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Imperial sovereign tiberian-dobrynian-angelos house of rome et russia  

 

Sovereign Order

of Saint John of Jerusalem

Russians Knights of Malta

 O.S.J.+R.M.

 

Sovrano Ordine di San Giovanni  di Gerusalemme 

Cavalieri Russi di Malta – O.S.J.+R.M.  

A.D. 1099 / 1500

 

I Cavalieri Russi di Malta

 

La Tradizione storica - Il primo dei grandi ordini cavallereschi sorti in funzione delle crociate fu quello degli Ospitaleri di San Giovanni, oggi cavalieri di Malta, praticamente il solo che sia giunto sino a noi conservando intatte tutte le prerogative di sovranità, personalità giuridica internazionale, autonomia economica e guarentigie diplomatiche. Le origini dell’idea ospitaliera, sulla quale si costituirono in seguito numerosi ordini cavallereschi, sono  antecedenti alla prima crociata. Molto prima che Goffredo di Buglione mettesse piede in terrasanta, i mercanti amalfitani erano riusciti ad ottenere dal califfo fatimita d’Egitto, pagando un contributo annuo, il permesso di edificare in Gerusalemme una chiesa ed un ospedale, luogo d’asilo e di assistenza ai pellegrini.  

L’ospedale è in piena funzione, sotto la direzione di un monaco amalfitano, alla data della conquista e della successiva costituzione del regno latino di Gerusalemme, retto da Goffredo di Buglione. Il monaco si chiama Gerardo de Sasso ed è in odore di santità per essere prodigiosamente scampato alla pena capitale, avendolo i mussulmani accusato di avere lanciato pane ai crociati affamati dalle mura durante l’assedio. La gente lo chiama beato Gerardo. Sarà lui ad istituzionalizzare la mansione di soccorso ai pellegrini costituendo una confraternita religiosa che si chiama Ordine ospitaliero di San Giovanni in Gerusalemme (1099).

Non basta però prendersi cura dei pellegrini; bisogna proteggerli dalla furia dei saraceni. Così, nel giro di venti anni, da uomini di carità e di fede quali erano, gli ospitalieri  diventano guerrieri. E’ il successore del beato Gerardo, fra’ Raimondo de Puy, secondo gran maestro, a trasformare l’ordine in un’organizzazione militare.

Considerate le loro origini, i cavalieri di San Giovanni adottano come insegna la croce amalfitana ad otto punte, che simbolizzano tra l’altro le beatitudini della fede. Lo stendardo è rosso, la croce bianca. I mantelli sono neri. Ben presto gli arabi, dopo averne conosciuto l’impeto in battaglia, li chiameranno con reverenziale timore gli “uomini neri”. La loro fama assume proporzioni leggendarie, al par di quella dei templari. E’ significativo che persino il Saladino, avversario generoso e leale, propenso a fare grazia della vita ai cristiani  catturati sul campo, poneva senza esitazione a morte ospitaleri e templari. Ne diede una crudele prova ad Hattin, dopo la disastrosa sconfitta crociata del 1187 facendone impalare o trucidare in altro modo oltre duecento.  

Il 1187 è l’anno tragico della caduta di Gerusalemme, che segna il primo decisivo rovesciamento di una situazione favorevole ai cristiani, che aveva permesso loro d’impadronirsi di territori sconfinati e inestimabili tesori. Gli Ospitaleri si sacrificheranno in massa per difendere le mura della Città della Pace, come la chiamano gli arabi. Ed anche fra’ Ruggero di Moulins, gran maestro dell’Ordine, cadrà combattendo contro le orde del Saladino. Non è il primo ne sarà l’ultimo dei principi Ospitaleri rimasti sul campo. L’illusione del Santo Sepolcro va sgretolandosi,  Gerusalemme sarà ripresa, poi definitivamente perduta nel 1244. Restano tuttavia da difendere gli altri  principati latini d’oltremare e le loro genti. Se il regno di Gerusalemme è caduto c’è ancora quello di Antiochia, i principati di Tiro e di Edessa, la contea di Tripoli, la fiorente Giaffa e il prezioso approdo di San Giovanni d’Acri. Gli ospitalieri  presidiano la smisurata frontiera, resistendo alla morsa mussulmana mediante sanguinose sortite da castelli che dominano i punti nevralgici del territorio.

