobrynia Dimitrijevich d’Aragona è l’attuale 77° Sovrano Gran Maestro
Generale ereditario dell’Ordine.
Sede
Magistrale - La sede centrale
è nel luogo ove risiede il Sovrano Gran Maestro, salvo sua diversa
disposizione magistrale; la sede storica è a Mosca e
Gerusalemme.
Scopi
dell’Ordine - Essi sono:
a)
la continuazione e salvaguardia
del patrimonio storico tradizionale degli antichi Cavalieri di Amalfi,
Gerusalemme, Cipro, Rodi e Malta.
b)
la propagazione della Fede
Cristiana, con spirito ecumenico e di fratellanza per l’unificazione
delle diverse confessioni e religioni;
c)
la difesa e la conservazione
degli ideali cavallereschi di Giustizia e Onore, uniti ai più elevati
valori filantropici e caritatevoli; la diffusione e valorizzazione degli
studi superiori, umanistici, artistici e scientifici, a fondamento di
una rinnovata cultura dell’uomo e per l’uomo.
Categorie
di Membri - L’Ordine
comprende le classi di Cavalieri e Dame distinte in due categorie: di
Giustizia e di Grazia. Appartengono alla prima coloro che sono di
comprovata nobiltà, ed i Grandi Dignitari dell’Ordine. Epperò, il
Sovrano Gran Maestro può, in casi eccezionali ed in forza delle sue
prerogative, concedere le insegne di giustizia anche ai
candidati non in
possesso di titoli nobiliari.
La gerarchia di
ogni categoria comprende i seguenti gradi e dignità (in ordine
crescente):
¨
Cavaliere / Dama
¨
Commendatore / Gran Dama
¨
Commendatore Grande
Ufficiale / Gran Dama Gr. Uff.
¨
Cavaliere di Gran Croce /
Gran Dama di Gr. Cr.
¨
Cappellano
¨
Ambasciatore /
Ambasciatrici
¨
Cavaliere di Gran Collare
/ Gran Dama di Gr. Coll.
Le
otto punte della Croce di Malta sono composte da:
·
1° Gran Cancelliere - con
placca di Castiglia
·
2° Gran Balì - con
placca di Germania
·
3° Gran Commendatore -
con placca di Provenza
·
4° Gran Maresciallo - con
placca di Alverna
·
5° Gran Conservatore -
con placca di Aragona
·
6° Grand’Ospitaliere -
con placca di Francia
·
7° Grand’Ammiraglio -
con placca d’Italia
·
8° Gran Turcopillier -
con placca di Baviera e Russia
Decorazioni e Armi:
La decorazione antica viene
mutata in quella attuale: una Croce d’oro Amalfitana (a otto punte)
smaltata di bianco, accantonata di quattro aquile d’oro e sovrastata da
una corona imperiale alla russa. Il nastro è nero bordato d’oro.
Scudo:
di nero alla croce di bianco; accollato
dietro allo stesso l’aquila bicefala bizantina coronata alla russa.
Mantello:
nero con croce ottagona bianca sulla
spalla. Solo il Gran Maestro porterà il colletto del mantello ricamato
con frasche e arabeschi di contrassegno in oro.
Stendardo Crociato:
di rosso alla croce greca bianca.
Conferimento - La designazione
può essere conferita a persone che abbiano compiuto i diciotto anni di
età, di ambo i sessi, di qualsiasi nazionalità e di religione cristiana,
senza discriminazioni razziali o sociali, sempreché risultino di buona
condotta morale ed abbiano acquisito particolari meriti personali,
distinguendosi nel campo degli studi, della professione, nel lavoro,
nella società civile. Il Postulante dovrà corredare la domanda scritta
di candidatura con un sintetico curriculum vitae, includendo
autocertificazione di mancanza di procedimenti penali in corso a suo
carico, più tre fototessere recenti, ed il versamento della quota
richiesta quale contributo di cancelleria previsto e volontaria
oblazione per i fini dell’O. La domanda va indirizzata alla Gran
Cancelleria Magistrale. In caso di rifiuto della stessa, non è richiesta
motivazione alcuna. In caso di accettazione, saranno approntati i
documenti formali di nomina.
Onorabilità - L’onorabilità del
Postulante è conditio sine qua non allo status di Cavaliere. Rango
sociale e nobiltà - I membri dell’Ordine devono tenere un comportamento
compatibile con l’appartenenza al rango di un Ordine avente un prestigio
tradizionale. I candidati alla classe di Giustizia debbono provare
l’antica nobiltà della loro famiglia di nascita.
Devozione - L’Ordine non impone
ai suoi membri pratiche religiose, lasciate alla libera scelta di
ognuno, bensì di conservare in ogni momento della vita quotidiana il
senso del sacro.
Promessa - Durante la cerimonia
d’investitura, i neo Cavalieri prometteranno sul testo sacro
l’osservanza all’Ordine, nel pieno rispetto e osservanza delle leggi
costituzionali vigenti nello stato ospitante. La promessa prescritta
comporta i tre Voti solenni di Perfezione: Fedeltà, Verità, Giustizia,
vivendo sempre da quel momento in poi in condotta esemplare e forti di
questa triplice Virtù.
