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IMPERIAL
SOVEREIGN TIBERIAN DOBRYNIAN ANGHELOS HOUSE OF ROME AND RUSSIA
Imperiale e
Reale Arciconfraternita
Ortodossa
di San
Nicola di Myra
L'Arciconfraternita
di San Nicola di Myra intende continuare e perpetuare la santa tradizione
storico-religiosa della Confraternita Nicolina che, nell'antica
Russia, aveva il compito di
aiutare chi era in difficoltà, di preparare i cibi per le feste del santo
e cercava anche di comporre le liti proprio per la festa del 6 dicembre.
§
§ §
NATURA E FINI
L'Imperiale
e Reale Arciconfraternita Ortodossa di San Nicola di Myra nasce come
Associazione di laici e religiosi Cristiani, ideologicamente,
filosoficamente e teologicamente portati all’ecumenismo e al Dialogo
Interreligioso ed al lavoro alacre e costruttivo con tutti “gli
uomini di buona volontà”,
eretta presso la Sede dell’Imperiale e Reale Casa Tiberio
Anghelos Dobryniana, ed ha lo scopo prevalentemente di Culto, formazione
cristiana, assistenza e carità, Dialogo Ecumenico ed Interreligioso,
promozione dei principi di Bioetica Pro Vita, dei Diritti Umani ed
Animali, del
Messaggio Evangelico.
Essa
gode in perpetuo dei benefici spirituali provenienti dalla Benedizione
Apostolica Perpetua ed Alta Protezione Spirituale del Patriarcato della
Santa Chiesa Ortodossa Albanese in esilio, e di altre Chiese
dell’Oriente Cristiano.
L’Arciconfraternita
si ritiene ed è Ecumenica ed Interreligiosa, anche se ne fanno parte
principalmente Cristiani Cattolici Apostolici Romani ed Ortodossi. In virtù
di quanto detto, possono farne parte anche persone non Cristiane, purché
di ottima, preclara Moralità, famose per il Loro impegno Sociale.
Essa
per il raggiungimento dei suoi fini si propone di:
a)
promuovere e sviluppare
nei Confrati una vita Cristiana autentica, alimentando in loro la Fede,
virtù Teologale, mediante la catechesi e, soprattutto, mediante
appropriati esercizi di pietà, la
frequenza ai Sacramenti, la partecipazione alla Eucarestia domenicale e,
soprattutto mediante un costante impegno nella difesa del Principio di
Sacralità della Vita;
b) collaborare validamente, insieme con i Ministri di Culto e con gli
altri Gruppi e Associazioni ecclesiali, per il decoro del Culto Liturgico
e la Celebrazione delle Feste Religiose;
c) promuovere lo scambievole aiuto spirituale e materiale dei Confratelli
secondo lo spirito della Carità Evangelica.
I
CONFRATI E LE CONSORELLE - CAVALIERI EREDITARI
Possono
essere accolti nell'Arciconfraternita gli aspiranti che, fattane richiesta
scritta al Gran Priore Generale - Rettore Presidente:
a) sono di sesso maschile o femminile;
b) abbiano compiuto 18 anni di età;
c) siano di buona condotta morale;
d) professino la Fede Cattolica, Ortodossa o comunque altra Religione
famosa per il proprio impegno Sociale, per la propria Carità;
e) non si siano allontanati dal Bene, aderendo a sètte Sataniche ovvero
siano divenuti dichiaratamente Atei.
La
domanda di ammissione (che potrà essere anche rifiutata senza dovere di
fornire spiegazioni di sorta, essendo ad insindacabile giudizio
Magistrale) all'Arciconfraternita, dovrà contenere le generalità
complete del richiedente e la dichiarazione di aver preso visione dello
Statuto e di volerlo incondizionatamente osservare.
All'atto
di ammissione ogni Confrate-Cavaliere è tenuto a versare a favore
dell'Arciconfraternita un contributo una tantum di entrata che sarà
stabilito dalla Rettoria.