Ma nel 1271 la più leggendaria di queste fortezze l’immenso Krak dei cavalieri, tenuto dagli ospitalieri, cade. La sua perdita e lo sterminio dell’intera guarnigione ospitaliera seminano il panico nella cristianità. I cavalieri di terrasanta sono sempre più soli, mentre la morsa mussulmana va irrimediabilmente stringendosi. Cadono Giaffa, Tripoli, Antiochia e la roccaforte di Margat, considerata imprendibile anch’essa. Poche centinaia di Ospitalieri, Templari e Teutonici, si arroccano ad Acri, sulla costa, unitamente ai Cavalieri di San Giovanni d'Acri e S. Tommaso, per permettere alla popolazione superstite d’imbarcarsi per l’Europa. Resistono oltre un mese contro centosessantamila saraceni provenienti dall’Egitto e dalla Siria, respingendo l’orda fino a quando l’ultima donna cristiana è in salvo sull’ultima nave. Nessuno dei difensori di Acri cade in mano al nemico. Ridotti  in poche decine, si raggruppano su di un’unica torre, che crolla sotto l’urto degli attaccanti seppellendoli insieme.

Il Gran Maestro degli Ospitalieri  Giovanni de Villiers è tra i superstiti imbarcati sulle navi perché feriti e inabili al combattimento. Porta le sue insegne a Cipro dove s’insedia provvisoriamente. Molti altri Cavalieri, invece, furono costretti a cercare rifugio nei Patriarcati Russi, e furono benevolmente accolti dalla Casa Granducale di Mosca e Kiev, dai principi Dobryniani Rurichidi.

Bastano pochi anni per riorganizzare l’Ordine a Cipro e renderlo pronto, sotto il profilo sia militare che spirituale, a riprendere la sua guerra contro l’Islam. Lo scenario non è più il deserto, non più le rocche dei valichi libanesi, ma il mare. La prima conquista degli ospitalieri tornati in armi è l’isola di Rodi, dove si stabiliscono in forze. Avvalendosi poi della consulenza di esperti architetti navali genovesi, approntano una flotta di agili galere, con le quali s’impossessano di Lero, Cos, Nisiro, Calchi, Limonia, Castelrosso e numerose altre isole dell’Egeo.

Le fortune dei Cavalieri di San Giovanni, divenuti ora di Rodi, sono da questo momento affidate al mare, sia per quanto riguarda i commerci che per quella che rimane la loro crociata permanente, rivolta soprattutto a contrastare la marineria turca e la pirateria barbaresca. L’Ordine può a tutti gli effetti considerarsi, in questa fase della sua storia, una  re-pubblica marinara aristocratica, ai cavalieri erano richiesti quattro quarti di nobiltà, in certi casi dodici,su modello genovese o veneziano. Con una connotazione multinazionale in più, poiché riunisce gentiluomini provenienti da ogni paese dell’occidente cristiano, raggruppandoli per evidenti ragioni di praticità in otto capitoli denominati lingue. E’ una ecumenica comunità militare, le cui navi battono le rotte più impraticabili, spingendosi oltre il Bosforo fino al Mar Nero. Intralciano  l’azione dei corsari tunisini, ma praticano a loro volta con profitto la guerra di corsa, facendo bottino sulle rotte ottomane. Partecipano alle imprese navali più spettacolari della cristianità, quali la presa di Smirne, e i frequenti sbarchi sulle coste nordafricane.