Disciplina - I membri dell’Ordine
sono tenuti a conformarsi alle Regole, Statuti e Costumi, istruzioni e
direttive delle autorità dell’Ordine. La Cavalleria, al pari di una
Compagnia, è giustappunto definita dal Diritto Canonico come “Societas
militantium sub regula.”
Contribuzione - I membri debbono
contribuire alle opere e allo sviluppo dell’Ordine, versando al momento
dell’ammissione una donazione, unica (una tantum) valida a vita.
Delle Delegazioni - Potranno
venire istituite Delegazioni nazionali e internazionali di
rappresentanza dell’O. Così per i vari Priorati, Gran Priorati,
Baliaggi, e rispettivi Consigli - come da norme consuetudinarie in
materia. Negli Stati nei quali l’O. è riconosciuto il Gr. M° può
accreditare Ambasciatori o specifici rappresentanti Diplomatici per gli
affari dell’O.
Del Consiglio Magistrale Supremo -
Nell’esercizio della Sua Alta autorità
il Gran Maestro può richiedere l’assistenza di un numero di Consiglieri
scelti fra gli Alti Dignitari dell’O., ai
quali possono essere assegnate cariche
onorarie o temporanee del tipo: Gran Cancelliere, Cerimoniere, Re
d’Armi, Tesoriere, etc. Detti Membri costituiscono il Consiglio
Magistrale Supremo dell’O. (C.M.S.). Esso ha solo poteri consultivi e il
Gr. M° avrà sempre diritto di stabilire e decidere, a propria
discrezione, gli affari dell’O. come riterrà più appropriato secondo le
circostanze (si rimanda agli statuti generali).
Penalità - Ogni disaccordo
interno tra i Membri può essere sottoposto e risolto da una Corte
d’Onore, designata secondo le consuetudini in materia. Le penalità
imposte sui Membri (che comunque avranno sempre diritto di
giustificarsi) compatibili con la gravità dell’offesa, saranno: a)
censura; b) sospensione per un periodo indefinito; e) espulsione ad
vitam. Dette misure possono essere applicate anche immediatamente in
caso di indegnità manifesta.
Delle Cerimonie
A. Cerimonia
d’Investitura - Nella cerimonia
d’investitura è prevista la consegna al novizio delle decorazioni, del
mantello e del diploma di nomina, secondo i canoni tradizionali.
L’acquisto del mantello e delle decorazioni è a carico del novizio. Per
il Formulario si rimanda a quello in uso nella tradizione.
B. Cerimonia e
Festività dell’Ordine - L’Ordine
celebra come propria festività: il 24 Giugno, quale ricorrenza della
Festa del Santo Patrono della Cavalleria Crociata, San Giovanni.
C. Decorazioni e
divise d’uso solenne per le
cerimonie ufficiali: si rinvia a quelle in uso tradizionale, come da
statuti.
D. Norme d’uso
onorificenze: gli Ordini
Cavallereschi appartenenti per diritto ereditario alla Casa Imperiale e
Reale di Roma e Bisanzio e Imperiale Granducale di Russia, riconosciuti
ai sensi del 1° comma dell'art.7 della Legge 3 marzo 1951 n° 178, quali
Ordini Non Nazionali e di Stato Estero stabilendo la massima del libero
e lecito uso dell'onorificenza stessa nella vita di relazioni pubbliche
e private del decorato, con l'obbligo di specificare il nome dell'
Ordine, salvo quello dal quale scaturiscano effetti di diritto pubblico.
Opera culturale -
L’O.comprende organi interni
culturali come: accademie, libere università, associazioni; tutto quanto
sarà ritenuto valido per l’incremento del sapere; prevedendo anche la
possibilità di gemellaggi culturali con altre istituzioni esterne che
abbiano medesime finalità.
L’Accademia di Studi
Superiori - Istituzione
accademica dell’O è l’Imperial
Academy of Russia - Moscow Universitas Sancti Nicolai
(fondata nel 1669 A.D. dai Granduchi
Dobryniani di Russia, e di cui l’attuale Gran Maestro dell’Ordine è
Rettore Supremo ereditario).
Opera d’assistenza -
Nell’evento di un disastro
pubblico, l’O. si presenterà come un’Associazione d’Assistenza
coadiuvando le autorità militari e civili del paese in questione.
Opera filantropica -
L’O. favorirà tutte quelle
manifestazioni e iniziative a carattere benefico e caritatevole che,
volta per volta, si riterranno opportune per un impegno sociale, civile
e morale d’aiuto concreto al prossimo sofferente e bisognoso. L’attività
filantropica di fatto verrà promossa ed espletata da apposite
Istituzioni benefiche d'affiancamento appartenenti al patrimonio
dinastico dell'Augusta Casa, quali per es. la Reale Opera Pia (vedi
relativi allegati).
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