ARMA
Scudo
bianco, alla croce patente di bianco bordata d'azzurro, al centro nel
circolo d'azzurro tre bisanti d'oro ordinati a piramide; nastro: d'azzurro
e di bianco, diviso a metà.
DOVERI DEI MEMBRI
Confrati
e Consorelle hanno i seguenti doveri:
a)
partecipare alle varie attività dell'Arciconfraternita;
b) adoperarsi attivamente per migliorare la Società nella quale
l’Arciconfraternita ha le proprie radici, così come il fiore di loto
sboccia radioso, puro, magnifico, pur avendo le proprie radici poste
nell’acqua melmosa
e) prestarsi fraternamente nel soccorrere spiritualmente e materialmente i
Confrati bisognosi, malati, anziani e soli.
DIRITTI
DEI MEMBRI
Confrati e Consorelle:
a)
partecipano a tutti quei benefici spirituali e materiali nascenti
dallo Statuto;
b) hanno
diritto di voto attivo e passivo nelle Assemblee secondo le norme espresse
in questo statuto.
PIETAS
ET CARITAS
Il Fare del Bene, l’Elemosina, tanto cara alla
Imperiale, Reale e Granducale Casa Angelo Tiberio Dobryniana di Roma e di Russia, non soltanto trova riscontro nell’Evangelico Capitolo 6, Versetto 35 del Vangelo di San Luca “Mutuum date nihil inde sperantes”, ma altresì nell’Opera di Dialogo Interreligioso ed Ecumenismo e Fratellanza con gli appartenenti alla Religione Islamica, Monoteista, Semitica, riconoscente le figure di Maria, Gesù, Mosè etc. che i Zar di Russia posero in essere con i Loro sudditi musulmani.
Anche l’elemosina, infatti, come la preghiera rituale, viene menzionata dal Corano in numerosi versetti. Il Corano recita al versetto 160 della Sura dei Greggi, VI, meccana, eccetto i versetti 20, 23, 91, 114, 141, 151, 152 e 153 che sono medinesi. Di 165 versetti. Rivelata dopo la Sura di al-Higr: "Chi fa il bene ne avrà il decuplo e chi fa il male sarà compensato solo con un castigo equivalente".
Sotto l'Impero Russo Cristiani Ortodossi e Musulmani (*) coesistevano in Pace uniti dallo stesso rispetto nei confronti del Cristo.
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NOTA
(*) Il termine “musulmano”, in arabo “Muslim” (derivante dal turco,
e coniato sul termine persiano, introdotta in Europa dai bizantini nel tardo Rinascimento), è il participio del verbo arabo “Salima” (sottomettersi) il cui infinito sostantivato è, per l’appunto “Islâm”. Islàm significa quindi “dedizione a Dio”. Trattasi della denominazione scelta da Maometto (Maometto cioè Abūl-Kā
Sim Ibn ‘Abd- Allah detto Muhammad, “il Glorificato”, figlio di Abdallah e di Amina; nacque attorno al 570 d.C. alla Mecca, in un ramo collaterale ed impoverito della Nobile Famiglia dei Quraishiti e morì nel 632, l’8 giugno), due anni dopo avere conquistato la Mecca con il Suo Esercito), il Nabi-Rasul (il Profeta-Inviato di Dio) stesso per la Religione da Lui predicata. Con lo scopo di aiutare gli uomini traviati da Satana (Saytan, Ishitan/Shaitan oppure Iblîs e Daggiâl), Allâh ha inviato sul Nostro Pianeta ben 124.000 Profeti (Nabi),113 dei quali sono di rango superiore, Messaggeri ed Apostoli.
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San
Nicola di Myra
il
Santo Patrono

SAN NICOLA IN
RUSSIA
San
Nicola è chiamato nel mondo slavo col nome di Mikula (un’etimologia
popolare che lo assimila a san Michele) e il primo Mikula nominato nelle Cronache russe è il custode di un convento di Ljubec’ della
sacra icona della Vergine Odighitria, quando questa icona viene portata a
Vladimir per poi essere definitivamente sistemata nella Chiesa
dell’Assunzione a Mosca nel 1395.