Con l’unione matrimoniale (A.D. 1472) fra Zoè (Sofia) Paleologo, nipote di Costantino XI Paleologo, ultimo imperatore di Bisanzio e Ivan III Velichy (il Grande) Granduca di Russia, vari gruppi superstiti di altri Ordini di Cavalieri d’Oriente vengono assorbiti dalla Casa di Russia, come per esempio la leggendaria Militia Aurata Costantiniana, e comincia altresì ad organizzarsi un primo Priorato di Russia ortodosso di quei Cavalieri Joanniti accolti in passato dalla Casa di Mosca e Kiev, che già intorno al 1500 ca. assumerà forza e caratteristiche ben peculiari sotto l’Alto Protettorato (de facto) dello zar Ivan III il Grande, sino a Paolo I.

La sproporzione con le forze dell’impero ottomano è però enorme. Anche Rodi è destinata a cadere. Nel 1522 Solimano II attacca l’isola con settecento navi e un esercito di duecentomila uomini, più reparti minori e genieri addestrati alla scavo e alla demolizione. Lo sbarco è preceduto da un massiccio bombardamento navale. I cavalieri cristiani sono solo trecento, più alcune migliaia di militi reclutati tra la popolazione. Resistono sei mesi, fino a quando la gente di Rodi, esausta e decimata, implora il gran maestro Villiers de Isle-Adam di chiedere la pace.

I cavalieri ancora in vita e in grado di combattere non sono che poche decine. Ammirato di tanto valore, il sultano Solimano offre loro l’onore delle armi e la promessa che i rodioti non subiranno violenze. La popolazione, ciò nonostante, chiederà e otterrà di seguire gli ospitalieri sulle loro navi, che fanno vela verso Candia. Segue un periodo di pena ed incertezza per gli ospitalieri, che senza ricevere alcun aiuto dai sovrani d’Europa vagano tra Candia e la Sicilia, tra Civitavecchia e Marsiglia; altri ancora si uniranno ai confratelli russi ortodossi posti sotto la guida dello zar Basilio III.

Carlo V metterà a disposizione degli ospetalieri cattolici Malta,  chiedendo come compenso simbolico un falcone da caccia l’anno. L’isola è infatti ricca di tali volatili.  E’ il 1530. Sono passati otto anni dalla tragedia di Rodi quando gli ospitalieri s’insediano a Malta. Si trasferiscono con loro le famiglie superstiti della popolazione rodiota.

Con rapidità sorprendente, l’Ordine riprende il dominio del Mediterraneo, trasformando l’isola in una base inespugnabile. Resisterà al più spietato  assedio che la storia navale ricordi, quando nel 1565 turchi e barbareschi tenteranno di ripetere, con  cinquecento navi e cinquantamila uomini, l’impresa di Rodi. Basteranno a respingere gli assedianti non più di sei-settecento cavalieri dell’Ordine, appoggiati da una forza di novemila uomini armati, meno di un quinto degli attaccanti. Tramontarono definitivamente in quei giorni le illusioni mussulmane di trasformare Malta in una base per il controllo del Mediterraneo, dalla quale muovere per invadere la Sicilia e l’Europa. I cavalieri terranno Malta, dopo l’assedio, per oltre due secoli. Ma non saranno le armi dell’Islam a scacciarli dall’isola. Sarà Napoleone Bonaparte, per impossessarsi dei loro tesori, ad infrangere nel 1798 la secolare neutralità degli ospitalieri nei confronti di ogni nazione d’Europa. La repubblica francese, a quella data non riconosceva l’Ordine. Tutti i beni ospitalieri in Francia erano già confiscati e numerosi cavalieri uccisi nei massacri rivoluzionari. Napoleone giunge all’isola con una flotta che trasporta l’intero corpo d’armata destinato alla spedizione d’Egitto ed intima che Malta gli venga consegnata. Il gran maestro Ferdinand von Hompesch ordina una difesa simbolica, poi, dopo le prime cannonate la resa. Napoleone sbarca e depreda nel giro di poche ore le case dell’Ordine. La presa di Malta da parte di Napoleone rimane tra gli episodi meno chiari della storia dell’Ordine. Una difesa dell’isola sarebbe stata non solo possibile ma destinata probabilmente al successo. L’Ordine  aveva in mare due vascelli, una fregata e tre galere. Sugli spalti della terraferma erano allineate 1400 bocche da fuoco, tra cannoni e mortai di vario calibro. La guarnigione contava infine 332 cavalieri, 1200 armigeri del reggimento Malta e una milizia locale di 12.800 uomini, più i battaglioni da sbarco delle unità navali, 300 fanti sulle galee e 400 sui vascelli.

