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IMPERIAL SOVEREIGN TIBERIAN DOBRYNIAN HOUSE OF ROME AND RUSSIA |
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Imperiale Ordine Russo di San Giorgio e Sant'Andrea A.D. 1698
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Il Capo di Nome e d’Arme della Imperiale Granducale e Reale Dinastia Russa Ruricense (Sovrana Casa Angelo Tiberio Dobrynia di Roma e di Russia) è il Capo Supremo e il Gran Maestro dell’Ordine, il quale viene concesso soltanto ai Principi della Famiglia Angelo Tiberio Dobryniana, ai Sovrani, ai Principi Esteri (Nativi e Dativi), ai Grandi Funzionari della Casa e dello Stato e a qualche Illustre Personaggio particolarmente meritevole. L’Ordine, rievocato e riordinato sotto i Santi Nomi di San Giorgio e Sant'Andrea, da S.A.R.I Don Antonius II, quale soggetto di diritto internazionale, appartiene “de jure”, cioè di diritto, al patrimonio storico-araldico della Imperial Sovereign Tiberian Dobrynian House of Rome and Russia. In eccezionali casi, l’Ordine può essere conferito anche ai non Cristiani che abbiano acquistato speciali benemerenze verso l'Ordine o si siano resi altamente benemeriti dell’umanità. (Caterina La Grande)
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Decorazione. La
decorazione, dopo avere subito parecchie modificazioni, consiste
attualmente nell’effige della Croce di Sant’Andrea smaltata di
Azzurro, la quale porta sopra ognuna della braccia una delle lettere,
S.A.P.R. (Sant’Andrea Patrono di Russia); è cimata dalla corona
imperiale con infule.
Il Nastro è Azzurro ondato. |
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(decorazione antica) |
(decorazione moderna) |
Circa il colore del Nastro gioverà sapere quanto segue.
Azzurro.
L’azzurro,
essendo lo stesso colore del Cielo, ha simboleggiate tutte le idee che
salivano alte, essendo il Cielo, nella maggior parte delle Religioni
simbolo della Divinità se non Divinità egli stesso.
Rappresenta la Fermezza incorruttibile a somiglianza del Cielo che non è soggetto a corruzione, né a mutazione; di Gloria poiché questa si innalza sulle cose terrene, della Virtù, dote Celeste. Cicerone, il sommo Retore, si vestiva talvolta di azzurro per far comprendere che i Suoi pensieri erano alti, come per lo stesso motivo il Re Assuero aveva la camera decorata di questo colore. In Francia fu usato moltissimo, al punto che Eginardo lasciò scritto: “Carlo Magno vestiva alla francese”, e cioè con un saio azzurro, infatti tale colore era il preferito tanto dai Galli quanto, più tardi, dai Franchi. L’Imperatore Carlo il Calvo Re d’Italia, è effigiato in una celebre miniatura del secolo IX con una tunica azzurra; San Luigi è rappresentato sempre vestito di questo colore, e così può dirsi per tantissimi altri Re ed Imperatori. Il Comm. G.B. di Crollalanza scrisse: “I guerrieri vollero con esso esprimere la Vigilanza, la Fortezza, la Costanza, l’Amor di Patria, la Vittoria, la Fama; i Sacerdoti l’Amor Celeste, la Devozione e la Santità; i Trovadori la Poesia; i Principi la Nobiltà, la Ricchezza e Pensieri Alti e Sublimi; i Magistrati la Giustizia e la Fedeltà; le donne la Castità e la Verecondia”. Dai detti simboli si vede l’importanza e la Nobiltà di questo colore che nel Blasone viene indicato con tratti orizzontali. In Italia fu distintivo dei Guelfi.
L'azzurro
era pure il Colore dei RURIK tantoché lo stemma di questa Casata e
Dinastia Imperiale Russa era appunto “d’azzurro al tridento
d’oro”.
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(Fonte
“Famiglia Cristiana”, su
santiebeati.it, a firma di Domenico Agasso)
30
novembre - Festa
Bethsaida
di Galilea - Patrasso (Grecia), ca. 60 dopo Cristo.
Andrea,
già discepolo di Giovanni Battista, fratello di Pietro, gli comunicò la
scoperta del Messia. Entrambi furono chiamati dal Maestro sulle rive del
lago per diventare 'pescatori di
uomini'. Nel prodigio della
moltiplicazione dei pani segnala a Gesù il fanciullo dei cinque pani e
dei due pesci. Egli stesso insieme a Filippo riferisce che alcuni Greci
vogliono vedere Gesù. Crocifisso a
Patrasso secondo la tradizione, è particolarmente venerato nella Chiesa
greca. (Mess. Rom.)
Patronato: Pescatori
Etimologia:
Andrea = virile, gagliardo, dal greco
Emblema: Croce decussata, Rete da pescatore
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Tra
gli Apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea,
nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di
Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione
del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno
prima, esclama: "Ecco
l’agnello di Dio!". Parole che immediatamente spingono Andrea e
il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a
informare il fratello: "Abbiamo
trovato il Messia!". Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù;
il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa”".
Questa è la presentazione. Poi viene la chiamata. I due fratelli sono
tornati al loro lavoro di pescatori sul “Mare
di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice:
"Seguitemi, vi farò pescatori
di uomini" (Matteo 4,18-20).
Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e
Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in
disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la
risposta è nota come il “discorso
escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare
alla venuta del Figlio dell’Uomo "con
grande potenza e gloria" (Marco 13). Infine, il nome di Andrea
compare nel primo Capitolo degli Atti con quelli degli altri Apostoli
diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.
E poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano
alcuni testi apocrifi, ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo,
pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato
Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa
benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu
sarai una colonna di luce nel mio Regno, in Gerusalemme, la mia città
prediletta. Amen[1]".
Lo Storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il
Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia,
guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione[2]:
appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in
forma di X; quella detta poi “croce
di Sant’Andrea”. Questo
accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.
Nel
357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli; ma il capo, tranne un
frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di
Costantinopoli (quarta Crociata) il Legato Pontificio Cardinale Capuano,
di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia.
E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro
Duomo.
Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene
portato da Patrasso a Roma, dove sarà custodito in San Pietro per cinque
secoli. Ossia fino a quando il Papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire
la reliquia alla Chiesa di Patrasso.
NOTE
[1] Amen. Aramaico. Non significa “e così sia” come viene sovente erroneamente tradotto, ma “in verità”.
[2] Crocifissione. L’atto d’inchiodare o legare una vittima viva o talvolta una persona deceduta ad una croce o a un palo (stauros o skolops) o ad un albero (xylon). Generalmente Erodoto usa il verbo anaskolopizein di persone vive e anastauroun di corpi. Dopo di lui i verbi diventano sinonimi nel significato di "crocifiggere".
Giuseppe Flavio usa soltanto (ana)stauron, Filone soltanto anaskolopizein. Il verbo stauroun compare frequentemente nel Nuovo Testamento, che usa sempre stauros e mai skolops per la croce di Cristo

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