San Nicola è chiamato in russo in vari modi: il Miracoloso (Ciudotvorez),
il santo che è dalla tua parte (Ugodnik), il protettore dei marinai (Morskoi)
ed è rinomato anche come protettore delle ragazze da marito. La
tradizione, a questo ultimo proposito, riporta che
quando
il padre del santo morì gli lasciò molta ricchezza e Nicola la distribuì
fra i poveri, ma specialmente per un padre che aveva tre figlie, purtroppo
senza dote. E quando già costui era pronto a venderle come schiave per il
sesso, Nicola di nascosto attraverso la finestra della loro casa getta un
serto d’oro di gran valore per ciascuna di esse e le salva dal destino
crudele alle quali erano state destinate in terra straniera. è
probabile che proprio da quest’episodio sia nata la tradizione di
mettere fuori della finestra l’8 dicembre una candela accesa o una
scatola dove san Nicola possa mettere i regali per le ragazze da marito.
è anche
noto in Russia come il protettore dei carcerati o di quelli che sono stati
condannati ingiustamente. San Nicola è il personaggio di numerose favole
russe contadine.
Le due feste consacrate a san Nicola sono: quella della primavera il 9
maggio, a ricordo della traslazione a Bari del corpo del santo nel 1087; e
la festa di San Nicola era quella più canonica del 6 dicembre ovvero
Nicola d’Inverno.
Esisteva persino una Confraternita Nicolina che aveva il compito di
aiutare chi era in difficoltà, di preparare i cibi per le feste del santo
e cercava anche di comporre le liti proprio per la festa del 6 dicembre.
Nicola era sempre pronto a difendere i deboli e pronto a qualsiasi
invocazione.
Ecco come è riportata la leggenda della prima apparizione di san Nicola
in un romanzo storico ispirato alla saga di Alessandro Nevskii, "L’Ombra
dei Tartari":«Come mai è caduta Rjazan’? Perché non hanno esposto la santissima
icona di San Nicola di Cherson contro i nemici infedeli? Tante volte
l’icona ha spaventato i nomadi e li ha allontanati!
Forse il santo
questa volta non ha potuto intercedere per i nostri peccati presso il
Signore perché ne avevamo fatti troppi e così gli infedeli hanno vinto
sanguinosamente! Però un peccato lo abbiamo evitato perché i corpi della
principessa e del figlio non sono rimasti ai cani. Li hanno già sepolti
nella chiesa costruita fuori città proprio dedicata a san Nicola. Anzi la
gente comincia a chiamare il santo, san Nicola dello Schianto (in
russo Nikolai Zaraskii), quasi incolpandogli il suicidio di Eufrasia e del figlioletto!
Quella santa icona che avrebbe potuto salvare Rjazan’ era arrivata a
Novgorod dalla zona dei grandi laghi quando Alessandro era ancora
giovanissimo.
Si raccontava che un sant’uomo di nome Eustachio con sua moglie e suo
figlio l’avessero portata con un lunghissimo pellegrinaggio dalla
lontanissima Cherson. Eustachio stesso raccontava che san Nicola gli era
venuto in sogno e gli aveva detto che l’icona custodita dal sant’uomo
era destinata alla città russa di Rjazan’ perché san Nicola aveva
deciso di risiedere lì per sempre. L’icona così, insieme alla
famigliola, a causa di deviazioni dovute alle solite guerre e guerricciole
locali, era andata a finire nel Quinto di Circumladoga e poi di qui a
Novgorod. Qui l’immagine era stata esposta in molte chiese alla
venerazione della gente ed era stata accolta anche per qualche tempo
presso il terem. Anzi si diceva che avesse anche compiuto molti miracoli a
Novgorod.
La moglie del sant’uomo Eustachio, donna avida, visto che si
raccoglievano consistenti offerte per la santa icona, non voleva più
andarsene da Novgorod, ma pare che san Nicola la facesse ammalare e così
la donna dovette convincersi a continuare il viaggio per portare l’icona
a Rjazan’.