Era del tutto improbabile, a queste condizioni, che Napoleone avesse rapidamente la meglio, senza impegnarsi in un assedio prolungato che l’avrebbe distolto dall’impresa d’Egitto. Non si comprendono dunque le ragioni della resa, a meno di non volerle ricondurre all’imperativo ideale di evitare spargimento di sangue tra europei.

L’Ordine così frantumato nelle sue otto Lingue e nei vari Priorati, comincia dunque a disperdersi in ogni parte del mondo. Un ramo di esso da Trieste passa a Roma, riorganizzandosi nel noto S.M.O.M. Altri Cavalieri trovarono rifugio in Russia (1797-98) sotto la protezione dello zar Paolo I, 72° Gran Maestro dell’Ordine (carica che tenne sino alla sua uccisione, 1801).

Successivamente, dopo la rinuncia al Gran Magistero di Alessandro I, nel 1810, vennero a costituirsi nuove branche scismatiche di Priorati Russi.

Intanto, però, continuava a sopravvivere, mai perduta, quella branca anteriore del Malta Russo raccoltasi dapprima intorno al Granduca Ivan il Grande, Alto Protettore dei Cavalieri neri biancocrociati, e infine intorno a Paolo I di Russia.

Detto Ordine è stato formalmente rianimato e riorganizzato nei propri statuti dal legittimo rappresentante Capo di Nome e d’Arme della Imperial Sovereign Tiberian Dobrynian House of Rome and Russia, e rinominato: “Sovereign Order of Saint John of Jerusalem - Russians Knights of Malta - O.S.J.+R.M.” (“Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri Russi di Malta - O.S.J.+R.M.”).  

 

Della natura e sovranità - L’Ordine è una Milizia Cavalleresca, Ecumenica, Non Nazionale, e quale soggetto di diritto internazionale, appartenente a pieno titolo al patrimonio storico e araldico dinastico eriditario dell’Augusta Casa Imperiale e Granducale Tiberio Dobrynia Dimitrijevich d’Aragona di Roma et Russia, è autonomo, indipendente da ogni temporale o spirituale sovranità.  S.M.R.I. Don Antonius II Tiberio Dobrynia Dimitrijevich d’Aragona è l’attuale 77° Sovrano Gran Maestro Generale ereditario dell’Ordine.

 

Sede Magistrale - La sede centrale è nel luogo ove risiede il Sovrano Gran Maestro, salvo sua diversa disposizione magistrale; la sede storica è a Mosca e  Gerusalemme.

 

Scopi dell’Ordine - Essi sono:

a)             la continuazione e salvaguardia del patrimonio storico tradizionale degli antichi Cavalieri di Amalfi, Gerusalemme, Cipro, Rodi e Malta.

b)             la propagazione della Fede Cristiana, con spirito ecumenico e di fratellanza per l’unificazione delle diverse confessioni e religioni;

c)             la difesa e la conservazione degli ideali cavallereschi di Giustizia e Onore, uniti ai più elevati valori filantropici e caritatevoli; la diffusione e valorizzazione degli studi superiori, umanistici, artistici e scientifici, a fondamento di una rinnovata cultura dell’uomo e per l’uomo.

 

Categorie di Membri - L’Ordine comprende le classi di Cavalieri e Dame distinte in due categorie: di Giustizia e di Grazia. Appartengono alla prima coloro che sono di comprovata nobiltà, ed i Grandi Dignitari dell’Ordine. Epperò, il Sovrano Gran Maestro può, in casi eccezionali ed in forza delle sue prerogative, concedere le insegne di giustizia anche ai candidati non in possesso di titoli nobiliari.

La gerarchia di ogni categoria comprende i seguenti gradi e dignità (in ordine crescente):

¨              Cavaliere / Dama

¨              Commendatore / Gran Dama

¨              Commendatore Grande Ufficiale / Gran Dama Gr. Uff.

¨              Cavaliere di Gran Croce / Gran Dama di Gr. Cr.

¨              Cappellano

¨              Ambasciatore / Ambasciatrici

¨              Cavaliere di Gran Collare / Gran Dama di Gr. Coll.

Le otto punte della Croce di Malta sono composte da:

·                1° Gran Cancelliere - con placca di Castiglia

·                2° Gran Balì - con placca di Germania

·                3° Gran Commendatore - con placca di Provenza

·                4° Gran Maresciallo - con placca di Alverna

·                5° Gran Conservatore - con placca di Aragona

·                6° Grand’Ospitaliere - con placca di Francia

·                7° Grand’Ammiraglio - con placca d’Italia

·                8° Gran Turcopillier - con placca di Baviera e Russia

Decorazioni e Armi: La decorazione antica viene mutata in quella attuale: una Croce d’oro Amalfitana (a otto punte) smaltata di bianco, accantonata di quattro aquile d’oro e sovrastata da una corona imperiale alla russa. Il nastro è nero bordato d’oro.

Scudo: di nero alla croce di bianco; accollato dietro allo stesso l’aquila bicefala bizantina coronata alla russa.

Mantello: nero con croce ottagona bianca sulla spalla. Solo il Gran Maestro porterà il colletto del mantello ricamato con frasche e arabeschi di contrassegno in oro.

Stendardo Crociato: di rosso alla croce greca bianca.

Conferimento - La designazione può essere conferita a persone che abbiano compiuto i diciotto anni di età, di ambo i sessi, di qualsiasi nazionalità e di religione cristiana, senza discriminazioni razziali o sociali, sempreché risultino di buona condotta morale ed abbiano acquisito particolari meriti personali, distinguendosi nel campo degli studi, della professione, nel lavoro, nella società civile. Il Postulante dovrà corredare la domanda scritta di candidatura con un sintetico curriculum vitae, includendo autocertificazione di mancanza di procedimenti penali in corso a suo carico, più tre fototessere recenti, ed il versamento della quota richiesta quale contributo di cancelleria previsto e volontaria oblazione per i fini dell’O. La domanda va indirizzata alla Gran Cancelleria Magistrale. In caso di rifiuto della stessa, non è richiesta motivazione alcuna. In caso di accettazione, saranno approntati i documenti formali di nomina.

Onorabilità - L’onorabilità del Postulante è conditio sine qua non allo status di Cavaliere. Rango sociale e nobiltà - I membri dell’Ordine devono tenere un comportamento compatibile con l’appartenenza al rango di un Ordine avente un prestigio tradizionale. I candidati alla classe di Giustizia debbono provare l’antica nobiltà della loro famiglia di nascita.

Devozione - L’Ordine non impone ai suoi membri pratiche religiose, lasciate alla libera scelta di ognuno, bensì di conservare in ogni momento della vita quotidiana il senso del sacro.

Promessa - Durante la cerimonia d’investitura, i neo Cavalieri prometteranno sul testo sacro l’osservanza all’Ordine, nel pieno rispetto e osservanza delle leggi costituzionali vigenti nello stato ospitante. La promessa prescritta comporta i tre Voti solenni di Perfezione: Fedeltà, Verità, Giustizia, vivendo sempre da quel momento in poi in condotta esemplare e forti di questa triplice Virtù.