Si dice che la venuta di san Nicola era già nota al giovane principe
Teodoro perché anche a lui il santo era venuto in sogno e gli aveva detto
che stava per arrivare a Rjazan’. Il giovane principe d’accordo con
suo padre aveva posto le fondamenta ad una nuova chiesa che avrebbe
accolto la santissima immagine ed ora quella chiesa – ironia del
destino! - accoglieva anche i resti di Teodoro, di sua moglie e di suo
figlio.
Il messaggero intanto continua il suo racconto:
“La
sacra immagine è probabilmente ancora custodita in quella chiesa, se i
tatari non ne hanno fatto scempio...”».

IL VESCOVO DI
MYRA
Nicola
nacque intorno al 260 a Patara, importante città della Licia, una regione
a sud dell'Asia Minore (attuale Turchia). Nacque dunque in una città
portuale ben nota ai cristiani, essendovi passato duecento anni prima S.
Paolo in uno dei suoi viaggi. Dell'infanzia di Nicola non si conoscono
episodi che possano vantare una qualche base documentaria. Attendibile
appare l’affermazione secondo la quale Nicola ereditò una grande somma.
All'episodio
miracoloso delle tre fanciulle nella Vita di Nicola segue la sua elezione
a vescovo di Mira. Con ogni probabilità dunque, il giovane si era
trasferito in questa altrettanto importante città della Licia, in cui
ancora oggi si conservano notevoli tracce del quarto e quinto secolo
avanti Cristo (le tombe rupestri) e il bellissimo anfiteatro romano.
Alcuni agiografi recenti, aiutandosi con i dati della vita del monaco
Nicola, raccontano come fu ordinato diacono e sacerdote e come si partì
per Mira ove arcivescovo era un suo zio. E' stato rilevato anche il suo
desiderio di andare in una città ove non fosse conosciuto, come invece lo
era a Patara dopo che il padre delle tre fanciulle aveva svelato il
segreto della dote alle sue figlie.
Considerando il tempo necessario ai Miresi per imparare a conoscerne le
virtù, si può pensare che si fosse trasferito verso il 290 e che fosse
eletto vescovo intorno al 300. Preoccupato di mettere in evidenza
piuttosto il disegno divino che non l'iniziativa dell'uomo, Michele
Archimandrita narra che il Signore rivelò ad un uomo di chiesa come
procedere.
A costui così disse: "Recati con altri alla casa di Dio di notte;
appostati nell'atrio e il primo che all'alba entrerà prendilo e fallo
ordinare vescovo. Il suo nome è Nicola". Colui che da Dio aveva
udito quella mirabile voce andò a comunicarla agli altri vescovi e al
popolo che si trovavano all'interno della chiesa ad innalzare continue
preghiere a Dio. Quindi, obbedendo all'annuncio divino si andò a mettere
presso l'uscita. Alle prime ore del mattino il grande Nicola venne mandato
da Dio e fu il primo a varcare la soglia della chiesa. (…)
Essendosi riuniti i cittadini della metropoli di Mira ed avendo ascoltato
e creduto a quanto era stato detto dai vescovi amati da Dio, accolsero con
gioia quanto riguardava il santo, anzi vi apportarono pure la loro
testimonianza. Così, colui che portava il nome di Nicola fu innalzato
alla cattedra episcopale. Ed egli divenne ottimo pastore di quelle
pecorelle ragionevoli di Cristo, dando per primo l'esempio."
Il
primo ventennio del IV secolo fu decisivo, anche per quanto riguarda il
passaggio dal paganesimo al cristianesimo. Alcuni sinassari tramandano che
Nicola dovette subire la persecuzione di Diocleziano. Ma, mentre del
vescovo della sua città natale Metodio, si sa che subì il martirio, di
Nicola si parla e terdivamente di carcere. E' chiaro quindi che Nicola
evitò di provocare le autorità romane, preferendo soffrire in ombra ed
alleviare le sofferenze del suo gregge.