Disciplina - I membri dell’Ordine sono tenuti a conformarsi alle Regole, Statuti e Costumi, istruzioni e direttive delle autorità dell’Ordine. La Cavalleria, al pari di una Compagnia, è giustappunto definita dal Diritto Canonico come “Societas militantium sub regula.”

Contribuzione - I membri debbono contribuire alle opere e allo sviluppo dell’Ordine, versando al momento dell’ammissione una donazione, unica (una tantum) valida a vita.

Delle Delegazioni - Potranno venire istituite Delegazioni nazionali e internazionali di rappresentanza dell’O. Così per i vari Priorati, Gran Priorati, Baliaggi, e rispettivi Consigli - come da norme consuetudinarie in materia. Negli Stati nei quali l’O. è riconosciuto il Gr. M° può accreditare Ambasciatori o specifici rappresentanti Diplomatici per gli affari dell’O.

Del Consiglio Magistrale Supremo - Nell’esercizio della Sua Alta autorità il Gran Maestro può richiedere l’assistenza di un numero di Consiglieri scelti fra gli Alti Dignitari dell’O., ai

quali possono essere assegnate cariche onorarie o temporanee del tipo: Gran Cancelliere, Cerimoniere, Re d’Armi, Tesoriere, etc. Detti Membri costituiscono il Consiglio Magistrale Supremo dell’O. (C.M.S.). Esso ha solo poteri consultivi e il Gr. M° avrà sempre diritto di stabilire e decidere, a propria discrezione, gli affari dell’O. come riterrà più appropriato secondo le circostanze (si rimanda agli statuti generali).

Penalità - Ogni disaccordo interno tra i Membri può essere sottoposto e risolto da una Corte d’Onore, designata secondo le consuetudini in materia. Le penalità imposte sui Membri (che comunque avranno sempre diritto di giustificarsi) compatibili con la gravità dell’offesa, saranno: a) censura; b) sospensione per un periodo indefinito; e) espulsione ad vitam. Dette misure possono essere applicate anche immediatamente in caso di indegnità manifesta.

Delle Cerimonie

A. Cerimonia d’Investitura - Nella cerimonia d’investitura è prevista la consegna al novizio delle decorazioni, del mantello e del diploma di nomina, secondo i canoni tradizionali. L’acquisto del mantello e delle decorazioni è a carico del novizio. Per il Formulario si rimanda a quello in uso nella tradizione.

B. Cerimonia e Festività dell’Ordine - L’Ordine celebra come propria festività: il 24 Giugno, quale ricorrenza della Festa del Santo Patrono della Cavalleria Crociata, San Giovanni.

C. Decorazioni e divise d’uso solenne per le cerimonie ufficiali: si rinvia a quelle in uso tradizionale, come da statuti.

D. Norme d’uso onorificenze: gli Ordini Cavallereschi appartenenti per diritto ereditario alla Casa Imperiale e Reale di Roma e Bisanzio e Imperiale Granducale di Russia, riconosciuti ai sensi del 1° comma dell'art.7 della Legge 3 marzo 1951 n° 178, quali Ordini Non Nazionali e di Stato Estero stabilendo la massima del libero e lecito uso dell'onorificenza stessa nella vita di relazioni pubbliche e private del decorato, con l'obbligo di specificare il nome dell' Ordine, salvo quello dal quale scaturiscano effetti di diritto pubblico.

Opera culturale - L’O.comprende organi interni culturali come: accademie, libere università, associazioni; tutto quanto sarà ritenuto valido per l’incremento del sapere; prevedendo anche la possibilità di gemellaggi culturali con altre istituzioni esterne che abbiano medesime finalità.

L’Accademia di Studi Superiori - Istituzione accademica dell’O è l’Imperial Academy of Russia - Moscow Universitas Sancti Nicolai (fondata nel 1669 A.D. dai Granduchi Dobryniani di Russia, e di cui l’attuale Gran Maestro dell’Ordine è Rettore Supremo ereditario).

Opera d’assistenza - Nell’evento di un disastro pubblico, l’O. si presenterà come un’Associazione d’Assistenza coadiuvando le autorità militari e civili del paese in questione.

Opera filantropica - L’O. favorirà tutte quelle manifestazioni e iniziative a carattere benefico e caritatevole che, volta per volta, si riterranno opportune per un impegno sociale, civile e morale d’aiuto concreto al prossimo sofferente e bisognoso. L’attività filantropica di fatto verrà promossa ed espletata da apposite Istituzioni benefiche d'affiancamento appartenenti al patrimonio dinastico dell'Augusta Casa, quali per es. la Reale Opera Pia (vedi relativi allegati).

 

 

Cronologia dei Sovrani Gran Maestri

1° Beato Fra' Gerardo Sasso (+ 1120)

2° Fra' Raymond du Puy (1120 - c. 1158/60)

3° Fra' Auger de Balben (c. 1158/60 - 1162/3)

4° Fra' Arnaud de Comps (1162 - 1163)

5° Fra' Gilbert de Aissailly (1163 - c.1169/70)

6° Fra' Gastone de Murols (c. 1170 - c. 1172)

7° Fra' Gilbert (c.1172 - 1177)

8° Fra' Roger de Moulins (1177 - c. 1187)

9° Fra' Hermangard d'Asp (1188 - c. 1190)

10° Fra' Garnier de Naplous (1189/90 - 1192)

11° Fra' Geoffroy de Donjon (1193 - 1202)

12° Fra' Alfonse of Portugal (1203 - 1206)

13° Fra' Geoffrey le Rat (1206 - 1207)

14° Fra' Garin de Montaigu (1207 - c. 1227/8)

15° Fra' Bertrand de Thessy (c.1228 - 1231)

16° Fra' Guerin (1231 - 1236)

17° Fra' Bertrand de Comps (1236 - c. 1239/40)

18° Fra' Pierre de Vielle-Bride (1239/40 - 1242)

19° Fra' Guillaume de Chateauneuf (1242 - 1258)

20° Fra' Hugues de Revel (1258 - 1277)

21° Fra' Nicolas Lorgne (1277 - 1284)

22° Fra' Jean de Villiers (1284 - 1294)

23° Fra' Odon de Pins (1294 - 1296)

24° Fra' Guillaume de Villaret (1296 - 1305)

25° Fra' Foulques de Villaret (1305 - 1319)

26° Fra' Helion de Villeneuve (1319 - 1346)

27° Fra' Dieudonné de Gozon (1346 - 1353)

28° Fra' Pierre de Corneillan (1353 - 1355)

29° Fra' Roger de Pins (1355 - 1365)

30° Fra' Raymond Berenger (1365 - 1374)

31° Fra' Robert de Juliac (1374 - 1376)

32° Fra' Jean Fernandez de Heredia (1376 - 1396)

33° Fra' Riccardo Caracciolo (1383 - 1395)

34° Fra' Philibert de Naillac (1396 - 1421)

35° Fra' Antonio Fluvian de Riviere (1421 - 1437)

36° Fra' Jean de Lastic (1437 - 1454)

37° Fra' Jacques de Milly (1454 - 1461)

38° Fra' Piero Raimondo Zacosta (1461 - 1467)

39° Fra' Giovanni Battista Orsini (1467 - 1476)

-  Fra’ Ivan III Imperatore di Russia, detto “Velichi”, “il Grande”,

I Alto Protettore, I Gran Vicario (1440 - 1506)   

40° Fra' Pierre d'Aubusson (1476 - 1503)

41° Fra' Emery d'Amboise (1503 - 1512)

42° Fra' Guy de Blanchefort (1512 - 1513)

43° Fra' Fabrizio del Carretto (1513 - 1521)

- Fra’ Basilio III Zar di Russia,

II Alto Protettore (1479 - 1534)  

44° Fra' Philippe de Villiers de Isle Adam (1521 - 1534)