Il primo
agiografo, Michele Archimandrita, non si pone il problema dell'anno della
morte, ma solo della santità di essa: “Dopo aver vissuto così nella
città di Myra e dopo aver profumato tutti con la sua odorosissima e
santissima condotta di vita e attività pastorale, abbandonò la sua vita
mortale e passò al riposo eterno, allietato dai cori degli angeli,
godendo insieme con le moltitudini dei patriarchi ed intercedendo
incessantemente per quelli che lo invocano con gioia nella fede e
soprattutto per quelli che sono oppressi e versano in disgrazie e miseria.
Il suo corpo prezioso e odoroso della fragranza della virtù, seppellito
nella sua chiesa, versò subito un olio odoroso e soave, che allontana
ogni maleficio ed è buono a fornire un rimedio che salva e respinge il
male, per la gloria di Cristo, nostro vero Dio che lo glorificò.”
Il primo a
porsi il problema della morte di S. Nicola fu Giovanni Diacono che, verso
l'880, non ancora venticinquenne, viveva a Napoli. Questo autore, che
compilò la sua "Vita di S. Nicola" a partire dall'elogio che
Metodio scrisse dedicandolo ad un primicerio di nome Teodoro, ebbe ad
affermare che sulla morte di Nicola non aveva "trovato notizia da
nessuna parte".
La data più comunemente accolta nel
medioevo era il 343. E il motivo è semplice: questa è la data della
morte di S. Nicola indicata nella Leggenda Aurea di Jacopo da
Varazze, che per molti secoli fu il "Leggendario" più diffuso.
Ma se questa era la data più comunemente accolta, non pochi scrittori
indicarono anni diversi.
Dalla sacra urna di Nicola, deposta con
le sue reliquie forse nel pavimento del martyrion cruciforme
annesso alla basilica di Mira, si riteneva che, subito dopo la sua morte,
avesse preso a scaturire un liquido straordinario, detto myron, in
rapporto certo con le essenze profumate diffuse nel territorio, da cui la
stessa città prendeva il nome.
A Mira il sarcofago di san Nicola
lasciava sgorgare il myron (che si raccoglieva con una piuma, cioè
in piccole quantità) divenuto comunque il liquido più famoso del genere,
tanto da attrarre un gran numero di pellegrini per quel fenomeno.
La
Basilica di San Nicola a Bari fu costruita nell'ambito della Corte del
Catapano, la residenza del governatore bizantino (greco) al tempo in cui Bari
era capitale dell'Italia meridionale (970-1071). La sua buona
posizione difensiva e la scelta fatta dai rappresentanti dell'imperatore
di Bisanzio farebbe pensare che sin dall'epoca romana questa fosse l'area
dell'autorità civile. E' probabile, perciò, che qui risiedessero prima
il preside romano, poi il gastaldo longobardo, quindi l'emiro saraceno e,
infine, il catepano bizantino.
LA
TRASLAZIONE DEL SANTO DA MYRA A BARI

San
Nicola (255-333/334) fu vescovo di Myra in Asia Minore (attuale Turchia).
Santo universale, venerato in Oriente ed in Occidente, è segno di unità
nella Chiesa, simbolo di pace e riconciliazione fra gli uomini.
Il 20 aprile 1087 sessantadue marinai baresi (tra i quali un gruppo di
Cavalieri d’Oriente) trafugarono le ossa del Santo da Myra e le
traslarono a Bari il 9 maggio. Per custodirle fu costruita una Basilica in
stile romanico.
Sin dai primi anni nacque la consuetudine di celebrare la
festa dell'arrivo a Bari delle reliquie. Le Fonti coeve della Traslazione
testimoniano già questa circostanza. Alla festa liturgica del 6 dicembre,
si aggiungeva quella della Traslazione il 9 maggio. Scrive l'autore russo
della Leggenda di Kiev: "Quel giomo, il papa di Roma, Germano (=
Urbano II), i vescovi e tutti i cittadini istituirono una grande festa in
onore del Santo, che ripetono (annualmente) sino ad oggi. Mangiarono,
bevvero, e fecero festa in quei giorni e molti doni fecero ai
poveri". Divenuto luogo di pellegrinaggio nella sua triplice
dimensione: ecumenica, europea e mediterranea, Bari identifica il suo
destino in quello di San Nicola "che ha illuminato il cuore di fedeli
d'Oriente e d'Occidente".