- Fra’ Ivan IV Vasiljevitch, “il Terribile”,

III Alto Protettore (1530 - 1584) 

45° Fra’ Piero de Ponte (1534-1535)


46° Fra’ Didier de Saint-Jaille (1535-1536)


47° Fra’ Juan de Homedes (1536-1553)


48° Fra’ Claude de la Sengle (1553-1557)


49° Fra’ Jean de la Valette (1557-1568)

- Fra’ Teodoro I Zar di Russia,

IV Alto Protettore (1557 - 1598)


50° Fra’ Pietro del Monte (1568-1572)


51° Fra’ Jean de la Cassiere (1572-1581)

52° Fra’ Hugues Loubenx de Verdalle (1581-1595)

- Fra’ Dmitrij V Ivanovitch, Zar e Bey di Enos,

V Alto Protettore (1583-1610)

- Fra’ Dmitrij VI Dimitrevich,

VI Alto Protettore (1606 -1649)

53° Fra’ Martin Garzez (1595-1601)

54° Fra’ Alof de Wignacourt (1601-1622)

55° Fra’ Luis Mendez de Vasconcellos (1622-1623)

56° Fra’ Antoine de Paule (1623-1636)

- Fra’ Dmtrij VII Dimitrevich, “il Riformatore”, Bey imperiale di Enos, VII Alto Protettore (1629 -1688)  

57° Fra’ Jean Baptiste de Lascaris de Castellar (1636-1657)

58° Fra’ Martin de Redin (1657-1660)

59° Fra’ Annet de Clermont-Gessant (1660)

60° Fra’ Raphael Cotoner (1660-1663)

61° Fra’ Nicolas Cotoner (1663-1680)

62° Fra’ Gregorio Carafa (1680-1690)

- Fra’ Michajl III Dimitrevich, Bey Imperiale,

VIII Alto Protettore (1658-1730) 

63° Fra’ Adrien de Wignacourt (1690-1697)

64° Fra’ Ramon Perellos y Roccaful (1697-1720)

65° Fra’ Marc'Antonio Zondadari (1720-1722)

66° Fra’ Antonio Manoel de Vilhena (1722-1736)

67° Fra’ Raymond Despuig (1736-1741)

- Fra’ Vassili IV Michajlovich, Bey Imperiale,

IX Alto Protettore (1700-1757) 

- Fra’ Vassili V Vassiljevich, Bey Imperiale,

X Alto Protettore (1731-1767) 

68° Fra’ Manuel Pinto de Fonseca (1741-1773)

69° Fra’ Francisco Ximenes de Texada (1773-1775)

 

70° Fra’ Emmanuel de Rohan-Polduc (1775-1797)

71° Fra’ Ferdinand von Hompesch zu Bolheim (1797-1799)

72° Fra’ Paolo I di Russia (1798-1801)

- Fra’ Alessandro I di Russia,

XI Alto Protettore, dal 1810 rinunciatario (177?-1825)

73° Fra’ Dimitrij VIII Vassiljevich, Bey imperiale (1762-1821)

74° Fra’ Michajl IV, Bey Imperiale (1807-1861)

75° Fra’ Vasilij, Bey Imperiale (1838-1913)

- Fra’ Luigi I Tiberio di Dobrynia, principe del Sacro Romano Impero, Signore del Sannio, 

XII Alto Protettore (1882-1932) 

76° Fra’ Dimitrij IX Vassiljevich Dimitrevitch, Bey Imperiale di Enos, Granduca di Russia (+)

- Fra’Achille I d’Angelo, principe imperiale Angelos di Bisanzio,

I Gran Vicario - Luogotenente de facto (1907-1971)

- Fra’ Francesco I Tiberio di Dobrynia, principe del Sacro Romano Impero e di Byzantium 

II Gran Vicario (1922-2008)

77° Fra’Antonius II Tiberio Giulio Angelos Dobrynia Dimitrijevich Aragona di Russia, principe imperiale di Roma, Byzantium et Russia.

 


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