La festa di dicembre è molto sentita nei paesi occidentali,
soprattutto del Nord Europa, dove la figura di Santo, in seguito alla
Riforma protestante del XVI sec. Si identifica con quella di "Santa
Claus". L'anniversario della Traslazione è celebrato particolarmente
nel mondo russo-ortodosso. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, la
Basilica di San Nicola è tornata ad essere meta preferita dei
pellegrinaggi russi ortodossi, interrotti nel 1917. Le prime informazioni
dettagliate intorno alla festa della Traslazione sono fomite agli inizi
del'600 dallo storico barese Antonio Beatillo, il quale si serve di
antiche carte della Basilica oggi disperse. Tra la fine del 700 e gli
inizi dell'800 la processione varca le mura della Basilica, prolungando il
percorso fino al Molo e dando origine alla tradizionale Processione a mare
dell'8 maggio. In questo giorno, per consentire ai Baresi di partecipare
alle celebrazioni, la Civica Amministrazione concede congedo ordinario e
giornata festiva.
Le migliaia di "pellegrini" che giungono a Bari, alcuni a piedi,
nei giorni della Sagra, e la massiccia partecipazione dei Baresi alle
diverse manifestazioni, che il Comitato Feste Patronali organizza d'intesa
con la Basilica di San Nicola e il Comune di Bari, fanno della festa
nicolaiana uno dei più importanti appuntamenti di aggregazione religiosa,
socio-economica e culturale nel Meridione d'Italia.
L'attuale svolgimento della Sagra si stabilisce tra le
celebrazioni dell'VIII (1087-1887) e del IX Centenario (1087-1987) della
Traslazione. Dal 1994 è stato inserito il Palio Marinaro "Città di
San Nicola", gara su caratteristici "gozzi" (barche da
pesca). Partecipano i rappresentanti delle 9 Circoscrizioni della Città e
l'equipaggio del Circolo Canottieri "Barion". Le gare finali
hanno luogo la Domenica precedente il 7 maggio. Il "Bollettino di San
Nicola", organo ufficiale della Basilica, pubblica ogni anno il
programma della Sagra ed offre un ampio resoconto delle celebrazioni.
BARI MARINARA E SAN
NICOLA
Bari Luce del
Sud: centro visibile di un invisibile polo di primitiva cristianità,
originario sigillo di nuova alleanza umana con la Divinità.
Ma ciò non a
caso : non è forse Bari una Città Santa, un'altra Gerusalemme o una
mecca, a cagione del culto di S. Nicola nonché della venerazione dell’orientale
Madonna Odegitria?
Ciò non può che
consacrarla” stazione” dell’anima, centro di accentramento e
irradiamento misterioso di religiosità, nonostante l’apparente laica
maschera di cemento e di moderna metropoli commerciale dal vitale slancio
europeistico e di ponte mediterraneo sul vicino Oriente.
Le secolari
tradizioni religiose locali, compenetrate da elementi bizantini, il culto
nicolaiano e a mariano, costituiscono, indubbiamente un fertile terreno
per l’oriente e l’Occidente, onde armonizzarsi per convergere verso
quello scopo più alto e più vero che è l’Unità: il centro
trascendente di tutte le religioni, che solo permette il superamento di
ogni formale e insensata differenza storico-religiosa nel riconoscimento
della unica e comune scaturigine divina, sì da propiziare il
ricollegamento dell’uomo con l’Assoluto, mediante una Fede immacolata,
spoglia da ipocrite vesti del degradato pensiero contemporaneo.
Il capoluogo pugliese, per le sue
bellezze naturali e per la sua privilegiata conformazione topografica,
viene definita la perla levantina che guarda come un faro luminoso l’Oriente,
dove le lotte intestine e i fermenti politici tormentano i Paesi dell’Occidente,
e si pone come una torre di guardia e di strategico controllo non solo
delle ripercussioni su scala internazionale, ma anche come baluardo
granitico a difesa degli ultimo valori tradizionali delle due grandi
civiltà.
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